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Stipendi anti-inflazione, nell’ultimo triennio ai Metalmeccanici +16% e ai bancari + 18%: Anief chiede di fare lo stesso con la scuola, servono 10 miliardi aggiuntivi

"La bassezza degli stipendi della scuola si evidenzia non solo quando si confrontano con quelli dell’estero ma anche con i compensi dati a fine mese in Italia: l’ultimo raffronto impietoso è..."



La bassezza degli stipendi della scuola si evidenzia non solo quando si confrontano con quelli dell’estero ma anche con i compensi dati a fine mese in Italia: l’ultimo raffronto impietoso è con i nostri metalmeccanici, che tra il 2021 e il 2024 hanno complessivamente fatto registrare un aumento medio lordo di 310,9 euro distribuito in quattro tranche (25 euro, 25 euro, 123,4 euro e 137,5 euro approvato solo pochi giorni fa). “Si tratta di un incremento di oltre il 16%, molto vicino al 18% ottenuto dai bancari Abi”, scrive la stampa economica nazionale.




Sull’accordo, dicono le parti, hanno pesato molto “i picchi di inflazione” degli ultimi anni. Per questi motivi si vuole arrivare ad “incrementi che non hanno eguali nella storia”. Ai lavoratori del comparto Metalmeccanico arriverà anche un conguaglio e “per non protrarre a lungo la vacanza contrattuale, imprese e sindacati hanno già avviato il negoziato per il rinnovo 2024-2027, per il quale i sindacati hanno chiesto un aumento di 280 euro nella loro piattaforma”: nel prossimo mese le parti si incontreranno quattro volte, durante le quali si affronterà “la parte economica per poi proseguire con quella normativa”.



Secondo il sindacato Anief l’andamento di questa trattativa dovrebbe essere preso come modello per convincere il Governo a stanziare una quota di miliardi aggiuntivi per la scuola, dove negli ultimi tre lustri l’inflazione ha sfiorato il 16%: “i 5 miliardi messi a disposizione dal Governo per il rinnovo dei contratti delle PA 2022/2024 sono a dire poco inadeguati – ricorda Marcello Pacifico, presidente del giovane sindacato - : abbiamo calcolato che quei 5 miliardi servono solo a recuperare l’indennità di vacanza contrattuale, relativa al biennio di ritardo contrattuale. Servono poi altri 10 miliardi per allineare gli stipendi all’inflazione, che nel frattempo ha assunto proporzioni gigantesche”.



Sulla situazione degli stipendi di docenti e Ata pesa come un macigno il gatto che tra 2008/2018 il contratto è rimasto congelato, con l’inflazione che si è elevata del 14%), poi c’è quella da record (+16%) del periodo 2022/2024. Con gli aumenti successivi (a partire da quello del 2019/21) ci siamo ritrovati addirittura 15 punti sotto inflazione. Il risultato è che servono 10 miliardi ulteriori per allineare la retribuzione al costo della vita, come del resto è avvenuto nel settore privato”.



Ecco perché il sindacato Anief chiede con forza di utilizzare tutti i 5 miliardi messi a disposizione dalla parte pubblica per l’indennità di vacanza contrattuale: in tal modo, si andrebbe a incrementare del 5,78% lo stipendio medio e ciò sarebbe in linea con quanto previsto dalla legge (50% del TIP). Lo Stato, infatti, deve pagare mensilmente un assegno pari al 50% dell’inflazione programmata ma invece di farlo tiene i soldi in cassa in attesa del rinnovo contrattuale. Fino a quando questo non avverrà, in attesa del rinnovo del contratto di categoria, noi continueremo a proporre e portare avanti appositi ricorsi, per personale di ruolo e precari, finalizzati al recupero della piena indennità di vacanza contrattuale.



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di LA REDAZIONE




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