Gesù: "Siate sale della terra e luce del mondo", la vera identità del cristiano tra dono, responsabilità e testimonianza
- La Redazione

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Non per sé stessi, ma per gli altri: il Vangelo chiede una fede che si scioglie, illumina e diventa opera viva...

Di Don Vincenzo Carnevale
È questa la vera identità e missione d’ogni Battezzato e della Chiesa. Ma se il sale perdesse la sua efficacia e diventasse scipito? E se la luce accesa, invece di porla sul lucerniere, la si ponesse sotto il moggio o sotto il letto? Sale e luce, immagini che indicano quale deve essere l’identità e la missione (funzione) dei veri discepoli di Gesù: sale della terra e luce e del mondo.
Siate ciò che siete chiamati ad essere: sale che comunica e dà sapore al cibo, lo purifica, lo preserva e lo conserva; luce, che illumina i passi, rassicura il cuore, rischiara la mente, rende luminosa la casa e chiara ogni cosa. “Con le vostre opere buone e belle”, testimoniate di essere sale della terra e luce, posta sul candelabro, affinché “tutti coloro che sono nella casa” e “rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli”. Il sale comunica e dona il gusto e il sapore al cibo, solo ”sciogliendosi” e “perdendosi” in esso, così, la luce illumina tutti quelli che sono in casa, solo se è e rimane accesa e solo se è posta sul lucerniere. Tutto questo deve essere testimoniato dalle “opere belle e buone”, che il discepolo, chiamato ad essere luce del mondo e sale della terra, deve compiere per la gloria di Dio e il bene dei fratelli e, mai, per un suo interesse o tornaconto, e queste devono manifestare l’amore e la misericordia di Dio agli uomini che a lui si convertono e a lui rendono gloria e onore. I veri discepoli di Gesù, chiamati ad essere sale della terra e luce del mondo, devono essere “per” e “al servizio” degli altri, non “per” se stessi.
Il sale deve sciogliersi per dare sapore al cibo, ed è questo che mangia chi ha fame e non il sale! Così, chi vuole vederci di notte, accende la lampada, non per puntarla su se stesso, ma porla sopra il lucerniere della casa, per illuminarla e poter distinguere gli oggetti, raggiunti dalla sua luce. Come anche di giorno, io non guardo il sole, ma tutto ciò che il sole illumina e rischiara. La luce fu creata per illuminare gli abissi e vincere le tenebre e dividere il giorno dalla notte.
Dunque, “io sale”, per dare sapore, “io luce”, per illuminare con la testimonianza “delle opere buone”, affinché gli uomini, che le vedono, “rendano gloria al Padre nostro che è nei cieli”. “Voi siete sale”, che non deve mai perdere la sua efficacia di donare sapore e gusto, e “Voi siete luce” da mettere sempre sopra il moggio, perché possa dare luce a tutta la casa e a quanto contiene. Le due riflessioni, “se il sale perdesse il sapore” e la luce perdesse la capacità di illuminare, esprimono la necessità vitale di queste due funzioni, che mai devono venir meno nei Suoi discepoli! Anche Il sale e la luce, come la fede e tutti gli altri doni, ci sono stati donati non solo per noi stessi, ma sono doni da diffondere e condividere per creare comunità e tendere a perfezione morale. Il Signore, per bocca del Profeta Isaia, smaschera e rigetta il rito esteriore e la pietà formalistica del digiuno, svuotato di misericordia, di giustizia, di solidarietà, d’aiuto al debole e all’oppresso, di coerenza di vita, con la fede che si professa. Il digiuno che vuole il Signore è “aprire il tuo cuore all’affamato” e “saziare l’afflitto di cuore”, nell’aprire la porta ai miseri e vestire gli ignudi e “Allora la tua luce sorgerà come aurora” e “brillerà tra le tenebre la tua luce” (prima Lettura).
Paolo, dopo l’amara esperienza fallimentare dell’Areopago di Atene, dove aveva cercato di predicare Cristo, utilizzando il metodo della sapienza e la retorica dei Greci, ora, ha deciso di presentare l’inestimabile bellezza di Cristo crocifisso e la sua predicazione non è più fondata sulla sapienza umana, ma “sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza”, in modo che la fede dei Corinzi “non fosse fondata sulla sapienza umana “ di Paolo, ma “sulla potenza di Dio” e “di Gesù Cristo, e Cristo crocifisso”, contrapponendo alla sapienza della retorica, la follia salvifica della croce di Cristo. I Cristiani sono chiamati ad esseri fedeli agli impegni battesimali per diventare “segni” e portatori di nuovi sapori e di nuova luce nel mondo. Perché, ardenti di carità “diventino luce e sale della terra. L’essenza della vita cristiana: è essere luce e sale, cioè vivere la Parola.
Senza la vera sapienza, “quella della Croce”, il cristiano è insipido, perde forza, credibilità, sostanza, sapore, la sua esistenza e la sua missione diventano vuote, inutili, senza senso, senza gusto.Senza la luce il cristiano è fumigante, tenebroso, scostante, repellente, bugiardo. Essere sale per dare sapore al mondo, alla storia, alla vita. Essere luce per essere illuminati e fare luce al/nel/per il mondo, la terra! Sale e luce siamo, se abbiamo accolto il dono e la chiamata ad essere sale della terra e luce del mondo. Il dono, però, non sminuisce la nostra responsabilità ad essere sale e luce, ma, l’accresce nel nostro impegno di fedeltà e di riconoscenza. Siamo chiamati ad essere sale e luce non isolatamente, ma come Comunità: tutti insieme, formiamo e siamo la Chiesa di Cristo! Ogni Cristiano – Battezzato deve essere “sale” che dona il “gusto” di Cristo Gesù, quando sceglie di “sciogliersi”, “perdersi” e di “scomparire”, per ritrovarsi in Lui crocifisso, e deve essere “luce” di Cristo, che non abbaglia, ma illumina e indica la strada della giustizia, della pace, dell’amore, della speranza, della misericordia e della salvezza..






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