Maria Rita Parsi: "Un bambino che ha potuto giocare sarà un adulto sereno. Quando l’infanzia è stata triste, il bambino interiore dell'adulto rimane ‘murato dentro"
- La Redazione

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In memoria di Maria Rita Parsi, una riflessione sul diritto al gioco e sull’infanzia come fondamento della vita adulta...

Oggi è venuta a mancare Maria Rita Parsi, psicologa e voce instancabile dell’infanzia. Una donna che ha dedicato la vita ad ascoltare i bambini, a difenderne i diritti, a ricordarci che crescere non significa smettere di avere un’anima da proteggere. Per questo, in sua memoria, la redazione di AScuolaOggi ha deciso di ripubblicare uno degli articoli più letti e più amati a lei dedicati. Parole che oggi tornano a parlarci con più forza, come un’eredità educativa e umana da non disperdere.
Prendersi cura di un bambino significa in primis prendersi cura del suo mondo interiore, della sua anima, non trascurando mai i suoi bisogni, le sue esigenze, così che possa crescere serenamente e responsabilmente, diventando ben presto un adulto maturo ed assennato.
Ecco allora l’importanza del gioco che permette di alimentare l’immaginazione di ciascun bambino, consentendogli al contempo di conoscere il mondo, nonché di relazionarsi e rapportarsi con le altre persone, tenuto conto dei bisogni altrui; attraverso il gioco, inoltre, emerge il carattere e la personalità del bambino stesso.
“Un bambino che ha potuto giocare sarà un adulto sereno. Si cresce giocando”, con tale meravigliosa affermazione inizia la sua significativa e profonda riflessione Maria Rita Parsi, presidente della Fondazione Movimento Bambino Onlus ed ex membro del Comitato ONU per i diritti del fanciullo, riprendendo l’espressione del padre della moderna neuropsichiatria infantile, Giovanni Bollea.
La situazione oggi però appare ancora più delicata e complessa visto che predomina incontrastata l’intelligenza artificiale e a tal proposito parliamo di nativi digitali.
Si ricordi che sono le prime esperienze di vita a modellare il cervello dei bambini ed il gioco svolge una funzione importantissima stimolando immaginazione e creatività. Ed allora come conciliare il gioco con l’avvento della tecnologia e dei dispositivi digitali?
“I ragazzini di oggi sono nativi digitali e un uso virtuoso di questi prodotti può dare buoni risultati, ma nel virtuale corpo, mente e immaginario non sono integrati e anche il gioco e il rapporto con gli altri partecipanti è solitario, senza incontro”, così come evidenzia la psicologa.
Molto importante è che i bambini vengano accompagnati da adulti consapevoli nel loro percorso di crescita: “non bisogna fare le stesse cose del bambino, imitarlo, ma mettersi dentro al gioco insieme”.
Il diritto al gioco, riconosciuto all’articolo 31 della Convenzione delle Nazioni unite sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, viene però spesso violato e negato e ciò comporta che quel bambino diventerà ben presto un adulto il cui bambino interiore rimane ‘murato dentro’ perché non ho potuto vivere la propria età.
“L’infanzia è attesa di eventi luminosi e lieti, eroici, santi e belli. Se l’infanzia di un bambino è stata buia, triste, grigia, spaventata, nessun drago, fantasma o mostro, all’improvviso sconfitto, nessuna luce, il bambino diventa adulto. Ma dentro di lui, quel bambino aspetta, murato nel semisonno dell’attesa.
Aspetta che l’infanzia sia magica, bella e santa. Bisogna illuminare l’infanzia per farlo crescere”, queste le parole significative con le quali Maria Rita Parsi termina la sua disamina chiara e dettagliata, sottolineando l’importanza di garantire un’infanzia gioiosa e serena a ciascun bambino così che la crescita possa avvenire gradualmente, trasformando ogni bambino, dunque, in un adulto sereno e consapevole, consentendo a quel bambino interiore di poter vivere la propria età, non rimanendo ‘murato dentro’.
di VALENTINA TROPEA






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Grande professionista . Ma il concetto espresso nel titolo non è sempre così vero . Ci sono ragazzi che da bambini hanno sempre giocato ma poi sono cresciuti e si sono “ murati dentro”