Galimberti: "Per essere felici bisogna immaginare un futuro possibile." Le responsabilità di famiglie ed educatori nel riaccendere il desiderio
- La Redazione

- 30 gen
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 1 feb
Un compito scomodo per adulti e insegnanti: senza visione non nasce il desiderio, e senza desiderio i giovani si fermano...

È vero che i giovani sono ormai senza futuro? È una domanda non nuova, ma dalla risposta drammatica secondo il filosofo Umberto Galimberti, che in una recente intervista è tornato ad analizzare la nostra società e ciò che davvero offre ai ragazzi. Queste le sue parole: “In termini di aspettativa del futuro, cosa che i ragazzi oggi non hanno, sono convinto che la loro sofferenza non è dovuta tanto ai problemi psicologici dell’adolescenza...”
Spesso, quando non si vuole guardare la realtà, si cercano scorciatoie. E secondo l’esperto accade proprio quando parliamo della sofferenza degli adolescenti: ci fermiamo alla conseguenza e non al motivo, senza chiederci prima di tutto: noi adulti cosa stiamo facendo per migliorare la loro situazione? In “quell’età incerta in cui si oscilla tra gli entusiasmi più sfrenati e le depressioni più abissali ” i ragazzi non hanno passione, risultano spenti e questo è uno degli aspetti più tragici di questi tempi.
Una società nella quale un giovane non si sente pieno di vita, non ha ardore, non ha desiderio è una società destinata a morire presto. Galimberti in questo suo intervento non mette in secondo piano i problemi psicologici, ma vuole suggerire un altro punto di vista, che mette in discussione prima di tutto gli adulti e conclude: “c’è soprattutto una tristezza culturale, nel senso che davanti a sé il futuro loro non lo vedono, e quindi mi viene a mancare la motivazione”.
La “tristezza culturale” è una responsabilità generale, riguarda tutti. Dalla famiglia, alle istituzioni, è responsabilità anche dell'anziana donna che casualmente incontriamo per strada mentre stiamo facendo una semplice passeggiata. Inoltre, in tutte le situazioni più importanti della vita, la motivazione ha un ruolo cruciale, ci spinge oltre quando non abbiamo voglia, quando non abbiamo le forze, quando non abbiamo aspettative. Ma l’ “oltre” deve essere lì ad attenderci, e se non riusciamo a vederlo dobbiamo, almeno, riuscire ad immaginarlo.
Dunque, perché non partire proprio dall’immaginazione, perché non partire dall'offrire a questi ragazzi immagini di una vita diversa, dove possono imparare che la crepa non si può evitare, ma anche da quella più profonda può entrare luce.
Il futuro, però, non è qualcosa che si può semplicemente promettere a parole. Non basta dire ai ragazzi che “andrà tutto bene”, né invitarli ad avere fiducia senza offrire appigli concreti. Il futuro va reso visibile, va mostrato attraverso esempi quotidiani, attraverso adulti che non hanno smesso di desiderare, di appassionarsi, di cercare senso in ciò che fanno.
Un insegnante che trasmette curiosità, una famiglia che non spegne i sogni per paura, una società che smette di parlare solo di prestazioni e risultati e torna a interrogarsi sul significato delle scelte: è da qui che può nascere la motivazione. Perché nessun giovane può desiderare ciò che non riesce nemmeno a immaginare.
Ed è forse proprio questo il punto sollevato da Umberto Galimberti: prima di chiederci cosa non funziona nei ragazzi, dovremmo domandarci che idea di futuro stiamo offrendo loro. Senza immagini credibili, senza orizzonti possibili, la sofferenza diventa inevitabile. E la responsabilità, allora, non può che ricadere sugli adulti.
Per te, lettore che ci segui, se pensi ad un giovane che non riesce ad immaginare il suo futuro come interverresti? Come cambieresti questa sua prospettiva di vita? Cos'è che manca oggi a questa società ?
Scorri in basso ed esponi il tuo pensiero, anche in forma anonima.
di NATALIA SESSA




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Buona sera
Credo che genitori e figli debbano stare un po' di tempo in più insieme a parlare del futuro del proprio figlio. Non lasciate che buttino via la propria vita, quando in una società che cambia c'è una miriade di lavori nuovi.
O magari anche vecchi ma rivalorizzati, se certi settori come la scuola come sbocchi professionali per il futuro sono già saturi si cambia , artigianato, agricoltura moderna . Raga ci sono una miriade di cose ne ho dette due giusto per citarne qualcuna prendete ora la vostra vita in mano per favore che potete scegliere ci deve pur essere qualcosa dove appassionarsi , non ci credo che non avete ideali. Forza ragazzi che la vita è vostra…
Insegnare ai figli a non vergognarsi dei sentimenti ed abituarli ad esprimerli con le parole...Sentirsi dire" ti voglio bene" e' importante,consolatorio e rassicurante.
Infondere ai figli l' orgoglio di essere nati in questo paese e di avere questa cultura e farli sentire responsabili della difesa dei valori antichi....l'amore per la famiglia ,la patria e le tradizioni.
Dando loro la possibilità, quando sono alle superiori, di non impegnare pomeriggi nella sola e mera ripetizione di concetti ma per buona parte nella pratica e nell'esperienza su ciò che stanno studiando, e concentrare nelle ore di scuola l'insegnamento di ciò che non serve imparare a memoria ma col cuore (es. la storia, la letteratura, ecc..).
Pienamente d'accordo sul dare il buon l'esempio SEMPRE, nel mostrarsi un genitore perseverante che lotta ogni giorno contro mille impegni e avversità della vita, ma che sa godersi anche la vita quando ha la sua.
Ma per molti genitori che probabilmente non hanno molto da offrire intellettualmente parlando, usano come unico strumento di comunicazione quello di essere servizievoli e accondiscendenti nei confronti dei figli, in questo modo non si fa altro che alimentare un atteggiamento egoista che troverà molte difficoltà all'interno della società, dunque alla fine cercherà di evitarla " la società".
-Portare tutti i giorni la colazione a letto ad un figlio pigro che non vuole andare a scuola ( perché altrimenti non si alza) non è la soluzione…
Sarebbe importante educarli ai sentimenti, all'empatia verso gli altri. Sono queste le basi per costruirsi una identità solida, capace di "volare alto", e quindi di immaginare e dunque desiderare e fare