Rottamazione quinquies 2026: non è per tutti. Tutte le informazioni su cartelle ammesse, rate e procedure (con tabella riepilogativa)
- La Redazione

- 3 ore fa
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Non basta avere una cartella aperta, conta come nasce il debito. Ecco chi può davvero accedere alla sanatoria, cosa si paga, cosa viene escluso e quali sono le scadenze da rispettare...

Da mesi si parla di rottamazione quinquies e, per chi ha cartelle aperte, non è un tema astratto, è quella cosa che ti rimane in testa la sera, quando provi a fare due conti e capisci che il debito non è solo una cifra, ma un peso che ti segue ovunque.
La rottamazione quinquies, introdotta con la Legge di Bilancio 2026, apre una nuova finestra di definizione agevolata e punta a rendere il rientro più sostenibile, soprattutto per chi ha debiti importanti ma anche per chi ha cartelle da poche centinaia di euro. L’idea, però, non è “tutti dentro”, la misura è costruita con un perimetro preciso e conviene capirlo bene prima di farsi aspettative sbagliate. Un requisito centrale riguarda la posizione “a monte”: la rottamazione è pensata per chi ha presentato le dichiarazioni fiscali, ma non è riuscito a versare le imposte dovute. Restano fuori, invece, i debiti che nascono da accertamenti sostanziali che hanno fatto emergere redditi o imposte non dichiarate. In parole semplici: se hai dichiarato e poi non ce l’hai fatta a pagare, la norma ti dà una strada; se il debito nasce perché prima non era stato dichiarato, la porta è un’altra.
C’è poi il requisito temporale: rientrano i carichi affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023. Questo periodo è il primo filtro per capire se una cartella può essere definita. La definizione agevolata riguarda, in particolare, le cartelle legate all’omesso versamento di imposte risultanti dalle dichiarazioni annuali e dai controlli automatici e formali previsti dagli articoli 36-bis e 36-ter del DPR 600/1973 e dagli articoli 54-bis e 54-ter del DPR 633/1972.
Per aiutare chi vuole orientarsi senza interpretazioni, ti lascio anche la parte “tecnica” in modo ordinato, perché su questi passaggi è meglio essere chiari e non creativi:
Vediamo ora quali cartelle sono ammesse:
Cartelle risultanti dopo gli avvisi bonari, ovvero comunicazioni di irregolarità trasmesse dall’Agenzia delle Entrate dopo i controlli automatizzati delle dichiarazioni;
Omesso versamento di contributi INPS, con l’esclusione di quelli richiesti a seguito di accertamento;
Le sanzioni amministrative irrogate dalle Prefetture per violazioni del Codice della Strada.
Debiti esclusi:
Debiti scaturiti da controlli che hanno comportato l’emersione di redditi o imposte non dichiarate;
Contributi previdenziali dovuti alle Casse di categoria professionali;
Tributi locali (come IMU e TARI) e altre entrate locali, che seguono regole autonome e, quando possibile, richiedono interventi specifici degli enti territoriali.
Su questo punto dei tributi locali vale una regola pratica: la rottamazione “nazionale” non si estende automaticamente a ciò che è comunale o regionale. La Legge di Bilancio 2026, infatti, ha previsto una disciplina “a parte” per la definizione agevolata delle entrate locali, rimessa alle scelte di Comuni e Regioni. Anche IFEL (ANCI) ha pubblicato un approfondimento proprio per chiarire le criticità operative per gli enti.
Veniamo alle scadenze, perché qui si gioca la tranquillità di chi vuole rientrare davvero. La domanda di adesione va presentata entro il 30 aprile 2026 e va trasmessa solo in modalità telematica. Entro il 30 giugno 2026 l’Agenzia comunica l’esito e le somme dovute, e da lì si passa ai pagamenti.
Il contribuente può scegliere se pagare tutto in un’unica soluzione entro il 31 luglio 2026, oppure rateizzare fino a un massimo di 54 rate bimestrali. Ogni rata non può essere inferiore a 100 euro; sulla rateazione si applicano interessi del 3% annuo (con decorrenza dal 1° agosto 2026).
Resta poi la questione “quater”: chi è decaduto da precedenti definizioni può rientrare, ma con una limitazione precisa. La norma esclude il passaggio a chi, alla data del 30 settembre 2025, risultava in regola con i pagamenti della rottamazione quater. È una regola tecnica, ma importante: evita che chi stava già rispettando un piano regolare lo cambi solo perché la nuova versione è più lunga.
Date del piano di pagamento (rateazione)
1ª rata: 31 luglio 2026
2ª rata: 30 settembre 2026
3ª rata: 30 novembre 2026
dalla 4ª alla 51ª: 31 gennaio, 31 marzo, 31 maggio, 31 luglio, 30 settembre, 30 novembre di ciascun anno a decorrere dal 2027
dalla 52ª alla 54ª: 31 gennaio 2035, 31 marzo 2035, 31 maggio 2035
Voce | Dettagli |
Debiti ammessi | Carichi affidati dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023 |
Cosa si paga | Quota capitale (oltre alle spese previste), con stralcio delle componenti accessorie indicate dalla norma |
Cosa si elimina | Sanzioni, interessi, interessi di mora e aggio (secondo le regole della definizione agevolata) |
Requisito essenziale | Dichiarazione dei redditi presentata; fuori i debiti da accertamenti “sostanziali” su redditi non dichiarati |
Domanda | Online (modalità telematica) |
Scadenza domanda | 30 aprile 2026 |
Pagamento unico | Entro 31 luglio 2026 |
Pagamento rateale | Fino a 54 rate bimestrali (max 9 anni) |
Importo minimo rata | 100 euro |
Interesse rate | 3% annuo (dal 1° agosto 2026) |
Multe stradali | Ammesse le sanzioni amministrative irrogate dalle Prefetture (nei limiti della norma) |
Tributi locali | Non automatici: dipendono da scelte/delibere degli enti e da disciplina autonoma |
Decaduti precedenti rottamazioni | Ammessi se in possesso dei requisiti; limite per chi era in regola con la quater al 30 settembre 2025 |
di LA REDAZIONE
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