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Jannik Sinner: la speciale storia del numero 1 al mondo, il ruolo della famiglia e degli insegnanti nell’educazione dei giovani

Aggiornamento: 14 giu

In ogni torneo Jannik Sinner ha sempre dimostrato tanta maturità, compostezza, sportività, non risparmiandosi mai. Durante tale percorso non sono mancati neppure…



Jannik Sinner è annoverato tra i più forti tennisti italiani di sempre. Il 10 giugno 2024 ha raggiunto la prima posizione nel ranking ATP diventando il primo italiano che ha conquistato il numero 1 della classifica mondiale nella storia del tennis. Con 13 titoli del circuito maggiore, è il più vittorioso tennista italiano dell'era Open; il suo palmarès vanta un titolo Slam, due Masters 1000, quattro ATP 500, sei ATP 250 e una Coppa Davis.


Nelle prove del Grande Slam ha conquistato l'edizione 2024 degli Australian Open, quarto Major vinto in singolare maschile da un tennista italiano, il primo su una superficie diversa dalla terra rossa, mentre nel 2023 è stato semifinalista a Wimbledon. Insieme a Matteo Berrettini, è l'unico atleta italiano ad aver disputato almeno i quarti di finale in tutti i Major.


Finalista alle ATP Finals nel 2023, nello stesso anno ha contribuito in maniera determinante, sia in singolare sia in doppio, alla vittoria della seconda Coppa Davis da parte della nazionale italiana, 47 anni dopo la prima.

A tre anni e mezzo Sinner inizia a cimentarsi con lo sci e il tennis a San Candido con il maestro Andreas (Ando) Schönegger. Sulle piste innevate ottiene ottimi risultati a livello nazionale in slalom gigante vincendo, all'età di sette anni, il 32º Gran Premio Giovanissimi 2009. Nel tennis comincia ad allenarsi con maggiore intensità dal 2008, presso il circolo ATC Bruneck di Brunico, grazie al nonno Josef, che lo accompagna con l'automobile. Il primo a individuarne le qualità è il maestro Heribert (Hebi) Mayr che lo segnala all'altro allenatore Andrea Spizzica.




A 13 anni Sinner opta definitivamente per il tennis, a causa della lunghezza degli allenamenti sciistici, che considera sproporzionati rispetto alla breve durata delle gare, nonché per le maggiori possibilità di recuperare nelle situazioni di svantaggio durante una partita di tennis. Su suggerimento di Massimo Sartori, viene quindi inviato a Bordighera, per periodi via via più lunghi, fino al trasferimento definitivo, prima al Bordighera Lawn Tennis Club e, dal 2018, al Piatti Tennis Center, sotto la guida di Riccardo Piatti coadiuvato da Andrea Volpini, Giulia Bruschi e Luca Cvetkovic, con i quali terminerà di collaborare nel febbraio 2022. E così martedì il neo numero uno al mondo, Jannik Sinner, è ritornato a Sesto Pusteria, in Trentino Alto Adige, nella sua città natale, per festeggiare tale trionfo.


Ha avuto modo di incontrare tante persone che lo hanno ammirato, amato e seguito lungo questo cammino così intenso e pieno di emozioni. Sinner è un ragazzo molto umile, sempre composto, estremamente semplice, modello per tanti giovanissimi.

“Se scegliete una cosa che vi rende felici avete già vinto”, ha dichiarato Sinner ai ragazzi giunti appositamente per festeggiare assieme il suo traguardo. “A volte ci sono famiglie che impediscono ai figli di fare ciò che vogliono. Se uno può fare ciò che ama ha già vinto”.


Le sue parole sono davvero significative, si tratta di un messaggio rivolto proprio ai più giovani: è necessario sempre lottare per quello in cui si crede, non bisogna mollare mai; bisogna sacrificarsi, vivere ogni attimo con passione e dedizione, perseguire i propri obiettivi e tutto ciò indipendentemente dai risultati.



Non ha mai nascosto i ringraziamenti nei confronti della sua famiglia; quella famiglia che lo ha sostenuto e gli ha permesso di diventare il numero uno al mondo, quella famiglia semplice che gli ha trasmesso tanti valori e che lo ha reso un campione, ancor prima che sul campo, nella vita. Dopo la vittoria agli Australian Open aveva così ringraziato la sua famiglia, sottolineando il ruolo fondamentale nella sua educazione: “Grazie per la libertà. Grazie per avermi lasciato libero di provare, vorrei che tutti i bambini potessero sentirsi così, senza pressioni. Auguro a tutti di poter avere genitori come i miei, in genere non parlo mai di loro, ma volevo farli sentire speciali per una volta”.


Ed alla stessa maniera in un’intervista al Corriere della Sera aveva così dichiarato: “Sono andato via di casa a 13 anni, costretto a crescere velocemente: ho imparato da solo a fare la lavanderia, a cucinare, a fare la spesa. Per un genitore lasciare andare un figlio così presto non è facile. Non ho ancora sentito i miei genitori. A loro non piace apparire: ho voluto fare una cosa carina per farli sentire speciali per una volta. Ho avuto la fortuna che i miei non mi mettessero pressione: non è così per tutti i ragazzi giovani che provano a costruirsi una carriera. Poi, forte lo diventi col lavoro”.


In ogni torneo ha sempre dimostrato tanta maturità, compostezza, sportività, non risparmiandosi mai. Durante tale percorso non sono mancati neppure gli infortuni ma Sinner è sempre riuscito a rialzarsi, dopo ogni caduta, non ha smesso di crederci, non perdendo mai di vista il suo obiettivo.



Il ruolo delle famiglie diviene determinante nella crescita dei giovani: in primis sono proprio i genitori ad insegnare ai figli cosa significhi perseguire le proprie mete, lottare per quello in cui si crede, ma solo con tanto impegno e sacrificio; non tutto è dovuto nella vita, non tutto è semplice o immediatamente raggiungibile.


Le passioni vanno coltivate, i terreni fertili necessitano di tanta cura e così i talenti hanno bisogno sempre di nuovi stimoli: supportiamo sempre i nostri giovani, aiutiamoli nella loro crescita, trasmettiamo loro i valori più importanti sin dalla più giovane età; il ruolo di educatore non è solo quello svolto da un genitore ma ricordiamo che anche le scuole hanno un ruolo determinante nel loro sviluppo, quelle scuole dove i ragazzi cominciano a fare i primi passi, quelle scuole dove gli insegnanti trasmettono tanta sapienza, tanta conoscenza, ma anche tanti valori; gli insegnanti che trascorrono del tempo assieme ai ragazzi e che contribuiscono, senza dubbio alcuno, anche alla formazione delle loro personalità.


"La mia storia è molto semplice: svegliarmi al mattino e provare ad essere un giocatore e una persona migliore. Per farlo hai bisogno di un ottimo team e persone oneste intorno a te e credo di aver avuto sempre la fortuna di avere queste persone. Mi hanno sempre aiutato, specialmente nei momenti difficili. Mi ha aiutato anche il pubblico italiano a spingermi verso una direzione alta e positiva. Sono contento di condividere tutto questo con le persone che mi stanno intorno, che fanno il tifo e credono per me", così ha dichiarato il giovane altoatesino in un’intervista.


Le sue parole sono pregne di significato, il suo è un sogno che è diventato realtà e noi siamo fieri di lui, lo abbiamo sostenuto e continueremo a farlo. Grazie di tutto Jannik.





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di VALENTINA TROPEA




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