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Novara: "La vita è una cosa seria, non è un videogioco. Nelle relazioni la persona deve stare al centro"

"La scuola deve tornare a valorizzare la discussione tra i ragazzi, si tratta di uno strumento educativo utile a vedere i punti di vista di tutti"

“I ragazzi non sono più capaci di risolvere i conflitti con una discussione e per questo scelgono la via della violenza, dell'aggressività”. Queste sono le parole dell’esperto di pedagogia Daniele Novara che interviene parlando di violenza e conflitti in un momento delicatissimo per i giovani e i fatti di cronaca, accaduti in questi giorni, non fanno altro che confermarle, continua:

“Litigare vuol dire sfogo ma vuol dire anche confronto. Vuol dire saper vedere e ascoltare il punto di vista dell'altro. In fondo questa è la base stessa della democrazia: sapersi confrontare nelle differenze”. Secondo il pedagogista è corretto far valere le proprie opinioni in una discussione ma senza dimenticare il rispetto. Un rispetto che a quanto sembra non si ha più la possibilità di metterlo in pratica, i giovani non si incontrano più, non passano più del tempo insieme, il loro confronto avviene in una sfera virtuale che non può dare la stessa percezione della realtà: “Questa generazione passa così tanto tempo davanti allo schermo del telefonino che è del tutto dissociata dalla realtà. E nella gestione della quotidianità capita usi le stesse dinamiche di un videogioco”.

I ragazzi vivono come veri e propri protagonisti di un videogioco ma è importante far capire loro che nella realtà non ci sono “vite di riserva”, non c’è un “livello successivo”, quando si arriva al “Game Over” allora è responsabilità di tutti, in particolare degli adulti, intervenire.

“Per questo sono convinto che sia necessario fare una seria prevenzione educativa. Significa che se un compagno non è d'accordo con te o ti ha fatto uno sgarbo, ci sono mille altri modi per affrontare la discordanza senza arrivare alla violenza”. In famiglia, spesso, il giovane ha la sola possibilità di confrontarsi con gli adulti per cui è a scuola, nella collettività che si sperimenta il vero confronto, si sperimenta come stare con gli altri e cosa fare per poter interagire, nel rispetto, con loro. Infatti, conclude l’esperto:

“È soprattutto la scuola a dover tornare a valorizzare la discussione tra i ragazzi. Si tratta di uno strumento educativo utile a vedere i punti di vista di tutti. Anzi, penso sia molto più utile questo anziché puntare sul nozionismo”. Per Novara quindi questa è una scuola ancora troppo concentrata sulle nozioni, sulle materie e sul programma da terminare in tempo, quando l’unica soluzione a tutto questo sarebbe far assumere una posizione di centralità alla persona, alle sue differenze e alle sue emozioni.  



di NATALIA SESSA

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