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Crepet: "Restare aggrappati all’immagine di una ventenne è mostruoso"

Dallo specchio ai social, Paolo Crepet analizza l’ossessione per l’immagine, la perfezione che non esiste e il disagio profondo delle nuove generazioni...

Viviamo in una società dell'apparenza, della forma, dell'involucro vuoto e privo di sostanza. Siamo tutti protesi verso il raggiungimento della perfezione esteriore, dimenticandoci completamente dei valori e del bagaglio personale di emozioni e sensazioni di cui la vita può arricchirci. Eppure, non passa un giorno, un'ora, un istante in cui la nostra mente non si crucci circa il nostro aspetto, il mero riflesso che lo specchio offre di noi stessi.


Tutto ciò incide, in particolar modo, sulle moderne generazioni. I giovani, infatti, passano intere giornate a specchiarsi, cercando nella loro immagine riflessa una conferma, quasi che lo specchio potesse esprimere un giudizio insindacabile. Si tratta di una realtà sempre più dilagante ed amplificata ulteriormente dai social media, che offrono modelli di perfezione fisica falsata, creando aspettative inutili, soprattutto nelle adolescenti. Una realtà che determina nei giovani non poche conseguenze, che spesso si traducono in veri e propri gesti estremi e cruciali.

A tal proposito, il noto sociologo e psichiatra Paolo Crepet ha evidenziato come "oggi lo specchio è ovunque, soprattutto nel telefonino. Ci si guarda continuamente e meno ti guardi con benevolenza, meno ti approvi. Perché? Perché l'idea che abbiamo degli altri è falsata, idealizzata. Viviamo e vediamo un mondo glamour completamente irreale: o le immagini sono ritoccate, oppure lo sono i volti, grazie alla chirurgia estetica. È una corsa verso una perfezione che non esiste e non è mai esistita. E poi: cos'è la perfezione? Un'astrazione".

Dunque, i giovani hanno ricevuto un modello falsato di valutazione di se stessi, condizionato esclusivamente dal giudizio e dell'approvazione altrui. Desideriamo fortemente raggiungere la perfezione e cerchiamo l'approvazione altrui per accettarci o rinnegarci, per stimarci o entrare in conflitto con noi stessi. Le nostre giornate sono ormai caratterizzate dalla continua ricerca del consenso quando ci specchiamo e vediamo riflessa la nostra immagine, rincorrendo una perfezione che non esiste.

Ed allora, il rapporto con lo specchio diventa fragile e difficile soprattutto per le più giovani poiché, come affermato da Crepet, "davanti allo specchio non cerchiamo solo un'immagine estetica, ma cerchiamo una risposta a qualcosa di più profondo. In quel riflesso finiscono le nostre paure, le nostre insoddisfazioni, il timore di non essere all'altezza. La bellezza diventa una scorciatoia: 'Se miglioro il mio corpo, forse risolvo quello che non va dentro'. Ma non funziona così. L'insoddisfazione è interna, profonda, e oggi emerge con più forza perché il futuro è percepito come incerto, complesso, minaccioso".


Sempre secondo il noto psichiatra, un fattore scatenante di questa drammatica situazione è da rintracciare nei social network, a cominciare da Facebook, dove è possibile ammirare ormai solo foto perfette, senza sfumature, lontane dalla realtà. Le immagini, infatti, sono così perfette e distanti dalla veridicità che, spesso, quando incontriamo dal vivo le persone ritratte nelle foto stentiamo a riconoscerle e "questo scarto continuo tra realtà e rappresentazione crea disagio, frustrazione, perdita di autenticità".

Tutto ciò non può che destabilizzare gli adolescenti, tanto che le giovani sono sempre più attratte dalla medicina estetica, in una ricerca spasmodica della perfezione.


Un ruolo di fondamentale importanza è esercitato, senza dubbio, dai genitori e la loro responsabilità è enorme: "l'errore è voler essere uguale ai figli: a volte le mamme indossano gli stessi vestiti delle loro figlie, vanno agli stessi aperitivi, ascoltano la stessa musica. Un genitore deve fare il genitore, non il coetaneo. A cinquant'anni non puoi vivere come se ne avessi venti. La bellezza cambia, si trasforma, e va accettato. Si può essere affascinanti per le idee, per la testa, per l'ironia. Restare aggrappati all'immagine della ventenne è mostruoso", questo quanto dichiarato espressamente da Paolo Crepet per concludere la sua profonda riflessione.

Pertanto, i genitori devono rendere i figli consapevoli dell'importanza di non omologarsi, conformarsi, standardizzarsi, così che possano basare la propria esistenza sull'evoluzione della personalità e del carattere, sperimentando e plasmando un pensiero proprio, al di fuori degli schemi vuoti imposti dalla società.




di VALENTINA TROPEA

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