Schettini: “Vuoi figli felici? Bisogna guardali e ascoltali davvero”. Non sono la tua copia: sono persone diverse da te, ed è lì che nasce la loro libertà
- La Redazione
- 6 ore fa
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"Perché i figli crescono sempre un po’ con la sensazione di debito nei confronti dei genitori e la pressione non fa altro che ampliare questo senso di dover a tutti i costi “far felici ..."

Quanti figli crescono con il peso silenzioso dei sogni non realizzati dei genitori? Quante volte dietro una gara, una verifica, una scelta di vita si nasconde il desiderio di riscatto di mamma e papà?
È da qui che nasce la riflessione del professore di Fisica Vincenzo Schettini che, in occasione delle Olimpiadi e Paralimpiadi invernali Milano Cortina 2026, ha incontrato la sciatrice professionista Beatrice Lacedelli.
Spesso i genitori guardano i figli come l’occasione per completare ciò che loro stessi non sono riusciti a realizzare. Ma un figlio non è un riscatto, è una persona distinta, con desideri e tempi propri. Ma il figlio, come spesso abbiamo ribadito, è un’unità separata, composta dalle parti, ma separata, con ambizioni, sogni e desideri differenti di quelli dei genitori. A tal proposito esprime il suo parere il professore Schettini: “Vedo tanti genitori che spingono tanto sui propri figli, anche troppo, bisogna ascoltare, guardarlo, questo figlio, anche perché poi quando si entra nelle gare, nel gareggiare, entra in gioco tutta una serie di dinamiche che un genitore deve guardare non con gli occhi di sé da piccolo, essendo coscienti di avere una persona diversa davanti”.
Schettini riprende l’esempio delle gare olimpiche, dei giochi sportivi, ma le sue parole possono essere “giuste” in ogni contesto. Perché i figli crescono sempre un po’ con la sensazione di debito nei confronti dei genitori e la pressione non fa altro che ampliare questo senso di dover a tutti i costi “far felici ” mamma e papà.
I momenti di declino, quelli nei quali sopraggiungono domande, dubbi e ripensamenti capitano a tutti, anche a chi pensiamo “migliori”, proprio come racconta la sciatrice Olimpionica Beatrice Lacedelli, che però riporta un esempio positivo, un esempio di famiglia che ha capito, compreso e rispettato i suoi tempi: “Io quando ho deciso di smettere, il mio papà non ha più insistito, ma neanche la mia mamma, cioè era un periodo che dovevo superarlo da sola, dovevo ritrovarmi, ritrovare la mia voglia di rifarmi e poi è arrivata, senza nessun tipo di problema, sono rientrata, ho rifatto tutto come se niente fosse, io sapevo che quella era la mia strada. E alla fine l'ho ritrovata benissimo”.
Come si evince dalle parole della campionessa, non occorre forzare la mano, non occorre spronare, perché se un talento, una passione è nell’anima del figlio prima o poi emergerà. Il suo desiderio sarà talmente forte che non riuscirà più a stare nascosto. Schettini, conclude il breve dialogo, soffermandosi su un elemento fondamentale “la parola”: “Molto spesso mi capita di avere studenti sportivi, io incoraggio sempre tanto, però mi raccomando occhio al rapporto con i vostri figli, cioè a guardare veramente se quella passione possa diventare eventualmente, addirittura, un mestiere, perché quello è un passaggio fondamentale molto difficile e non fate mai mancare la vostra parola”.
Dunque, non forzare la mano, non vuol dire che un genitore deve farsi completamente da parte, può senz’altro esprimere il suo pensiero quando questo è costruttivo, quando questo pensiero è rivolto davvero al figlio e non a ciò che lui non è riuscito a portare a compimento. Quando si riconosce in lui un vero talento, va coltivato senza ombra di dubbio e la vicinanza dei genitori nei momenti di sconforto è importantissima, sempre prestando attenzione però a quel filo invisibile che tiene separato il figlio, dalla madre e dal padre. Tra sostegno e pressione c’è un filo sottile. È lì che si gioca il rapporto tra genitori e figli. Muoversi con delicatezza significa lasciare spazio senza abbandonare, guidare senza imporre.
Per te, lettore che ci segui, ti sei mai chiesto se stai incoraggiando tuo figlio o se stai spingendo troppo verso direzioni che non gli appartengono? Hai mai avuto la sensazione di portare sulle spalle aspettative che non erano davvero le tue?
Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza, anche in forma anonima. Condividere può aiutare altri genitori e figli a trovare il giusto equilibrio.
di NATALIA SESSA






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