Lucangeli : "C'è una crepa in ogni cosa, è così che entra la luce. La perfezione è il portare a compimento a mano a mano"
- La Redazione

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Daniela Lucangeli riflette sul valore delle imperfezioni, sul ruolo dell’adulto “specchio” e sul rischio del perfezionismo che blocca la crescita emotiva di bambini e studenti...

“C’è una crepa in ogni cosa, è così che entra la luce”, questa frase della canzone Anthem di Leonard Cohen viene ripresa dalla professoressa di psicologia dello sviluppo Daniela Lucangeli per richiamare l’attenzione su ciò che spesso fatichiamo ad accettare: le nostre imperfezioni. Quelle stesse crepe che ci rendono unici, ma che il perfezionismo tende a cancellare.
Nel suo intervento, l’esperta riflette sulla rappresentazione dell’immagine di sé e sul ruolo dell’“altro significativo”, spiegando: "Se tu mi "poti" dei miei difetti, dei miei errori, delle mie difficoltà e anche della mia rabbia, non hai una rappresentazione corretta di chi sono io. E se mi rimandi un’immagine che non sento mia, mi puoi aiutare poco: non mi fai da specchio, ma mi restituisci le macchie del tuo sguardo. Non mi fai da Mirror, ma mi rimandi le macchie del tuo sguardo."
L’esempio più semplice a cui possiamo fare riferimento è la crescita di un bambino e dell’“altro significativo”, che nel suo sviluppo può essere rappresentato dai genitori o dagli insegnanti.
Se un genitore vede solo i pregi, le riuscite e le vittorie del figlio, mettendo da parte cadute e difficoltà, non avrà mai una visione completa di chi ha davanti. Allo stesso modo, se guarda unicamente gli errori, il bambino crescerà con un senso di inadeguatezza difficile da scrollarsi di dosso una volta diventato adulto. Per trovare una soluzione a questo dualismo l’esperta ci spiega in modo efficace la differenza tra perfezione e perfezionismo: "L'etimologia di perfezione indica “perficie”, che significa “portare a termine, completare”. Il perfezionismo invece è quella tendenza fissa della mente che rende questo portare a termine non un complimento, ma come un'eterna imperfezione”. Secondo Lucangeli non c’è nulla di sbagliato nella perfezione intesa come un risultato da portare a termine, come una serie di tentativi, a volte anche errati ed imperfetti, che però riescono a far avanzare il figlio o lo studente nel corso della vita. Al contrario, la ricerca del perfezionismo blocca qualsiasi sistema di crescita personale, scolastico, sociale.
In definitiva l’esperta afferma: “Teniamo conto di questo: la perfezione è il portare a compimento a mano a mano”. La perfezione quindi accompagna, guida, porta a migliorare se stessi nei limiti di ciò che davvero ci rappresenta, mentre, nel perfezionismo cerchiamo di migliorarci sulla base di un confronto, sulla base del nostro sguardo rivolto all’esterno e questo meccanismo a lungo andare può portarci fuori dalla nostra vera immagine. Un bambino, dunque, per crescere in maniera completa, per poter imparare davvero dai suoi errori dovrà avere accanto persone che lo guidano nell’ottica della perfezione e non del perfezionismo.
Per te, lettore che ci segui, ti sei mai chiesto se lo sguardo con cui accompagni un bambino lo aiuta davvero a conoscersi, o solo a sentirsi all’altezza delle aspettative? Raccontaci la tua esperienza nei commenti, anche in forma anonima: condividere uno sguardo autentico può aiutare altri genitori e insegnanti nel percorso verso la perfezione.
di NATALIA SESSA






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La Lucangeli è sempre meravigliosa, complimenti per l'articolo...