Lucangeli: "Genitori e insegnanti timonieri di esperienze autentiche, come educare i giovani a riscoprire il potere dei legami affettivi per non perderli emotivamente”
- La Redazione

- 14 ott
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 15 ott
“Secondo l’esperta ciò di cui hanno bisogno i giovani è presenza vera, reale e concreta. Un adulto di riferimento che sia davvero un timoniere delle loro esperienze più autentiche...”

Giovani sempre più distaccati dal mondo adulto, come se tra queste due figure ci sia un muro di vetro, dal quale pur vedendosi continuano ad essere distanti non riuscendo a capirsi. Il risultato di questo scenario è una comunicazione inefficace, dove le emozioni non vengono riconosciute e di conseguenza non possono essere manifestate.
A tal riguardo l’esperta di psicologia Daniela Lucangeli affronta questo argomento, cercando di rispondere ad una domanda ben precisa, ovvero: “Cosa serve alle famiglie in quest'epoca iperconnessa per mantenere i figli agganciati emotivamente? Sappiamo benissimo gli effetti della tecnologia sui giovani, per cui, sarebbe opportuno andare ad analizzare cosa potrebbe essere ancora più forte dei social, dell’intelligenza artificiale, per far riscoprire ai ragazzi il potere dei legami affettivi. Rispetto all’aspetto virtuale ciò che può essere ancora più potente è tutto quello che la tecnologia non può trasmettere: emozioni, sentimenti, empatia. Ovvero l'intelligenza emozionale alla quale Daniela Lucangeli chiede di far ritorno.
Continua l'esperta: “È come domandare cosa occorre per dissetarsi? L'acqua occorre. Cioè cosa occorre ai nostri figli di noi? La nostra presenza autentica. Cosa occorre delle emozioni che gli mancano? Le nostre emozioni che si manifestano. Cioè c'è bisogno di ritornare a un modo anche profondo, autentico e semplice di comprendere che cosa sia l'intelligenza emozionale che è l'intelligenza che sente”.
La società odierna non è a favore dei genitori , il ritmo della vita non è rilassato, in questo tempo frenetico difficilmente c’è spazio per le emozioni, nostre e quelle dell’altro. E questo accade anche nel rapporto tra genitore e figlio, ma è tutto ciò che diamo per scontato che potrebbe farci riscoprire i valori autentici ma anche semplici ed elementari perché fanno già parte di noi. “Come quando io devo spiegarlo ai miei studenti. Quando sento? Cioè, quando adopero la parola sentire? Per esempio quando sento fame, sento paura, sento gioia, sento solitudine, sento voglia di andare, cioè quando è qualcosa che non riesco a controllare con quello che, in maniera molto spontanea, è il pensiero”.
Il sentire andrebbe riscoperto prima dai genitori, per riuscire poi a trasmetterlo ai figli. È tutto ciò che non possiamo controllare, come i momenti, come il tempo di cui abbiamo bisogno di trascorrere con loro per sentirli vicini e allo stesso tempo far sentire la “nostra presenza autentica”. “I pensieri non controllano ciò che la mente sente. Cosa significa in termini educativi? Significa che è più profondo il bisogno di quanto evidentemente noi nella complessità del vivere siamo riusciti a dissetare, di questo bisogno di affettività e di relazione. Quindi è paradossale, ma è proprio la scienza oggi che dimostra in termini neurobiologici e neurofisiologici che l'educazione ha bisogno, ha diritto di tornare ad essere affettiva ”.
In conclusione, mentre molti esperti parlano della differenza tra autorità ed autorevolezza, di sottrarre, di punizioni, Lucangeli ci fa riscoprire il lato più materno e accogliente del termine educare. Secondo l’esperta ciò di cui hanno bisogno i giovani ( bisogno inteso come mancanza di qualcosa che sia indispensabile) è presenza vera, reale e concreta. Un adulto di riferimento che sia davvero un timoniere delle loro esperienze più autentiche.
di NATALIA SESSA






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