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Galimberti: "L’amore è fiducia incondizionata, non carezze o abbracci. Non si può pensare di crescere i figli nella tranquillità"

Il filosofo riflette sul ruolo dei genitori: tempo, ascolto e responsabilità contano più della tranquillità e delle consolazioni immediate...

I bambini in questo mondo che posto occupano? Tra genitori indaffarati, pieni di impegni, lavoro, responsabilità, il tempo che rimane per loro è sufficiente per educarli nel modo giusto? Seppure non esiste un modo giusto e univoco per crescerli senz’altro per correggere, per ripristinare, anche per sbagliare c’è bisogno di tempo.

A tal proposito interviene il filosofo Umberto Galimberti: “Quando i bambini ti fanno vedere una cosa, apprezzala questa cosa dedicagli del tempo. Quando un bambino piange non cominciate subito con una relazione di consolazione. Tu l'amore devi far passare come una fiducia incondizionata, più che con carezze o consolazioni o abbracci nei momenti drammatici. Lì comincia il processo”. I bambini hanno bisogno di attenzioni ma spesso i genitori, secondo Galimberti, si ritrovano ad attenzionare i gesti, le parole e le emozioni sbagliate. Il pianto ha una risonanza maggiore, rispetto ad un disegno colorato nel quale sono raffigurati mamma, papà e la loro casa.

Ma il pianto è riparatore, cura, scarica, riduce la tensione è il modo con il quale il bambino si ribella al “contenitore” che hanno creato per lui i genitori. L’amore si riconosce in questo, quando lascia correre, quando pensa che dopo il pianto riuscirà a ricostruirsi, a rafforzarsi e crescerà sapendo che alcune cose non si possono e non si devono fare.

 Ma nella nostra società c’è l’altro lato della medaglia, quello che non prevede turbamenti, capricci e ribellioni. Quello nel quale si preferisce una vita piatta per non correre troppi rischi, infatti dichiara l’esperto: “Oggi, questo processo, comincia male, perché i primi tre anni di vita come li passano i bambini?  li passano con un esercito di baby sitter oppure davanti alla televisione a vedere i cartoni animati, oppure a tre anni hanno già in mano “sta macchinette” per lasciare tranquilli i genitori, ma lo scopo del matrimonio una volta che decido di far figli non è quello che tu sia tranquillo”. 

L’esperto divide in maniera netta la tranquillità, dalla crescita e dall’educazione del bambino. L’anima del genitore dopo aver messo al mondo un figlio è divisa per sempre in due. Un lavoro quindi che non ammette tranquillità, ma ammette impegno, cura, condivisione, trovare incastri tra giornate faticose. La madre e il padre devono riuscire ad interscambiarsi a seconda delle esigenze, della stanchezza, delle circostanze e tutta questa macchina, chiamata famiglia, può essere regolata solo attraverso un ascolto attento che ha bisogno di tempo per la giusta attenzione ai figli e per la giusta attenzione agli stati emotivi dei genitori, altrimenti, non può funzionare. 

Per te, lettore che ci segui, ti riconosci in questa idea di amore che non protegge da tutto ma prepara alla vita? Raccontaci come vivi il rapporto con i tuoi figli e come hai vissuto il rapporto con i tuoi genitori, condividere può aiutare nella crescita...



di NATALIA SESSA

EDUCAZIONE
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