Galimberti: "sbagli tutto con tuo figlio se non gli dedichi il giusto tempo. Capire i suoi passi avanti e indietro richiede ascolto e presenza, lì nasce la fiducia e si vede l'essere genitore"
- La Redazione

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I genitori devono dialogare con i propri figli, sin da piccolissimi, così da poter instaurare con loro un rapporto di…

Una domanda che ci si pone spesso, prima ancora che i nostri figli nascano, è proprio se riusciremo ad essere dei buoni genitori, in qualità di educatori, e quindi se saremo all’altezza di quell’importantissima funzione che siamo chiamati a svolgere.
Tuttavia bisogna avere piena consapevolezza di se stessi, comprendendo fino in fondo come non esistano manuali di istruzioni da seguire pedissequamente per poter svolgere congruamente tale funzione genitoriale.
Essere genitori, infatti, è il mestiere più complicato del mondo e solo l’esperienza ci indicherà la strada giusta da percorrere, migliorando noi stessi e la vita dei nostri figli.
La situazione, nell’età della tecnica, appare però profondamente mutata.
“Prima del ‘68 vivevamo nell’età della disciplina, il messaggio della famiglia coincideva con quello della società: se vuoi raggiungere i tuoi obiettivi lavora e sacrificati. Dopo il ’68 questa società si è smobilitata per un anelito di libertà: il motto era Vietato vietare! Poi, su questa componente si è inserita l’importazione della cultura americana che richiedeva autoaffermazione e performance spinta. La cultura americana e la cultura del ‘68 sono confluite: le regole possono ammettere tranquillamente le deroghe, però dal lunedì al venerdì tu devi funzionare a livello di performance, competenza, velocizzazione del tempo, il sabato e domenica fai quello che vuoi”, in tal modo il filosofo, saggista e psicoanalista Umberto Galimberti inizia la sua splendida e mai scontata disamina.
Dunque, con il passare del tempo e l’avvento della tecnica è notevolmente cambiato anche il modo di fare i genitori: prima, infatti, era riconosciuta l’autorità paterna, poi però “i padri sono diventati amici dei figli, sono caduti nel mito del giovanilismo”.
A al fine Umberto Galimberti ha così espresso il suo pensiero: “Se per i figli resta tempo solo la sera davanti alla tv, abbiamo sbagliato tutto; con loro si deve parlare tanto, bisogna renderli autonomi e curare questa autonomia, gratificandoli quando fanno un passo avanti e cercando di capire insieme perché ne fanno uno indietro. Solo la comunicazione frequente e assidua e l’attenzione li fanno crescere bene”.
I genitori, dunque, devono dialogare con i propri figli, sin da piccolissimi, così da poter instaurare con loro un rapporto di fiducia, presupposto imprescindibile per un processo di crescita sano e consapevole.
Ogni figlio, infatti, necessita di un genitore presente che sappia ben modulare empatia ed autorevolezza, capace di mettersi in gioco, consapevole di poter anche sbagliare ma altrettanto abile nel rialzarsi e nel ricominciare, percorrendo il cammino della vita a fianco di suo figlio.
di VALENTINA TROPEA






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