Galimberti: “Educare alla felicità è saper dire NO quando tutti dicono sì”. I genitori vogliono essere amici dei figli, ma così si smette di educare
- La Redazione

- 1 ora fa
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Galimberti riflette sul rapporto tra genitori e figli: troppa accondiscendenza, pochi limiti e il rischio di smettere di educare davvero...

“Abbiamo smesso di dire NO”. È da qui che parte la riflessione di Umberto Galimberti sul rapporto tra genitori e figli, sempre più segnato dal bisogno di essere accettati piuttosto che di educare.
Un cambiamento profondo che, secondo il filosofo, rischia di lasciare i giovani senza limiti e senza strumenti per affrontare la realtà.
Con il passare del tempo, infatti, i genitori, pur di essere accettati dai propri figli, si sono trasformati in educatori accondiscendenti e servizievoli, incapaci di modulare correttamente la propria autorevolezza, così pensando erroneamente di poter colmare quel senso di vuoto generato dalla loro assenza.
Assistiamo ad un vero e proprio capovolgimento di principi e valori e nell’era della tecnica l’efficienza e la produttività diventano finalità da perseguire senza mai volgere lo sguardo indietro, così da massimizzare il risultato con il minimo sforzo.
Ecco allora che il filosofo, saggista e psicoanalista Umberto Galimberti pone l’accento sul rapporto intercorrente tra genitori e figli, esprimendo il suo pensiero in merito in tal modo:
“Ma come è successo tutto questo? Abbiamo smesso di dire NO! Le cose oggi stanno così: i genitori non vogliono più fare i genitori! Vogliono essere amici dei loro figli. Se dici no, traumatizzi.
Se imponi un limite, sei autoritario. Se chiedi rispetto, sei rigido. E allora si arretra, si negozia tutto, si evita lo scontro. E intanto i figli crescono senza confini, senza strumenti per reggere un NO quando arriva davvero. E mentre la famiglia arretra, qualcun altro prende spazio. I social. Sempre accesi e sempre presenti. Sempre lì a dire: reagisci, esagera, fatti vedere. Un flusso continuo che premia l’eccesso, la reazione, l’umiliazione. Dove chi urla vince. Dove l’altro non è una persona ma un contenuto. Un bersaglio”.
I genitori, pertanto, disorientati ed incapaci di esercitare adeguatamente la propria funzione pedagogica, arretrano, diventando amici dei loro figli, smettendo di educare: d’altronde chi esige rispetto potrebbe apparire rigido, autoritario, e così si preferisce negoziare, scendere a compromesso, evitando lo scontro ma al contempo crescendo figli viziati, senza limiti, privi di strumenti per far fronte ai ‘no’ che la vita porrà loro dinanzi.
“La verità è che stiamo smettendo di educare. Educare non è proteggere da tutto. È insegnare il limite, la responsabilità; è insegnare che l’altro esiste. E che non tutto è permesso. È saper dire NO quando tutti dicono sì”, queste le parole utilizzate da Umberto Galimberti per culminare la sua disamina ed offrire ottimi spunti di riflessione.
D’altronde i genitori, iperprotettivi ed eccessivamente presenti, hanno deresponsabilizzato i propri figli che, incapaci di costruire la propria identità, vivono un’afasia del cuore e della mente, non avendo contezza della risonanza emotiva dei propri comportamenti.
Non dimentichiamo, infatti, che educare significa istruire, formare, allevare, guidare, e non assecondare o accondiscendere: ogni genitore, in qualità di educatore, deve ristabilire il giusto equilibrio, imparando a dire i ‘no’ che aiutano a crescere e smettendo di compiacere a tutti i costi i propri figli.
E tu, lettore che ci segui, pensi che un genitore, per poter essere amato dal proprio figlio, debba necessariamente diventare suo amico, arretrando e smettendo di educare oppure debba avere il coraggio di dire ‘no’, imponendo anche dei limiti?
Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza, anche in forma anonima. Spesso fermarsi a riflettere insieme è già il primo passo verso il cambiamento.
di VALENTINA TROPEA



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Con i figli occorre essere imparziali nelle loro scelte e soprattutto farli riflettere sui loro giudizi o proposte. Io non ho mai detto né no e né si alle mie figlie perché da sole, dopo brevi dialoghi riuscivano a trovare la soluzione.
Dire no è una grande leva quando ha una motivazione valida. È la giusta cura per educare in modo sano, ovviamente anche i sì devono essere presenti, giusti e motivati...