Lucangeli: "Il potere delle mani". Un bambino deve poter disegnare, colorare, suonare uno strumento...Fare una torta insieme è il modo per dire "tu hai valore di esistere"
- La Redazione
- 19 minuti fa
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Per Daniela Lucangeli l'utilizzo delle mani sono il primo linguaggio del bambino: disegnare, colorare, suonare uno strumento...

“Le mani sono il più potente sensore del corpo e l'area del cervello, dedicata alle mani, è simile all'area dedicata al riconoscimento di tutto ciò che passa attraverso la bocca, quindi sono i due interlocutori più potenti tra ciascuno di noi e la realtà esterna”. Il tatto e il gusto sono due tra i cinque sensi dell’uomo e, come ci spiega l’esperta di Neurosviluppo Daniela Lucangeli, le loro strutture sono governate da aree simili del cervello. Entrambi conducono verso la scoperta, l’esplorazione e la conoscenza.
Oggi, più che mai, occorre ritornare a parlarne perché ce ne stiamo dimenticando e ci stiamo allontanando sempre più dalla nostra normalità.
Infatti continua l’esperta: “Abbiamo fermato le mani, al punto che i bambini non contano più con le dita, non sanno più allacciarsi le scarpe, non sanno più fare una “torta di terra”. Avere bloccato le mani vuol dire avere bloccato una struttura che ha milioni di anni di esperienza nella codifica della realtà”. I genitori tendono a proteggere i figli sotto la cosiddetta “campana di vetro” , non permettono loro di giocare con la sabbia per non farli sporcare, non insegnano a contare con le dita perché li vorrebbero già plusdotati, capaci di compiere attività in maniera implicita senza prima aver appreso, imparato e costruito.
Questo “saltare le tappe” non li rende più intelligenti ma si rischia di ottenere l’esatto opposto. “Stiamo confrontando i giochi virtuali con i giochi reali, i giochi di immaginazione con i giochi di manipolazione, i giochi di percezione e i giochi di relazione. Dobbiamo ritornare a capire che cosa si è in qualche modo impoverito nel sistema educativo, che va assolutamente risvegliato nel considerare il gioco, non ricreativo ma, creativo, di generazione di intelligenza”, come spiega l’esperta, il gioco non deve essere pensato per riempire momenti in cui non si ha tempo, ma deve ri-assumere una posizione centrale, perché per il bambino rappresenta l’inizio di tutto.
Anche per questo motivo non può essere sostituito al digitale. Il cervello ha bisogno di stimoli giusti che garantiscano il tempo necessario per maturare, assorbire, imparare ed apprendere. E queste tappe imprescindibili il “virtuale” non le consente.
Inoltre, i genitori fanno spesso leva della cattiva compagnia dei dispositivi digitali in occasioni che potrebbero invece accrescere “lo stare insieme”. Occasioni per generare un momento indelebile nelle memorie del figlio, come per esempio andare a cena fuori o fare la spesa "non ce ne siamo resi conto, ma abbiamo generato un processo sostitutivo di relazione” afferma Lucangeli.
L’esperta si riferisce a tutti quei momenti nei quali il genitore deve ricordarsi che il figlio, per quanto piccolo, è presente. E la sua presenza deve essere attenzionata attraverso il coinvolgimento nelle attività. Altrimenti si rischia di crescere figli presenti fisicamente ma assenti mentalmente, perché assuefatti da un mondo ben lontano dalla realtà: un mondo fatto di “super stimoli”. Infatti afferma la psicologa: “Perché a 11 anni non li togli più da questi dispositivi? Perché non gli interessa uscire a giocare a calcio, ma giocare al finto e artificiale calcio? Perché un super stimolo determina una condizione che nel cervello si chiama “la produzione del circuito della ricompensa", questo circuito produce una molecola che è la dopamina.
Vuol dire che invece di desiderare di fare qualcosa dipendo da questa cosa che mi viene data. Cioè il meccanismo della ricompensa è il meccanismo del non lavoro del cervello. Se io desidero devo emettere tanta energia per generare, se invece tu mi dai risposta allo stimolo senza la mia fatica ecco che immediatamente il cervello è facilitato e mi da la mia micro “dose”.
Fare il genitore non è di certo un’esperienza semplice ma spesso, per stanchezza, svogliatezza e impazienza, si rischia di ricorrere a rimedi che più che riparare danneggiano.
L'esperta in questa sua disamina ci fa capire quanto siano importanti tutte le azioni che passano prima dalle mani: preparare una torta, disegnare, colorare o suonare uno strumento. Tutte attività che sono potenti mezzi per stimolare nel bambino curiosità, ingegno e abilità, con la finalità di farlo crescere in modo sano.
Per te, lettore che ci segui, quanto spazio lasci oggi alle tue mani, al gioco vero e alla relazione autentica con i tuoi figli?
Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza, anche in forma anonima. Condividere può aiutare altri genitori, spesso fermarsi a riflettere insieme è già il primo passo per cambiare direzione.
di NATALIA SESSA






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