Addio al docente di sostegno, verso il “docente per l’inclusione”. L’evoluzione di una professione che divide la scuola
- La Redazione

- 9 feb
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 10 feb
La proposta di legge cambia il nome, ma il ruolo resta centrale: il docente di sostegno è la figura che tiene insieme scuola, famiglie e inclusione reale...

“La qualifica di «docente di sostegno» nell’ambito del sistema nazionale di istruzione è sostituita dalla qualifica di «docente per l’inclusione »”
Questo è quanto riportato nella nuova proposta di legge, approvata dalla commissione cultura della Camera, dove viene modificata la denominazione di queste importanti figure del sistema scolastico italiano.
Sempre sul documento ufficiale si legge: “L’uso del termine « sostegno » potrebbe indurre una percezione limitativa del ruolo di questi docenti, facendoli apparire come risorse dedicate esclusivamente agli alunni con disabilità, mentre in realtà essi svolgono un compito più ampio, volto a favorire l’integrazione di tutti gli studenti e a supportare l’intero contesto di classe. La nuova qualifica di « docente per l’inclusione » vuole sottolineare il valore pedagogico e formativo di questa figura, che opera in sinergia con i docenti curricolari per promuovere strategie didattiche inclusive”.
Il testo del disegno è composto da due articoli:
Art. 1. (Introduzione della qualifica di « docente per l’inclusione »):
1. La qualifica di « docente di sostegno » nell’ambito del sistema nazionale di istruzione è sostituita dalla qualifica di « docente per l’inclusione »;
2. I riferimenti al docente di sostegno contenuti nell’ordinamento vigente si intendono effettuati al docente per l’inclusione;
3. Con decreto del Ministro dell’istruzione e del merito, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono adottate le disposizioni necessarie per l’attuazione del presente articolo.
Art. 2. (Clausola di invarianza finanziaria) :
1. All’attuazione delle disposizioni di cui alla presente legge si provvede nell’ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
Il docente di sostegno, in realtà, è la figura che più di tutte presidia il processo di inclusione all’interno della scuola. È colui che mantiene un contatto costante con i docenti curricolari, si interfaccia con il personale ATA, dialoga con le famiglie e con le strutture esterne, come le ASL e i servizi sanitari territoriali ad esse collegati, lavorando in rete con psicologi, terapisti e specialisti.
Il suo compito non si esaurisce nel rapporto con l’alunno con disabilità, ma riguarda l’analisi dell’intero gruppo classe, dei suoi equilibri, delle dinamiche relazionali e dei bisogni educativi, affinché l’inclusione non resti un principio astratto ma diventi prassi quotidiana e condivisa.
Ma i docenti interessati cosa ne pensano? Si sentono davvero valorizzati da questa nuova denominazione ?
Questo cambio di denominazione non lascia di certo pochi dubbi, soprattutto sul fatto che questa scelta possa rimanere solo un’operazione formale e che il docente di sostegno, nonostante la modifica, continui ad essere considerato come “una scorta” da utilizzare nelle situazioni di emergenza.
Infatti, non a caso, viene spesso invitato a lasciare la classe con l’alunno con disabilità, se quest’ultimo fa troppo rumore, viene rimbalzato da una classe all’altra per eventuali sostituzioni e, in alcuni casi, non ha neanche il diritto ad accedere a tutti gli atti della classe ma viene limitato solo a valutare il suo alunno.
Dunque, il problema di fondo, per molti docenti di sostegno, non è di certo questa modifica, ma un’ideologia sbagliata che non attribuisce il giusto valore a queste figure. Un cambiamento radicale dovrebbe partire da prassi concrete attraverso un adeguato ruolo di docenza, di contitolarità, di co-progettazione. Non è una parola diversa a restituire valore ma basterebbe considerare i docenti di sostegno come docenti a tutti gli effetti, senza limitazioni e senza declassare il loro lavoro e impegno costante. In conclusione, è l’intero sistema scuola che deve cambiare, la mentalità dei colleghi, un'organizzazione realmente inclusiva, non solo per gli alunni con disabilità, ma anche per le figure che li affiancano e che vivono a 360° le problematiche e le criticità dell’intera classe.
di LA REDAZIONE
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Mi chiedo come mai non si pensi semplicemente ad aggiungere una figura importante e necessaria come quella del counselor e quindi del counseling nelle istituzioni scolastiche. Non serve cambiare denominazione a figure già esistenti e che hanno già una collocazione precisa all’interno della scuola e principalmente della classe. Il problema è, forse non si è capito bene fin dall’inizio cosa significhi insegnante di sostegno (secondo me denominazione azzeccata e con un valore indiscutibile).
Impariamo a capire invece il compito del counselor nella scuola. Figura che non sostituisce nessuno, come si vuol fare credere. È di accompagnamento al corpo docente e anche agli insegnanti di sostegno e soprattutto agli alunni e studenti. Il counselor lavora di anticipo, cioè sulla prevenzione …
I docenti di sostegno/ per - - l'inclusione hanno poco spazio nella didattica, in quanto non hanno le competenze sulle materie.
La sostanza è che il docente d''inclusione deve assolutamente avere una formazione educativa e pedagogica, chi meglio degli educatori possono avere questo ruolo?