Galimberti: “Fuggiamo dal silenzio perché fuggiamo da noi stessi”. Cosa ci spaventa davvero quando restiamo soli
- La Redazione

- 2 ore fa
- Tempo di lettura: 2 min
Perché il silenzio ci inquieta così tanto? Galimberti riflette su famiglie, rumore costante, paura di guardarsi dentro e perdita di autenticità...

“Fuggiamo dal silenzio perché fuggiamo da noi stessi, allo scopo di evitare l'incontro che più ci inquieta, il contatto con noi stessi. Quell'incontro con quello sconosciuto che preferiamo non conoscere, anche se porta il nostro nome, i tratti del nostro volto, i moti della nostra anima, la sua luce, le sue ombre.
Abbiamo paura che un attimo di silenzio ci costringa alla "riflessione", ci faccia chiedere chi siamo, che volto abbiamo, che pensieri ci attraversano, che sentimenti ci inquietano”, con queste parole, Umberto Galimberti apre una riflessione profonda evidenziando come l’uomo, sempre più distratto dal rumore del mondo, non sia più in grado di ascoltare se stesso, dimenticando chi è veramente.
“Il rumore del mondo è così pervasivo che non abbiamo più la possibilità di non ascoltare e di non vedere. Siamo continuamente esposti alle stesse immagini e alle stesse parole, al punto che anche chi tentasse un momento di introversione finirebbe per ritrovare dentro di sé solo ciò che ha già visto e sentito, in tal modo il filosofo continua la sua disamina ponendo l’accento sul “rumore del mondo” che sembra disorientarci, non permettendoci di ritagliare uno spazio per ritornare a riflettere.
Assistiamo ad un vero e proprio “monologo collettivo”, che chiamiamo erroneamente “comunicazione” o “partecipazione”, dove “chi ascolta finisce con l'ascoltare le stesse cose che potrebbe dire, e chi parla dice le identiche cose che da chiunque può ascoltare”.
Fermati un attimo.
Quante volte, nella tua famiglia, il silenzio viene riempito da rumore, parole inutili o schermi accesi, pur di non ascoltarsi davvero?
D’altronde il silenzio ci intimorisce e non riusciamo più a guardarci dentro: abbiamo paura di mostrarci per come siamo realmente e, con il passare del tempo, abbiamo indossato una maschera così da nascondere le nostre fragilità e debolezze ma anche la nostra più intima essenza. “Radio e televisione hanno il terrore del silenzio, al punto che le parole si rincorrono con una velocità tale che molto spesso non si riesce neppure più a capirle. Parole continuamente parlate ai telefonini con le orecchie tappate da dispositivi sempre pronti a sentir musica e parole.
Discoteche dove il volume della musica sembra fatto apposta per giustificare chi non ha niente da dire, anche se si sforza. Imbarazzo nel ‘minuto di silenzio ’ dove non si sa dove appoggiare lo sguardo e mettere le mani.”
Non riusciamo più ad “ascoltare l'altra parte di noi stessi che si fa sentire solo nel silenzio, la sopprimiamo con tutte le parole con cui ci descriviamo, nel tentativo mai dismesso di rappresentarci davanti agli altri e a noi stessi, in quell'inconsapevole menzogna di chi si descrive in quel certo modo, il più delle volte gratificante, perché non conosce e non vuol conoscere se stesso”.
Eppure la vita ci insegna che solo mostrandoci per ciò che siamo realmente, senza alcun timore o preoccupazione, riusciremo a vivere pienamente, riscoprendo la bellezza di chi preferisce essere se stesso senza dover indossare una maschera.
Per te, lettore che ci segui, ti capita mai di evitare il silenzio in famiglia perché temi ciò che potrebbe emergere?
Se vuoi, raccontalo nei commenti, anche in forma anonima.
di VALENTINA TROPEA






.jpg)




















%20(2).jpg)
.jpg)



















Commenti