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Da Bruzzone a Crepet: "il necessario per vivere e crescere felici: l'amorevolezza di due genitori, il contatto con la natura e un graduale incontro con la società"

Gli esperti di psicologia non esprimono un parere definitivo, ma ci portano entrambi a soffermarci su aspetti più rilevanti e diversi da quelli che ci propongono i media. Non occorre capire...

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La vicenda dei bambini che stanno crescendo nel bosco è ormai diventata virale. Molti esperti si sono espressi in merito, ma i commenti di Paolo Crepet, psichiatra e sociologo, e di Roberta Bruzzone, criminologa forense, emergono in modo particolare. I due professionisti, seppur con analisi distinte, sottolineano che l’attenzione generata attorno a questa famiglia è molto alta rispetto a quella riservata ad altre vicende ben più gravi.

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A tal proposito Bruzzone afferma: "È chiaro che è una situazione complessa. Una famiglia che certamente delle criticità le ha rappresentate. È stata valutata la condizione abitativa dei minori, è stata valutata la loro condizione complessiva e c'è un tribunale che ha preso una posizione. Certo, ci saremmo augurati altrettanta incisività, altrettanta rapidità, altrettanta attenzione, in altri casi in cui la situazione era decisamente più grave rispetto a quella che stiamo documentando. Io ritengo che obiettivamente sia un provvedimento molto severo".

Bruzzone riconosce la presenza di problematicità, come la mancanza di igiene, la scarsa socialità e l’assenza di istruzione. Allo stesso tempo ritiene però che il provvedimento del tribunale sia troppo rigido e possa essere superato se i genitori dimostrassero un impegno concreto: "Indubbiamente ritengo che ci sia la possibilità che questi due genitori possano adoperarsi per ripristinare delle condizioni che rendano il tribunale più sereno in merito alle criticità che ha evidenziato".

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La criminologa sottolinea inoltre che il padre si è visto privare di moglie e figli nel giro di pochissimo tempo, non per aver cresciuto male i bambini ma per averli cresciuti in modo diverso. Non entriamo certamente nel merito, e non è una critica nei riguardi di chi si trova a prendere scelte difficili. Secondo Paolo Crepet intervenuto sul caso nei giorni scorsi: «Non è una questione di bosco o città, ma una questione di equilibrio», sottolineando come invece vengano considerate “normali” famiglie che, se analizzate nel profondo, presentano gravi disfunzionalità. Continua: "I genitori che stanno sui social tutto il giorno a farsi i fatti loro – e non parlano mai con i figli – vanno bene, mentre chi vive libero nei boschi no" ( CLICCA QUI ).


Per entrambi gli esperti, il distacco dalla socialità digitalizzata non rappresenta necessariamente un rischio. Anzi, un ritorno alle origini potrebbe aiutare molti a riscoprire valori autentici, a patto che non venga compromessa la salute fisica e mentale dei minori. Conclude Bruzzone: "Io credo che dei bambini che vivono in una posizione rurale, lontano dai media, lontano dai cellulari, lontano da un certo tipo di attività, che peraltro hanno fatto scuola familiare, che sono stati educati… visto quello che sto vedendo con i bambini “normali” e inseriti in contesti di socializzazione, francamente non me la sento di avere una posizione così netta relativamente alla potenzialità dei rischi".

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Gli esperti non esprimono un giudizio definitivo, ma invitano a soffermarsi su aspetti più rilevanti e complessi rispetto a quelli raccontati dai media. Non si tratta semplicemente di stabilire cosa sia giusto o sbagliato, ma di capire cosa sia davvero meglio per questi tre bambini, oggi lontani dal loro ambiente di sempre. Forse la strada più sensata potrebbe essere quella della gradualità: un inserimento progressivo nel sistema educativo, senza però recidere il legame con il loro stile di vita originario, dove non mancano l’amore dei genitori, il contatto con la natura e tutto ciò che serve per crescere in modo sano e felice.


di NATALIA SESSA

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