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Recalcati: “I genitori di oggi desiderano figli perfetti, senza difetti, non accettando che i giovani sono esposti per loro natura al fallimento e chi non si è mai perduto non sa cosa sia ritrovarsi”

“I genitori di oggi sono terrorizzati dalla possibilità che l’imperfezione possa perturbare l’apparizione del loro figlio ideale. Di conseguenza, i giovani non sopportano…”

In un’epoca come la nostra, nella quale conta più l’apparenza che l’essenza, tende ad affermarsi sempre più fortemente il culto della prestazione inteso come culto del successo, dell’apparizione senza lacune.

Ecco allora che i genitori di oggi si ritrovano a dover far fronte all’angoscia “relativa alla capacità di performance dei propri figli, al volerli senza difetti, capaci di prestazione, di apparizione…”, così come spiegatoci molto dettagliatamente dallo psicoanalista e saggista italiano Massimo Recalcati.

Si manifesta, pertanto, nei confronti dei propri figli un’esigenza pura di efficienza, accompagnata dalla necessità di occultare ogni loro imperfezione.

“I genitori di oggi sono terrorizzati da questa possibilità, dalla possibilità che l’imperfezione possa perturbare l’apparizione del loro figlio ideale. Di conseguenza, i giovani non sopportano lo scacco anche perché a non sopportarlo sono innanzitutto i loro genitori. Questa angoscia dei genitori di oggi, l’angoscia di prestazione, ne ha al suo fondo un’altra: quella di non essere sufficientemente amati dai propri figli, angoscia che provoca lo scadimento dell’autorevolezza simbolica genitoriale e la soppressione di ogni situazione autenticamente educativa”, queste le parole utilizzate dallo psicoanalista che invitano ad una profonda riflessione.

Dunque, ciò comporta inevitabilmente un ribaltamento della dialettica del riconoscimento: non sono più i figli che chiedono di essere riconosciuti dai loro genitori ma sono i genitori stessi che ricercano il segno d’amore nei loro figli, prodigandosi a soddisfare ogni capriccio così che tale segno possa in qualche modo apparire.

“I genitori di oggi che vivono per essere amati dai loro figli non sanno sopportare il contrasto, il conflitto, l’odio, la distanza. Vogliono solo risultare amabili, ma questo corrode fatalmente la dialettica simbolica tra le generazioni”, in tal modo Massimo Recalcati continua la sua ragguardevole disamina.

I giovani, d’altro canto, assillati dall’apparire, prediligono il principio di prestazione e quindi devono mostrarsi sempre perfetti, impeccabili, incapaci di perdere colpi, così orientandosi verso il conformismo di aspirazioni omologate e quindi verso l’ideale collettivo del successo.

I genitori, pertanto, non tollerando gli insuccessi, le cadute, gli inciampi dei propri figli, non riescono a comprendere fino in fondo come i giovani siano esposti per loro natura al fallimento: il tempo della giovinezza, infatti, non è il tempo della prestazione ma anzi il tempo degli errori, delle perdite, delle sconfitte, delle decisioni sbagliate, dei ripensamenti, delle delusioni e così via discorrendo.


“Perché ci sia incontro con il proprio reale è necessario lo smarrimento, fallire, perdersi: chi non si è mai perduto non sa cosa sia ritrovarsi. Ecco perché Lacan diceva di contare solo sui giovani e su di essi poneva la sua speranza, perché i giovani sanno perdersi come nessun altro… perdersi e ritrovarsi”, con tali parole Massimo Recalcati conclude la sua profonda riflessione.

Non occorre mai dimenticare, però, che per ritrovarsi i giovani hanno bisogno di adulti capaci di “dare il tempo giusto al fallimento”, così da “essere radici che non contrastano le ali dei propri figli”.

E tu, lettore che ci segui, pensi che un figlio, per poter essere amato dai propri genitori, debba necessariamente mostrarsi sempre perfetto, impeccabile, senza alcun difetto ed incapace di fallire? In qualità di genitore hai amato tuo figlio senza pretese ed in qualità di figlio sei stato amato incondizionatamente?

Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza, anche in forma anonima. Spesso fermarsi a riflettere insieme è già il primo passo verso il cambiamento.


di VALENTINA TROPEA

1 commento


Emanuela Giustra
4 ore fa

Il genitore deve educare il proprio figlio con serietà poi amarlo per come diventa con pregi e difetti, senza alcun rammarico se qualcosa non è andato per il verso giusto. Le mie figlie hanno amato ed apprezzato l' operato di madre...il mio cuore duole solo per quello che il padre ha commesso senza alcun scrupolo solo per vana gloria.

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