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Galimberti: “I giovani non vedono più il futuro”. Serve ripartire dall’immaginazione per riaccendere la motivazione

Il filosofo parla di “tristezza culturale” e chiama in causa gli adulti: quando il futuro scompare, l’unica possibilità è restituire ai giovani immagini, desiderio e motivazione...

È vero che i giovani sono ormai senza futuro? È una domanda non nuova, ma dalla risposta drammatica secondo il filosofo Umberto Galimberti, che in una recente intervista è tornato ad analizzare la nostra società e ciò che davvero offre ai ragazzi. Queste le sue parole: “In termini di aspettativa del futuro, cosa che i ragazzi oggi non hanno, sono convinto che la loro sofferenza non è dovuta tanto ai problemi psicologici dell’adolescenza...”

Spesso, quando non si vuole guardare la realtà, si cercano scorciatoie. E secondo l’esperto accade proprio quando parliamo della sofferenza degli adolescenti: ci fermiamo alla conseguenza e non al motivo, senza chiederci prima di tutto: noi adulti cosa stiamo facendo per migliorare la loro situazione?  In “quell’età incerta in cui si oscilla tra gli entusiasmi più sfrenati e le depressioni più abissali ” i ragazzi non hanno passione, risultano spenti e questo è uno degli aspetti più tragici di questi tempi.

Una società nella quale un giovane non si sente pieno di vita, non ha ardore, non ha desiderio è una società destinata a morire presto. Galimberti in questo suo intervento non mette in secondo piano i problemi psicologici, ma vuole suggerire un altro punto di vista, che mette in discussione prima di tutto gli adulti e conclude: “c’è soprattutto una tristezza culturale, nel senso che davanti a sé il futuro loro non lo vedono, e quindi mi viene a mancare la motivazione”. 

La “tristezza culturale”  è una responsabilità generale, riguarda tutti. Dalla famiglia, alle istituzioni, è  responsabilità anche dell'anziana donna che casualmente incontriamo per strada mentre stiamo facendo una semplice passeggiata. Inoltre, in tutte le situazioni più importanti della vita, la motivazione ha un ruolo cruciale, ci spinge oltre quando non abbiamo voglia, quando non abbiamo le forze, quando non abbiamo aspettative. Ma l’ “oltre” deve essere lì ad attenderci, e se non riusciamo a vederlo dobbiamo, almeno, riuscire ad immaginarlo.

Dunque, perché non partire proprio dall’immaginazione, perché non partire dall'offrire a questi ragazzi immagini di una vita diversa, dove possono imparare che la crepa non si può evitare, ma anche da quella più profonda può entrare luce. 

Per te, lettore che ci segui, se pensi ad un giovane che non riesce ad immaginare il suo futuro come interverresti? Come cambieresti questa sua prospettiva di vita? Cos'è che manca oggi a questa società ?

Scorri in basso ed esponi il tuo pensiero, anche in forma anonima.


di NATALIA SESSA

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