Bambini vittime di violenze e maltrattamenti in un asilo nido di Lamezia Terme, il Ministero dell’Istruzione citato nel processo come responsabile civile
- La Redazione

- 5 feb
- Tempo di lettura: 2 min
"I bambini frequentanti l’asilo hanno vissuto per troppo tempo in un clima di paura, terrore ed un equilibrio psicologico fragile, le condotte poste in essere..."

Alcune insegnanti e una collaboratrice scolastica sono state imputate per reati di maltrattamenti ai danni di bambini tutti di età compresa tra 3 e 5 anni. L'episodio si è verificato nella scuola dell’infanzia “S.Gatti”, plesso Donnamazza, di Lamezia Terme. Il giudice del Tribunale che ha seguito il caso ha dichiarato: “un sistema di sopraffazione fondato sulla paura, incompatibile con l’età dei minori e con la funzione educativa propria dell’istituzione scolastica”.
Dalle indagini sono emerse, infatti, urla, umiliazioni, isolamenti, percosse, intimidazioni e tutto questo, spiega il giudice: “non può essere ridotto a singoli episodi o a un eccesso di severità”. I bambini frequentanti l’asilo hanno vissuto per troppo tempo in un clima di paura, terrore ed un equilibrio psicologico fragile, le condotte poste in essere dichiara lo stesso: «non possono essere ricondotte a singoli episodi occasionali, ma risultano reiterate, sistematiche e idonee a cagionare nei minori sofferenze, umiliazioni e un perdurante stato di timore, incompatibile con le normali condizioni di vita».
I genitori dei bambini parlano di un periodo intenso e preoccupante, i figli non volevano più andare a scuola, avevano crisi di pianto improvvise, ansia e paura costante e alcuni di loro sono arrivati anche a balbettare per il forte stress psicologico. Successivamente, i video delle telecamere di sorveglianza non hanno lasciato scampo alle donne, riprese esplicite che, a detta del giudice: “hanno consentito di superare ogni dubbio interpretativo”.
Dalle immagini si vedeva chiaramente cosa quotidianamente i bambini subivano: immobilizzati per tempo sulle panche, zittiti con colpi violenti, richiamati con tono aggressivo, inoltre, ricorda il Tribunale: “i minori, per età e contesto, erano privi di strumenti di difesa e reazione subendo passivamente condotte lesive della loro dignità personale”. Infine, il giudice, nella sentenza del 20 gennaio, ha condannato le imputate anche al risarcimento dei danni in favore dei genitori dei minori, disponendo una provvisionale di 2.000 euro per ciascuna parte civile, a carico del Ministero dell’Istruzione, citato nel processo come responsabile civile.
di NATALIA SESSA



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