Bruzzone: "Senza limite un giovane è perso". È qui che nasce il problema
- La Redazione

- 28 mar
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 29 mar
Quando una critica viene vissuta come umiliazione: cosa succede davvero ai ragazzi secondo Bruzzone...

Famiglia, scuola, giovani: di chi è davvero la responsabilità di quello che sta accadendo? Dov’è finita l’autorevolezza genitoriale? “I ragazzi non tollerano il limite, vivono la critica come umiliazione, trasformano il fallimento (un voto basso, una nota) in un attacco identitario. Ma non è il voto il problema. È il significato che quel voto assume per un ragazzo fragile”.
Le parole della psicologa Roberta Bruzzone sui recenti casi di cronaca, che hanno visto protagonista una docente di francese brutalmente colpita da un suo alunno, non hanno tardato ad arrivare. L’esperta è intervenuta analizzando, da un punto di vista psicologico e sociale, cosa sta davvero accadendo ai giovani e alle loro famiglie. L’esperta afferma: “Mi hai dato un brutto voto” diventa: “Mi hai smascherato, mi hai umiliato, mi hai distrutto”. Ma per un ragazzo con un carattere fragile, quella non è una semplice correzione. È un'umiliazione percepita, una crepa profonda nell’immagine grandiosa che cerca disperatamente di tenere in piedi”.
La descrizione della psicologa appare chiara, i ragazzi nel giudizio negativo non vedono più un’opportunità per migliorare o per crescere ma vedono un attacco personale, vedono la possibilità di eliminare l’ostacolo invece di superarlo: “Non riescono a dire: “Ho sbagliato”. Ma dicono: “Mi hanno distrutto”, continua Bruzzone: “Tutto questo si trasforma in rabbia. Ma non una rabbia qualsiasi, una rabbia che cresce nel silenzio, che non trova parole, che non trova contenimento”.
Il “peggio” accade in pochi secondi, ma l’odio era già presente, si nutriva e silenziosamente cresceva. Purtroppo per i genitori è una doccia fredda, è l’inaspettato ma, inevitabilmente, hanno una parte di responsabilità in tutto questo perché, dichiara l’esperta: “Troppo spesso troviamo genitori incapaci di tollerare l’idea di avere un figlio “in difficoltà”. Perché quel riconoscimento equivale a dire a se stessi “ho fallito come genitore”. E allora cosa accade? Si minimizza, si giustifica, si sposta la responsabilità all’esterno: la scuola, i professori, il sistema”. Un figlio, dopo una caduta ha bisogno di supporto vero, concreto che non elimina l’errore ma fornisce gli strumenti per renderlo vivibile, sopportabile. Senza questo il risultato è:“ Una generazione che: non tollera il limite, non accetta il fallimento. Oggi un adolescente fatica tremendamente a stare dentro la frustrazione. E la frustrazione, piaccia o no, è una componente inevitabile della vita. Ma nessuno insegna più a gestirla, a riconoscerla, a tollerarla”.
Se esiste una soluzione va ricercata in tutti i divieti, le proibizioni che i genitori non mettono più in pratica perché, rincalza Bruzzone: “La famiglia gioca un ruolo decisivo. Perché è lì che si costruisce (o non si costruisce) la capacità di stare al mondo. In mezzo, troppo spesso, manca quella cosa fondamentale che si chiama limite. Il limite non è una punizione. È una bussola. È ciò che permette a un ragazzo di capire fin dove può spingersi, cosa è accettabile e cosa no. Senza limite, un adolescente non è libero: è perso”.
I giovani hanno bisogno di guide autorevoli non serve nascondersi o mostrare una versione edulcorata del ruolo genitoriale. Perché: "la domanda vera non è se questi ragazzi siano più violenti. La domanda è: che cosa abbiamo smesso di insegnare loro? Il lavoro vero è prima. È insegnare ai ragazzi a riconoscere quello che provano, a dare un nome alle emozioni, a non esserne travolti. Questa non è cronaca. È un segnale. E ignorarlo, oggi, significa pagarlo molto più caro domani” conclude Bruzzone.
E tu, lettore che ci segui, pensi che oggi i ragazzi facciano davvero più fatica ad accettare il limite e il fallimento? Credi che la responsabilità sia della famiglia, della scuola o di una società che ha smesso di insegnare il valore della frustrazione?
Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza, anche in forma anonima.
di NATALIA SESSA




.jpg)
.jpg)



















%20(2).jpg)
.jpg)

%20(2).jpg)






















.jpg)
I bambini e i ragazzi adolescenti devono sentirsi considerati perché non sono trasparenti, inoltre i genitori devono essere capaci di dire no ai loro figli fin da piccoli, perché dopo sarà tardi dire no e i figli pretenderanno sempre di più da tutti, sia dai coetanei che dai genitori e dai docenti.
Un tempo noi ragazzi accettavamo l' insuccesso e ci mettevamo la grinta per recuperare; oggi i nostri ragazzi pur forti sono molto più vulnerabili, portandoli a commettere azioni, spesso spiacevoli. La colpa di tutto ciò è di tutti e non è di nessuno, occorre rimboccarci le maniche per portare l autostima in ognuno di loro, gli strumenti ci sono occorre saperli dare alle persone giuste e qualcosa son sicura cambierà.
Bisognerebbe istituire vere e proprie scuole per i genitori e per tutti gli adulti che hanno a che fare con l'educazione delle giovani generazioni. Non si può improvvisare nel costruire sane relazioni o nel comunicare positivamente tra adulti e minori. Occorre conoscere la dinamica della relazione interpersonale, non basta voler bene se questo bene è immaturo superficiale, centrato dul proprio star bene e poi al primo conflitto non sapere come superarlo. Si sa tanto di moda , sport , musica, film , ma pochissimo di come realizzare una corretta relazione tra persone, di come affrontare una sconfitta di vario genere , di come vivere una delusione , di come elaborare una perdita, un lutto, un abbandono. Sono necessari sempre…
La nostra epoca sta attraversando una grande difficoltà che nuoce tanto ai nostri giovani. L' età adolescente è meravigliosa ma tanto difficoltosa sia per i ragazzi sia per noi educatori.