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Novara: “Figli che sembrano crollare, è colpa dell’effetto boomerang”. Non si tratta di pigrizia, ma c’è qualcosa di più

"Non si tratta solo di stanchezza, pigrizia e calo di energie, questo atteggiamento, nasconde qualcosa di più profondo..."

Nell’ultima fase dell’anno gli studenti affrontano un periodo intenso, iniziano a rimandare i compiti, improvvisano verifiche e, inevitabilmente, i voti peggiorano. I genitori, vedendo questo calo improvviso, iniziano ad insistere, ma questo atteggiamento produce l’effetto contrario: il giovane si chiude sia verso i genitori che verso lo studio.

A tal proposito, interviene l’esperto di pedagogia, Daniele Novara, che riporta un quesito posto da una mamma: 𝘋𝘰𝘵𝘵. 𝘕𝘰𝘷𝘢𝘳𝘢, 𝘮𝘪𝘢 𝘧𝘪𝘨𝘭𝘪𝘢 𝘦̀ 𝘪𝘯 𝘴𝘦𝘤𝘰𝘯𝘥𝘢 𝘴𝘶𝘱𝘦𝘳𝘪𝘰𝘳𝘦 𝘦 𝘢 𝘮𝘢𝘨𝘨𝘪𝘰 𝘴𝘦𝘮𝘣𝘳𝘢 𝘤𝘳𝘰𝘭𝘭𝘢𝘵𝘢: 𝘤𝘰𝘮𝘱𝘪𝘵𝘪 𝘯𝘰𝘯 𝘧𝘢𝘵𝘵𝘪, 𝘷𝘦𝘳𝘪𝘧𝘪𝘤𝘩𝘦 𝘱𝘳𝘦𝘱𝘢𝘳𝘢𝘵𝘦 𝘢𝘭𝘭'𝘶𝘭𝘵𝘪𝘮𝘰, 𝘷𝘰𝘵𝘪 𝘤𝘩𝘦 𝘱𝘦𝘨𝘨𝘪𝘰𝘳𝘢𝘯𝘰. 𝘕𝘰𝘪 𝘨𝘦𝘯𝘪𝘵𝘰𝘳𝘪 𝘴𝘪𝘢𝘮𝘰 𝘱𝘳𝘦𝘰𝘤𝘤𝘶𝘱𝘢𝘵𝘪, 𝘮𝘢 𝘱𝘪𝘶̀ 𝘪𝘯𝘴𝘪𝘴𝘵𝘪𝘢𝘮𝘰 𝘱𝘪𝘶̀ 𝘭𝘦𝘪 𝘴𝘪 𝘤𝘩𝘪𝘶𝘥𝘦. 𝘌̀ 𝘱𝘪𝘨𝘳𝘪𝘻𝘪𝘢 𝘰 𝘲𝘶𝘢𝘭𝘤𝘰𝘴𝘢 𝘥𝘪 𝘱𝘪𝘶̀?”. L'esperto afferma che non si tratta solo di stanchezza e calo di energie, questo atteggiamento, in particolar modo delle ragazze, nasconde qualcosa di più profondo: “Occorre fare attenzione a un effetto boomerang. Le ragazze, fra i 15 e i 16 anni, vivono un periodo esplosivo nella relazione coi genitori, specialmente con la mamma. La tentazione di utilizzare il territorio scolastico per sfide stile "duello a mezzogiorno" è dietro l'angolo”.

Secondo l’esperto questo rifiuto è un modo per affermare se stessi, un modo per non farsi pilotare. Il conflitto dà la possibilità al giovane di ostacolare il pensiero dell’altro, un modo per dire “io la penso così”. Continua Novara: “Dico sempre che i genitori sono le persone meno indicate per l'assistenza scolastica. Tendono inevitabilmente a innervosirsi perché vedono i propri figli, che ormai sono ragazzoni di un metro e ottanta, come bambini appena usciti dal guscio”.

I genitori si lasciano coinvolgere troppo facilmente dalle vicende scolastiche, molto probabilmente perché vedono lo studio del figlio come una loro responsabilità e il muro che decide di alzare quest’ultimo è d’intralcio a questo duro lavoro. Per questo non sempre è necessario marcare ancora di più il problema ma la soluzione potrebbe essere proprio nel lasciare andare, e spostare questa responsabilità su un’altra figura come il padre o, addirittura, una figura esterna che non ha particolari coinvolgimenti familiari. Infatti, continua l’esperto: “Meglio quindi tenere una certa distanza con un maggiore protagonismo del padre se presente, facendo azioni di coaching scolastico, ossia azioni di monitoraggio sulla giornata successiva, sollecitando lo studio anche last minute, per esempio prima di dormire”. 

Se con la madre il figlio si sente libero di manifestare qualsiasi emozione dalla gioia alla rabbia, con il padre tende ad essere più riflessivo. Per questo, quando possibile, creare un momento da soli padre-figlio o padre-figlia, in un momento semplice della giornata, potrebbe ripristinare gli equilibri. Inoltre, come avevamo anticipato, l’altra soluzione potrebbe essere quella di inserire una figura esterna, un tutor, che aiuti lo studente nello svolgimento dei compiti o nella preparazione delle verifiche, senza “superare il limite” come, invece, accadrebbe con le figure genitoriali. Infatti, in conclusione l’esperto afferma: “La cosa migliore, se uno studente è veramente indietro, è attivare aiuti esterni alla famiglia, come delle lezioni private, avendo comunque ben chiaro che il primo e principale luogo di apprendimento rimane la scuola e la sua comunità”. 


E tu, lettore che ci segui, dalla tua esperienza da genitore o insegnante hai notato un calo dello studio negli studenti in prossimità dell'estate?

Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza, anche in forma anonima.



di Natalia Sessa

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