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Recalcati: “Il maestro autentico sa farsi da parte. Il suo compito non è trattenere l’allievo, ma renderlo capace di andare oltre"

Aggiornamento: 6 feb

“Il sapere di un vero maestro non è scolastico, ma risiede nel saper mettere in gioco se stesso. La più grande virtù del maestro è…”

La funzione svolta dal maestro, in qualità di educatore, appare davvero considerevole e significativa: l’insegnante, infatti, non si limita a trasmettere nozioni ai suoi allievi ma, grazie al suo stile unico ed inconfondibile, è in grado di instaurare un rapporto empatico con lo studente, coinvolgendolo durante la lezione e facendogli riscoprire la passione per il sapere.

In tale prospettiva lo psicoanalista e saggista italiano Massimo Recalcati pone l’accento su questo aspetto nel suo ultimo libro “La luce e l’onda”: le sue parole, pregne di significato, sembrano incantare chi le ascolta ed in tal modo ogni pensiero diviene poesia attraverso riflessioni profonde e mai scontate.

Dunque “la figura del maestro non va confusa con quella dell’insegnante perché ci sono insegnanti e docenti che non sono maestri”: questi ultimi, infatti, che non abbiamo mai dimenticato grazie al loro stile inconfondibile, sono coloro in grado di amare ciò che insegnano e chi impara.

“A chi sostiene che la scuola non è vita, e che si impara a stare al mondo una volta usciti dalla scuola, io sostengo con forza che non è così. La vita è nella scuola. Per questo la scuola non deve essere facile, così come sosteneva Pier Paolo Pasolini nella sua breve esperienza di insegnante in contrapposizione al pensiero di Don Milani. La vita è nella scuola perché qui i giovani incontrano il desiderio di sapere”, questo quanto dichiarato espressamente dallo psicoanalista italiano.

Ecco allora che il sapere di un vero maestro non è scolastico, ma risiede nel saper mettere in gioco se stesso.

La più grande virtù del maestro è la sua chiarezza ed è per tale ragione che è in grado di portare la luce: le sue parole, infatti, fanno diventare chiaro ciò che prima sembrava incomprensibile.

Ecco perché “il maestro autentico è colui che sa farsi da parte. Il suo compito non è trattenere l’allievo, ma renderlo capace di andare oltre. Quando l’insegnamento riesce davvero, il maestro diventa in qualche modo superfluo: ha lasciato in eredità non delle risposte, ma una domanda che continua a muovere”.


Il buon maestro, pertanto, è colui in grado di trasformare l’apprendimento in un fuoco che divampa: si tratta di “un incontro, un’intuizione o una scintilla inattesa che accende il desiderio di sapere”; la sua presenza, dunque, permette di valorizzare la singolarità dell’allievo che, in tal modo, eredita non delle risposte ma domande che lo spingono ad andare oltre.



di VALENTINA TROPEA

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