Lucangeli: "Ciò che non riusciamo a cambiare deve diventare consapevolezza, non ostacolo"
- La Redazione

- 2 ore fa
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Riconoscere i propri limiti e fare pace con il passato, perché chiedere scusa a se stessi è un atto di coraggio...

È quando i professionisti riconoscono un errore che emerge la loro vera autorevolezza. È quanto ha raccontato l’esperta di Neurosviluppo Daniela Lucangeli, in un suo intervento recente.: “Guai a me quando vado in noia, quando vado in noia perdo una lucidità di giudizio, mi è successo per esempio con un tema caro alla psicologia, quella della ricerca del bambino interiore. E mi è successo perché da Freud in poi non c'è libro in cui non si ritrovi questa indicazione”.
Ormai abbiamo imparato a conoscere l’importanza che il bambino interiore ha non solo per la psicologia ma soprattutto per gli uomini. Una porta che si chiude, ma che resta lì nella nostra anima per ricordarci da dove veniamo, cosa abbiamo vissuto e cosa siamo diventati. Proprio come è accaduto all’esperta leggendo la lettere di Davide: “Davide scrive nell'oggetto della mail “la lettera al bambino che ero” e mi dice: “Le scrivo per raccontarle che ho fatto un bel gesto di coraggio qualche tempo fa e l'ho fatto non verso gli altri ma verso me stesso, perché mi sono accorto che io, certo sono adulto genitore, ma anche figlio e bimbo. E quindi ho voluto fare pace con quelle parti di me che ancora non si erano ricondotte a unità e mi sono scritto questa lettera”.
Il coraggio di Davide, è il coraggio che dovremmo trovare tutti. Riusciamo ad affrontare giornate estenuanti, che ci stancano, ci logorano eppure quando si parla del nostro passato facciamo sempre un po’ fatica, ma questo è un “dono meraviglioso” - come lo definisce Lucangeli - che facciamo prima di tutti a noi stessi per “andare a riprendere quei tempi del nostro tempo che si riconducono al nostro presente”.
Continua Lucangeli: “Beh, allora io chiedo scusa, perché ritrovare quel bambino interiore significa proprio questo, niente del mio oggi è senza il mio passato, questo è vero, ma è anche senza il mio futuro. E quindi che questa lettera di Davide ci inviti a questo sguardo: “ Tutto quello che sono stato mi conduce a oggi, ma anche tutto quello che sarò è in ogni momento il mio oggi e posso sceglierlo”. Dunque, guardare al nostro passato, a ciò che siamo stati ci permette di chiudere capitoli importanti della nostra vita, gli stessi capitoli che, se invece rimandiamo, creano peso nel nostro presente, non permettendoci di vivere davvero. Non tutto del passato può essere cambiato, ma può diventare consapevolezza. Ed è da lì che nasce la possibilità di scegliere il presente e il futuro, ogni volta.
Per te, lettore che ci segui, hai mai provato a guardare il tuo passato senza giudicarlo, ma ascoltandolo davvero? C’è una parte di te che senti ancora in attesa di essere riconosciuta?
Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza nei commenti, anche in forma anonima. Condividere il proprio punto di vista può essere di aiuto.
di NATALIA SESSA






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