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Crepet: "Quando sentite ‘amore mio’, scappate!". Per educare i giovani bisogna lasciarli liberi di sperimentare, per poter capire la vita vera

Aggiornamento: 16 feb

Crepet ci spiega il perché i genitori moderni preferiscono che i propri figli restino a casa, in una

“Una volta si diceva: ‘Questa casa non è un albergo’. Oggi, invece, diciamo ai figli: ‘Rimanete qui con noi, per favore’”. Le parole di Paolo Crepet tracciano un quadro lucido e provocatorio su come sia cambiato nel tempo il rapporto tra genitori e figli. Una riflessione che, con forza, ci porta a chiederci: stiamo davvero aiutando i nostri ragazzi a crescere? 


Come ci racconta Crepet i genitori moderni preferiscono che i propri figli restino a casa, in una comfort zone, che non consente ai ragazzi di forgiarsi, di creare una loro corazza  per vivere in maniera autonoma la propria vita, queste le sue parole: “I nostri genitori ci dicevano: ‘Questa casa non è un albergo’. Adesso, invece, diciamo ai nostri figli: ‘Questa casa è un albergo. Rimanete qui con noi, per favore. Non andate via’. La parola libertà è diventata una chimera. Nel dopoguerra c’era tantissima voglia di fare, quello è stato il tempo dei capolavori del cinema arditi e provocatori. Oggi, al contrario, insegniamo ai ragazzi a vivere in comfort zone, in comodità: divano, maschera, vision pro, Playstation, ‘stai tranquillo amore mio’. Quando sentite ‘amore mio’, scappate”.


Una riflessione amara ma significativa: stiamo abituando i giovani a evitare le difficoltà, privandoli della possibilità di costruirsi una “corazza”, come dice Crepet. E questo si traduce anche nei piccoli gesti quotidiani, come il portare lo zaino dei figli. Ormai i genitori si sono sostituiti ai figli a tal punto da portare il loro zaino di scuola, quasi come a dire ‘QUESTO PESO LO PORTO IO’ ma come ci spiega l’esperto per raggiungere grandi cose servono sacrifici, serve fatica, serve che i ragazzi inizino a provare cosa significa portare un peso sulle spalle già da piccoli: “Ormai è diventato insopportabile anche il peso fisico dei libri.

Ma portare il peso dei libri è una chiara metafora: se vuoi vivere davvero, farai fatica. La vita è faticosa. Ci sono tantissimi genitori che accompagnano i figli a scuola anche durante gli anni della scuola superiore. Mio padre non sapeva neanche dove fosse il mio liceo. Secondo lui, il liceo era una cosa mia, era il mio lavoro. Lui faceva il medico e io non entravo nelle sue questioni lavorative, così io andavo a scuola e lui non si intrometteva nelle mie faccende”.


Viviamo in un’epoca in cui tutto corre veloce, in cui la comunicazione si è fatta sempre più immediata ma, paradossalmente, sempre meno profonda. In questo contesto, diventa fondamentale recuperare il valore della quotidianità e della fatica, elementi che un tempo costituivano la base dell’educazione e dei rapporti umani. A tal proposito, l’esperto sottolinea quanto sia importante “tornare ai valori di un tempo, far capire ai giovani che ogni cosa ha un valore, partendo già dalla semplice quotidianità”.

Per esempio possiamo dare spazio ad un semplice dialogo mentre si pranza o si cena insieme ai propri figli,  per voler riconoscere un’importanza alla loro libertà di opinione e questi piccoli gesti, queste piccole conversazioni, apparentemente prive di significato in realtà nascondono un senso profondissimo che col tempo si radica nella loro mentalità. A tal proposito Crepet aggiunge : “Una volta ti insegnavano che la scuola è fatica, che il lavoro è fatica, che l’amore stesso è una fatica. Se non insegniamo ai più giovani che ogni cosa ha un peso, un prezzo, che comporta una parte di sudore, come possiamo pretendere che loro stessi diano valore alle cose e alle persone?

Chiediamoci tutti quanto è durata l’ultima cena che abbiamo fatto insieme a nostro figlio o/a nostra figlia. Tredici minuti? E magari con lo smartphone acceso? Fare domande profonde richiede coraggio, anche quello di sentirsi rispondere con riluttanza, ma fa parte del gioco: saperli ascoltare vuol dire mettersi in gioco ogni giorno. ”

Bisogna insegnare ai propri figli il coraggio, la responsabilità partendo da gesti semplici ma che hanno un significato profondo, ecco perché, come ci suggerisce l’esperto: “per educare è necessario togliere, non aggiungere. Solo così si allena al desiderio”. 

di NATALIA SESSA


51 commenti


Fabiana
15 feb

Grazie Prof! È confortante sapere come l’educazione si evolve con il passare del tempo, senza dimenticare i saggi maestri del passato. 💞

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Ospite
15 feb

Egregio dr Crepe. Per noi genitori non è facile proteggere i figli ma siamo costretti a farlo perché abbiamo paura. La società di cui parla lei era quella che al massimo i figli si prendevano a scazzottate, ora si uccidono e uccidono. Oltretutto con gli esempi politici che abbiamo a cosa devono aggrapparsi questi ragazzi. Siamo in cambiamento sociale che ci prende tutti di sorpresa e di paura.

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Maurizio
20 feb
Risposta a

Non credo che la mia risposta possa far cambiare nessuna idea, e purtroppo è proprio questo il lato peggiore della cosa… : ogni epoca comporta dei rischi; la presunzione di pensare che “adesso è peggio” è un modo per giustificare un comportamento orientato solo a “far stare i genitori più tranquilli”. Io ho 50 anni; mio padre del 1938 da giovane andava a giocare con gli amici tra ordigni bellici inesplosi, io mi infilavo in cantieri edili dove non c’era alcuna barriera o protezione, da adolescente pur vivendo in un paesino “tranquillo” uscivo, frequentavo persone; e c’era chi fumava spinelli, anche chi si drogava. C’è stato il grosso terrore dell’AIDS, e, boh? Chissà quante altre cose. In ogni epoca, da…

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Maria
15 feb

Gentile dott.Crepet,

Vorrei riportarle all'attenzione il caso degli studenti fuorisede, come i miei figli,i quali un po per sfida un po per necessità sono andati via di casa a 18 anni e non sono più rientrati.Hanno dovuto uscire dalla confort zone molto presto,confrontarsi con i mille problemi della quotidianità e all9 stessi tempo con quelli di facoltà selettive e impegnative.Ora una è psichiatra e un altro data analyst ,entrambi utonomi e indipendenti.Questo non è accaduto nel secolo scorso ma accade ora ...Come vede,non tutti i genitori sono protettivi ed egoisti e non tutti i figli sono irriducibili bamboccioni.


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Ospite
15 feb

Dott. Crepes io la stimo molto, ho i suoi testi e l'ho anche vista di persona una volta in un suo monologo, appunto! Sono genitore di tre figli ma anche infermiera che ha lavorato duramente con mio marito per crescerli, nonché sociologa...non è prettamente tutto così distruttivo come lei descrive e soprattutto essere genitori non può essere appreso da un manuale...una ricerca sul campo della vita odierna può essere formativa e non credo sia tutto perduto...mi piacerebbe discuterne in un confronto.

La saluto

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Daniele
15 feb

Ma per cortesia ma quante ne scrive questo soggetto ognuno di noi e' diverso dall' altro e risponde diversamente agli stimoli,agli eventi ai casi della vita non siamo mica tutti uguali non siamo dei computer io vorrei tanto sapere come gli va' la vita privata sociale e familiare a questo soggetto...

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