Crepet: “Chiediti sempre se ne vale la pena. Non svendere emozioni a chi spegne il tuo valore”. Prenditi cura di te stesso e scegli relazioni che ti fanno crescere davvero
- La Redazione

- 10 feb
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 11 feb
Quando smetti di scegliere per paura rischi di perdere te stesso, la riflessione di Crepet sul valore personale e sulle relazioni che nutrono o svuotano...

Immaginate un insegnante che vive solo tra verifiche e scadenze, uno studente che si definisce soltanto attraverso i voti, un genitore che esiste solo per gli altri o un lavoratore che misura il proprio valore esclusivamente in base alla produttività. A un certo punto non è più solo stanchezza, è la sensazione di non riconoscerti più. E allora la domanda arriva silenziosa ma potente: “Io dove sono?”
È proprio da questa domanda che prende avvio la riflessione del sociologo e psichiatra Paolo Crepet, che invita a rileggere il valore dei piccoli gesti quotidiani rivolti a se stessi: “Ci sono abitudini che sembrano superficiali quando le osservi da fuori, però rivelano molto più di quanto si immagina quando le guardi con attenzione. Prendersi cura di sé ogni giorno non è un gesto estetico, non è mania di perfezionismo e nemmeno un capriccio narcisistico, è un modo concreto di ricordarti chi sei e che posto occupi nella tua stessa vita”.
Con queste parole l'esperto ci invita a prenderci cura di noi stessi, non in maniera sporadica, ma in maniera sistematica, abituale per ricordarci la nostra stessa importanza. Sembrano banalità, ma piccoli rituali, piccoli momenti che dedichiamo alla cose che più amiamo sono in realtà la cura a molti malesseri emotivi che quotidianamente affrontiamo. “Molte persone pensano che alzarsi, vestirsi bene, mettere in ordine il proprio spazio siano dettagli senza importanza e invece sono segnali potentissimi che inviano un messaggio preciso alla mente, “io mi rispetto”. Quando trascuri questi gesti, lentamente, perdi la percezione del tuo valore, come se la tua presenza diventasse trasparente persino a te stesso”.
L’ordine che abbiamo intorno crea a sua volta ordine e serenità anche dentro di noi. Quando curiamo il nostro aspetto fisico, la nostra casa, stiamo curando anche la nostra anima. Questo può cambiare anche il nostro modo di vedere le cose, faccende, abitudini, compiti che sembrano obblighi possono diventare medicina. Ovviamente tutto deve essere fatto con equilibrio perché un’eccedenza può ricadere nel perfezionismo e non è ciò che vogliamo ottenere. Il risultato deve essere un ambiente esterno ed interno che riflettono il nostro vero modo di essere, nel quale ci sentiamo bene.
Infatti, continua l’esperto: “Non si tratta di apparire impeccabile agli occhi degli altri, ma di riconoscere la dignità che abita nei piccoli riti quotidiani. Sono proprio quei riti a dare forma al modo in cui ti muovi nel mondo. Se inizi la giornata lasciando tutto al caso, è probabile che anche le decisioni scivolino nella stessa direzione, vivere in modalità automatica, accettare ciò che capita, adattarsi alle circostanze invece di guidarle”.
Non si tratta, dunque, di ricercare la perfezione, ma di prendere decisioni. Di chiederci, ogni volta, se ne vale davvero la pena. Vale la pena restare in un ambiente che ci sminuisce? Vale la pena coltivare relazioni che spengono entusiasmo e dignità? Prendersi cura di sé significa anche imparare a scegliere legami che ci valorizzano, parole che ci rispettano, contesti che ci fanno crescere. Non è egoismo, è consapevolezza del proprio valore. Conclude l’esperto: “Quando dedichi tempo a te stesso, tracci una linea invisibile che dice: ‘questo è il mio spazio, questa è la mia identità’”.
Per te, lettore che ci segui, quando è stata l’ultima volta che ti sei davvero preso/a cura di te stesso/a? Riesci a ritagliarti il tempo necessario per valorizzare la tua persona? Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza nei commenti, anche in forma anonima. Condividere il proprio punto di vista può essere di aiuto anche ad altri lettori.
di NATALIA SESSA



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