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Assunzione idonei PNRR: il limite del 30% resta, ma si aprono gli elenchi regionali. Cosa cambia davvero

La risposta del Governo chiarisce i margini di intervento sul reclutamento: tra vincoli PNRR, elenchi regionali annuali e posti residui ancora da coprire


Il tema delle assunzioni dei docenti legate ai concorsi PNRR torna al centro del confronto politico. Un’interrogazione presentata da Andrea Casu, Irene Manzi e Silvia Roggiani chiede al Ministero dell’Istruzione e del Merito se vi siano margini per superare il limite del 30% nello scorrimento delle graduatorie degli idonei, introdotto dal decreto-legge n. 45 del 2025.


Il punto sollevato dai deputati riguarda soprattutto le rinunce: quando i vincitori non accettano l’immissione in ruolo, il tetto del 30% rischia di lasciare posti autorizzati scoperti, con ricadute dirette sulla copertura delle cattedre e sulla continuità didattica. Una criticità che si intreccia anche con gli impegni assunti dall’Italia con l’Unione europea sul reclutamento dei docenti.

Nella risposta fornita il 3 febbraio 2026, la sottosegretaria Paola Frassinetti ha ricostruito l’origine dell’attuale assetto normativo.

La riforma del reclutamento prevista dal PNRR, approvata nella precedente legislatura, non prevedeva graduatorie di idonei, puntando su concorsi a cadenza regolare, senza scorrimenti e con la decadenza delle graduatorie pregresse. Secondo il Governo, i margini di intervento restano oggi condizionati dagli impegni già assunti a livello europeo, che non consentono una revisione integrale del sistema.

È in questo spazio di manovra limitato che l’esecutivo rivendica una serie di correttivi introdotti attraverso il confronto con la Commissione europea. In particolare, il Ministero ha previsto:

  • la trasformazione in graduatorie ad esaurimento degli idonei dei concorsi ordinari del 2020;

  • l’istituzione di graduatorie di idonei per i concorsi PNRR, entro il limite del 30% dei posti messi a bando;

  • la creazione di un elenco regionale annuale, su domanda, per tutti coloro che hanno superato la prova orale di un concorso dal 2020 in poi, utilizzabile in presenza di posti residui dopo le immissioni ordinarie (50% GaE e 50% concorsi, inclusi gli idonei entro il 30%).

Secondo la sottosegretaria, si tratta di un equilibrio tra la richiesta europea di innalzare la qualità del reclutamento e l’esigenza di non disperdere professionalità già selezionate. Un passaggio centrale riguarda le prospettive dal prossimo anno scolastico. Nella risposta del Governo si apre infatti alla possibilità che gli idonei non assunti nella propria regione possano accedere ai posti vacanti disponibili in altri territori. L’obiettivo dichiarato è duplice: evitare che candidati risultati idonei restino esclusi e migliorare la copertura delle cattedre, soprattutto nelle aree con maggiore disponibilità di posti.


Secondo Frassinetti, questo meccanismo potrebbe favorire un incremento delle assunzioni a tempo indeterminato e contribuire a ridurre il ricorso alle supplenze annuali, una delle criticità più volte segnalate anche in sede parlamentare. Resta ora il nodo più atteso dai docenti: la concreta applicazione degli elenchi regionali. Il quadro è ancora legato a bozze e indirizzi, in attesa del parere del CSPI e del testo definitivo. Per molti idonei, la questione non è solo normativa ma profondamente pratica: capire se le aperture annunciate si tradurranno in immissioni in ruolo effettive o se il limite del 30% continuerà a rappresentare un freno strutturale al superamento del precariato. 


di LA REDAZIONE



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