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Tupini: “L’essere felici dipende dall’amore che riusciamo a dare all’altro. Nel dolore arriva la prova più difficile”

La psicologa mette in discussione l’idea di felicità individuale e spiega perché l’amore per l’altro si misura soprattutto nei momenti di dolore...

Stiamo male e non ce ne accorgiamo. E mentre pensiamo di stare bene, continuiamo a farci male a vicenda. È questa la verità scomoda da cui parte la riflessione della psicologa Gabriella Tupini: "la felicità non è uno stato personale, ma una responsabilità collettiva. Perché quando il dolore degli altri non ci riguarda più, è lì che qualcosa in noi si è già rotto."

“Lo stare bene” è il fine al quale tutti aspiriamo. Vorremmo vivere felici, sereni, senza pensieri, ma la felicità non arriva dal nulla, è un modo di vivere la vita, di interpretare i segnali esterni, di scegliere come fare e come agire. La felicità è prima di tutto una nostra responsabilità, così come lo è il dolore, soprattutto quello degli altri. Quando capiremo che il dolore degli altri è anche dolore nostro, e che possiamo intervenire per alleviarlo in qualunque momento, allora, secondo la psicologa Gabriella Tupini, l’umanità inizierà a stare veramente bene. Queste le sue parole: Stiamo male e non ce accorgiamo. Stiamo male collettivamente, se ci accorgessimo di stare male e di fare male, cercheremo di stare bene. Andremmo a indagare il perché del nostro male e ci accorgeremmo di quello degli altri e vedremmo il mondo com’è veramente”.

L’analisi dell’esperta è semplice e diretta, entra nel vivo del problema senza troppe complicazioni. Il mondo reale vive nei rapporti autentici, quelli in cui non occorre fingere, quelli in cui il bene e il male vengono raccontati senza paura, senza il timore di appesantire l’altro, perché sappiamo di poter trovare qualcuno che accoglie e comprende davvero i nostri stati d’animo.

Continua Tupini: “Chi pretende di illuminarsi, astraendosi dagli altri, non mi convince neanche un po’, perché prima bisogna aver risolto se stessi, i propri genitori. Perché in fondo stiamo male tutti e non c’è nessuno che sta bene.” Non c’è nessuno che riesce a guarire da solo. Abbiamo tutti bisogno dell’altro, del suo supporto, delle sue parole, a meno che non si sia già fatto i conti con la mente condizionata, ovvero quel funzionamento mentale che si basa sulle esperienze, sui traumi, sul passato. È un funzionamento automatico che abbiamo appreso e che non decidiamo di avere. Ma quando questo meccanismo cade e ne assumiamo il controllo, secondo l’esperta, non c’è più spazio per lasciarci influenzare.

Liberi da ogni pregiudizio, critica o opinione altrui, possiamo finalmente essere felici. Una felicità che, quando incontra il dolore dell’altro, lo riconosce e se ne prende cura, proprio perché sa che “lo stare bene” dipende dall’amore e dalla comprensione che riusciamo a trasmettere. E infatti, conclude Tupini: “Chi ha risolto la mente condizionata  sta parzialmente bene. Nel senso che normalmente sta bene, è di buon umore, non ha ansia per il futuro o per il presente, però sta male quando vede il dolore degli altri e ce n'è tanto”.  

Per te, lettore che ci segui, ti sei mai accorto di stare bene solo quando ti sei preso cura del dolore di qualcun altro? Ti è mai capitato di capire qualcosa di te proprio attraverso l’altro?

Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza nei commenti, anche in forma anonima. Condividere il proprio punto di vista può aprire una riflessione e aiutare anche altri lettori a interrogarsi.



di NATALIA SESSA

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