Tupini : “Se comprendi te stesso non avrai mai paura della solitudine, perché non sarai mai veramente solo”
- La Redazione
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"Possiamo cambiare il nostro modo di vedere le cose, dove il vuoto da riempire a tutti i costi diventa spazio da allestire, con i fiori, colori e profumi della nostra essenza..."

La solitudine è quello stato emotivo che ogni tanto risuona in noi, come una cara amica ci viene a trovare, a volte con dei motivi fondati, altre volte invece è portatrice di un messaggio che riguarda noi e il nostro passato. Stiamo parlando di quella solitudine che assomiglia più ad un vuoto, una sensazione che non ci lascia e che cerchiamo, invano, di sanare con la presenza di un’altra persona. Ma le lacune dell’anima non si colmano se non con la nostra presenza.
Nella solitudine infatti, dichiara Gabriella Tupini (psicologa): “in genere cerchiamo qualcuno che ci salvi, qualcuno che ci protegga. “Non ho nessuno a cui appoggiarmi” è la frase classica, ma spesso queste frasi sono dette da persone estremamente intelligenti, molto più capaci degli altri di cavarsela da soli”. Secondo l’esperta, sono le persone più intelligenti ad accorgersi della solitudine perché se le mancanze da un lato hanno creato vuoto, dall’altro hanno permesso alla sensibilità di invadere ogni angolo, un’emotività che rappresenta più un campanello d’allarme.
Ma “La solitudine non è triste e non è angosciante se non ci sono interiormente dei fantasmi. Perché se siamo veramente soli, anche interiormente non siamo tristi. Siamo tristi quando siamo soli, in presenza di essenze negative, diciamo che in genere sono le figure del nostro passato” afferma Tupini.
Dunque, la nostra anima conosce bene la differenza tra la solitudine sana, quella fatta di tempo da dedicare a noi stessi, alle nostre passioni e a ciò che a volte sarebbe impossibile praticare in presenza di qualcuno, e quella invece nella quale siamo sofferenti, stiamo male. Essere soli è terribile, ma le ragioni di questa sofferenza, secondo l’esperta, non si trovano nel “qui ed ora”, nel momento esatto in cui "io sono solo", ma risalgono a quando nel mio passato, da piccolo “io mi sono sentito solo”, infatti: “Se noi abbiamo avuto un genitore troppo severo, che poco ci ha amato poco ci ha capito, noi ci portiamo dentro una tristezza perenne del non essere stati amati. E la traduciamo inconsciamente, cioè senza saperlo, in “io non sono degno di essere amato” e pertanto abbiamo bisogno di una figura esterna che ci cacci i fantasmi interiori”.
Le ferite del passato, se non troviamo il coraggio di guardarle, non rimarginano, ma restano lì per ricordarci che ciò che abbiamo provato o come ci hanno fatto sentire non dipendeva da noi e non possiamo cambiarlo, ma possiamo cambiare il nostro presente, possiamo cambiare il nostro modo di vedere le cose, dove il vuoto da riempire a tutti i costi diventa spazio da allestire, con i fiori, colori e profumi della nostra essenza, perché, conclude Tupini: “Chi comprende se stesso non ha mai paura della solitudine, perché non è mai solo”.
di NATALIA SESSA






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