Maria Rita Parsi: "Sapeste quanti somari hanno fatto la fortuna dell'umanità". Ecco perché dietro ad alcuni ragazzi non sempre c’è poca voglia
- La Redazione

- 23 mag
- Tempo di lettura: 2 min
"Ci sono maestri capaci di far sognare e di fornire gli strumenti giusti per rendere realizzabile quel sogno. Ma ci sono anche insegnanti capaci di distruggere, annullare e far desistere..."

“Sapeste quanti somari hanno fatto la fortuna dell'umanità. La scuola deve essere a supporto, cosa deve fare? Deve dare il piacere del sapere, altrimenti non è scuola: è promozione o schiacciamento”. Con queste parole la psicologa e psicoterapeuta Maria Rita Parsi mette in discussione una delle frasi più dolorose che molti studenti e genitori si sono sentiti ripetere per anni: “È bravo, ma non si applica”.
Perché dietro ad alcuni ragazzi non sempre c’è poca voglia. A volte ci sono semplicemente tempi diversi, sensibilità diverse, modi diversi di imparare e di guardare il mondo. Mai come oggi, le diversità o, meglio ancora, i diversi modi con i quali gli studenti si approcciano ai processi di apprendimento, vengono attenzionati. Ma, in alcuni casi ancora, si dà troppo per scontato che la stessa scuola, intesa come programma e struttura degli argomenti, possa andare bene per tutti.
In questo modo, come afferma l’esperta, la scuola diventa un vero e proprio mercato, chi riesce ad apprendere subito avrà uno sconto maggiore, mentre, chi riscontra difficoltà pagherà il prezzo più alto, ovvero, quello di sentirsi schiacciato, sopraffatto, confuso e mai al proprio posto.
La scuola è un passaggio, prima delle teorie dovrebbe insegnare a vivere, a condividere, a relazionarsi e se la scuola non insegna prima questo, allora il lavoro incompleto e poco performante non è più quello degli studenti, ma della scuola stessa. Inoltre, il percorso scolastico di ognuno è unico e, anche quando non ci sembra lineare, non impedisce di diventare degli eccellenti professionisti. Perché quando è la passione a spingerti verso qualcosa che sembra lontano, allora sei già a metà percorso.
Infatti, continua Parsi: “Sapeste quanti "peggiori" sono diventati geni da nobel. Sapeste quanti "somari" hanno fatto la fortuna dell'umanità. E certamente non hanno trovato insegnanti che gli hanno detto "tu sì che vali" ”. In questo scenario un ruolo cruciale è svolto dall’insegnante, ci sono maestri capaci di far sognare e di fornire gli strumenti giusti per rendere realizzabile quel sogno. Ma ci sono anche insegnanti capaci di distruggere, annullare e far desistere. In questi casi, non occorre altro che far passare tempo, di attendere che le parole che ci hanno feriti perdano di potenza. Perché ciò che è destinato a noi, ciò che vogliamo costruire, con costanza e dedizione, prima o poi arriva.
E tu, lettore che ci segui, dalla tua esperienza da studente, genitore o insegnante ti sei mai imbattuto in persone che a prima vista sembravano "somari" e poi si sono rivelate nella vita persone brillanti?
Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza.
di Natalia Sessa




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Quando frequentavo la scuola elementare, la maestra mi dava gli schiaffi dietro alla testa perché non riuscivo a svolgere gli esercizi di matematica.....forse pensava che quegli schiaffi sarebbero stati sufficienti a far uscire il "sapere".
Un sapere che , evidentemente lei non era stata in grado di trasmettermi.
POVERA DONNA QUELLA MAESTRA
Mi sminuiva, mi derideva, non aveva attenzione......
Insegno matematica da 32 anni, nella scuola primaria, ogni giorno mi metto in discussione perché il sapere non si trasmette con la violenza ma con la consapevolezza di formare persone piccole che un giorno saranno le grandi persone che faranno parte di quella umanità basata su ciò che i BRAVI ADULTI HANNO DONATO.
Le parole gettate in faccia sin dagli inizi e le difficoltà successive semplicemente disfano e spaccano da dentro e la vergogna è solo pari alla rabbia che bolle dentro
Davanti una vita che non è tale
Per me la scuola è sempre stata fonte di paura, paura di sbagliare, di non essere all’altezza, ho avuto maestri ed insegnanti mediocri e incapaci di trasmettere sapere ed emozioni, tranne una per un anno soltanto purtroppo.
Poi sono diventata insegnante e ho fatto amare la scuola, ho trasmesso sapere e sentimenti
Ho amato i miei alunni e ho portato avanti con me anche quelli che avevano più difficoltà
Per me è stato un viaggio emozionante, che ha arricchito la mia vita e quando ora, che ho i capelli bianche, sento chiamare “prof” l’emozione ritorna.
Ho 73 anni e ricordo ancora come se fosse ieri alcuni dei miei professori, che grazie a loro, mi hanno fatto odiare la scuola.
Solo col tempo e la mia volonta, mi sono realizzata sia nella vita che sul lavoro, e mi dispiace che questo loro non lo sapranno mai.
Troppa troppa responsabilità alla scuola, ai dicenti