Crepet: "Per crescere figli felici bisogna lasciarli giocare. Nascondersi dietro una siepe, rincorrersi, arrampicarsi sugli alberi: è così che si impara davvero cos’è la vita"
- La Redazione

- 12 mar
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 13 mar
Oggi molti bambini hanno tutto ma non sanno più cosa sia l’avventura. Crepet racconta perché nascondersi, correre e sporcarsi giocando insegna molto più di tante lezioni...

Se dovessimo soffermarci solo un attimo e rispolverare i nostri ricordi da bambini, allora subito ritornerebbero alla mente le giornate spensierate ed i mille giochi sperimentati ed ideati con gli amichetti incontrati a scuola, al parco, al mare, e così via discorrendo.
Attraverso il gioco, infatti, i bambini iniziano a relazionarsi con i loro coetanei, affacciandosi al mondo ed imparando a conoscere bene non solo se stessi ma anche i loro “compagni di avventura”. Giocando i bambini sperimentano spensieratezza e serenità, gioia ed allegria, così da crescere congruamente, diventando ben presto adulti consapevoli delle proprie capacità e che hanno fiducia in se stessi.
Tuttavia nella nostra società, nella quale si ostenta perfezione ed impeccabilità, sembra non esserci più tempo per dedicarsi ai bambini, giocando insieme a loro ed ascoltandoli anche quanto apparentemente non hanno nulla da dire.
A tal fine il sociologo e psichiatra Paolo Crepet coglie l’occasione per esprime il suo pensiero in merito, dichiarando espressamente che:
“I bambini non giocano più. Ci sono ragazzini che sono tirati su con un device. Non capire che questo tempo è rubato al gioco è raccapricciante. Giocare alla Playstation non è giocare. Il gioco è nascondersi dietro una siepe, rincorrersi, rotolarsi, arrampicarsi sugli alberi. Usare i pennarelli, la plastilina. Cose che abbiamo sempre fatto e che ora con la modernità e il politically correct si vogliono correggere. È una atroce assurdità”.
Non dobbiamo mai dimenticare, infatti, che solo attraverso il gioco il bambino potrà sviluppare adeguatamente le proprie capacità cognitive, creative e relazionali, così da far rifiorire la propria immaginazione e creatività, ma anche la felicità e la gioia, accrescendo autostima, empatia e capacità di apprendimento.
Per crescere figli felici, pertanto, occorre lasciarli giocare, così come spiegatoci molto accuratamente e dettagliatamente da Paolo Crepet.
Bisogna comprendere fino in fono che “il gioco ha una particolarità: insegna a perdere. È giocando che si inizia a capire cos'è la vita. Quando un tuo amichetto ti batte, quando improvvisamente non ti saluta più. Si parla tanto di disagio giovanile. E perché i ragazzi di oggi sono così fragili? Perché li si è protetti troppo, paradossalmente lasciandoli ancora più soli”, queste le parole utilizzare dallo psichiatra per continuare la sua ragguardevole disamina.
La funzione svolta dagli adulti di riferimento, in qualità di genitori, appare pertanto di fondamentale importanza: bisogna ritornare a giocare con i propri figli, dedicando loro il tempo migliore, così da apprendere bene quali sono i loro desideri e le loro ambizioni, ma anche le loro paure e difficoltà.
Dunque, i bambini hanno bisogno del nostro affetto e delle nostre attenzioni: trascorrere del tempo assieme rimane il regalo più grande che possiamo donargli e del quale non possiamo mai privarli.
E tu, lettore che ci segui, pensi che ad ogni bambino debba essere garantito il diritto di giocare così da crescere serenamente, sperimentando creatività ed immaginazione ma anche felicità e gioia? I bambini hanno bisogno del nostro affetto e delle nostre attenzioni: in qualità di genitore dedichi a tuo figlio il tempo migliore? Riesci a giocare con lui senza trascurarlo a causa del lavoro?
Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza, anche in forma anonima. Spesso fermarsi a riflettere insieme è già il primo passo verso il cambiamento.
di VALENTINA TROPEA



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Sono una nonna ma una nonna triste perché vedo mia nipote di 10 anni che gioca poco, solo quando è con i fratellini, per fortuna. Il papà e compagna da quasi tre anni la stanno crescendo come un piccolo militare ... sempre si Signore...con me giocavamo a nascondino, a pallone, a gare di corsa, a raccogliere fiorellini, funghi e conoscere le erbe commestibili...ora non mi è più permesso....
Sono una nonna e cerco di giocare e far giocare il più possibile mio nipote di 3 anni e trovo giustissimo ascoltarlo anche quando si fa fatica a capirlo. Anche mio marito agisce così Lo dico sempre anche a mia figlia e mio genero.. Grazie per l’articolo di Crepet bravissimo sempre.
Non puoi insegnare un comportamento ai figli se, neppure tu lo conosci. I genitori di questa generazione non sanno cucinare (comprano già fatto) non sanno usare un trapano, non sanno lavare (usano lavanderie) troppi impegni estetici e palestre. In compenso sono esperti in silicone e orari notturni o, mattutini. E magari qualche fumatina o pastichetta. Auto enormi da riuscire a parcheggiare correttamente. Poveri bimbi.
I miei ricordi meravigliosi di un’infanzia avventurosa! Andavamo nei cantieri navali a giocare nelle navi da traversata che necessitavano di manutenzione. Maschi e femmine. Ma anche giochi in strada più semplici e classici, all’oratorio o in spiaggia d’inverno visto che abitavo a pochi metri. Le bambole me le compravano ma io preferivo giochi più fisici e sociali. Battimuro, elastico, figurine e biglie…CHE BEI TEMPI!!
I miei ricordi di bambina ragazzina bellissimi: nascondino, pallatennis, pampano( come si chiamava una volta) con amici maschi o femmine.
A mio figlio ormai grande ho rubato tanto tempo causa lavoro, ora che sono Nonna ( anche se giovane) dedico il mio tempo libero a mio nipote, con i giochi più disparati.