Novità pensioni 2026? Quota 89, 64 anni e 25 di contributi versati. Scopriamo insieme di cosa si tratta
- La Redazione

- 5 ott
- Tempo di lettura: 3 min
"Quota 103, la pensione anticipata flessibile che permette di andare in pensione sommando 62 anni di età e 41 anni di contributi, nel 2026 molto probabilmente cesserà di esistere... "

Con l’avvicinarsi della Legge di Bilancio 2026, il tema delle pensioni torna al centro del dibattito politico. Dopo le misure transitorie come Quota 103, Opzione Donna e Ape Sociale, il Governo sta valutando nuove forme di flessibilità in uscita dal lavoro. Tra le ipotesi più discusse emerge quella che molti media hanno ribattezzato “Quota 89”. Ma di cosa si tratta davvero?
Prima di entrare nel merito diciamo che per quanto riguarda Opzione donna, questa misura ha la scadenza fissata al 2026 ma quasi certamente sarà prorogata anche nel nuovo anno, con alcune modifiche che potrebbero ampliare la platea.
Quota 103, la pensione anticipata flessibile che permette di andare in pensione sommando 62 anni di età e 41 anni di contributi, nel 2026 molto potrebbe cessare di esistere, al suo posto potrebbe subentrare QUOTA 89.
QUOTA 89: La misura, qualora fosse confermata, consentirebbe di andare in pensione a 64 anni e 25 di contributi versati. Quest'ipotesi potrebbe rappresentare un vantaggio per chi ha avuto la possibilità di costruire solo carriere discontinue o chi svolge lavori usuranti. Infatti, quota 89, è pensata per andare incontro a chi si trova nel sistema misto, ovvero, il metodo di calcolo della pensione che combina il sistema retributivo (basato sulle retribuzioni) e il sistema contributivo (basato sui contributi versati), applicando ciascun metodo ai periodi lavorativi pertinenti. In conclusione, garantisce quindi ai lavoratori una flessibilità maggiore di uscita dal mondo del lavoro.
PRO E CONTRO:
Anche questa misura ha innalzato notevoli dubbi e perplessità. Per i lavoratori andare in pensione con 25 anni di contributi versati significa ricevere una riduzione consistente dell’assegno rispetto a chi sceglie di andare in pensione con 30 anni di contribuzione. Comunque una nuova ipotesi che rappresenta maggiore autonomia di scelta. “Quota 89” non è ancora una realtà, ma rappresenta una possibile evoluzione del sistema pensionistico verso una maggiore flessibilità, in cambio di assegni più leggeri. Fino all’approvazione definitiva della manovra, le regole restano quelle attuali, e ogni lavoratore dovrà verificare con INPS o patronati le proprie posizioni assicurative e le ipotesi di uscita effettive.
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di LA REDAZIONE
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