Valutazione scolastica, non solo voti: il percorso annuale tra personalizzazione, documentazione, recupero e responsabilità collegiale
La valutazione finale come esito di un percorso formativo costruito nel tempo: interventi didattici, recupero, personalizzazione, documentazione delle difficoltà e...

Una valutazione finale non può ridursi alla conta delle insufficienze né nascere soltanto al momento dello scrutinio. Il CNDDU interviene, prendendo spunto da una recente vicenda scolastica della provincia di Pordenone sottoposta al TAR del Friuli Venezia Giulia, per riportare l’attenzione sul percorso che conduce alla decisione finale e, in particolare, sugli studenti con disturbi specifici dell’apprendimento.
Il Coordinamento non entra nel merito del singolo procedimento, ma parte da quel caso per porre una questione più generale: “Il voto registra una prestazione, mentre la valutazione esprime un giudizio più ampio sul percorso compiuto”. Un percorso costruito durante l’intero anno attraverso verifiche, attività di recupero, osservazione dei progressi, interventi didattici e comunicazioni con la famiglia.
DSA, personalizzare non significa garantire l’esito
Il CNDDU richiama la legge 170/2010, che per gli studenti con DSA certificati prevede forme individualizzate e personalizzate di insegnamento, strumenti compensativi, misure dispensative e modalità adeguate di verifica e valutazione.
Ma precisa: “Personalizzare, tuttavia, non significa predeterminare l’esito della valutazione. Significa predisporre condizioni didattiche adeguate affinché lo studente possa affrontare il percorso formativo secondo modalità coerenti con le proprie esigenze”. Gli strumenti previsti per gli studenti con DSA devono quindi trovare applicazione concreta nella didattica, ma, sottolinea il Coordinamento, “non sostituiscono il conseguimento degli obiettivi formativi”.
“Lo scrutinio non è un semplice passaggio amministrativo”
Un ruolo centrale spetta al consiglio di classe. È durante lo scrutinio che gli elementi raccolti dai diversi docenti devono concorrere alla costruzione di una valutazione complessiva: “lo scrutinio non è un semplice passaggio amministrativo, ma il momento collegiale nel quale le osservazioni maturate nelle diverse discipline concorrono alla formulazione di un giudizio complessivo”. Altrettanto importante è il rapporto con le famiglie. Comunicare tempestivamente le difficoltà, secondo il CNDDU, non dovrebbe servire a cautelarsi da un possibile contenzioso, ma permettere di intervenire quando esistono ancora margini per recuperare. Anche documentare gli interventi effettuati e i risultati raggiunti non significa aggiungere burocrazia: “non si tratta di moltiplicare gli adempimenti, ma di assicurare coerenza e trasparenza alle scelte didattiche”.
Il CNDDU invita infine a non trasformare casi di questo tipo in uno scontro tra scuola e famiglia o tra una scuola “severa” e una più indulgente. “Una scuola rigorosa non è quella che moltiplica le non ammissioni, così come una scuola attenta alle differenti esigenze formative non è quella che rende irrilevanti gli apprendimenti effettivamente raggiunti”. La sintesi, per il Coordinamento, sta nella possibilità di tenere insieme i due aspetti: “personalizzazione e rigore possono convivere quando la prima garantisce condizioni adeguate per apprendere e il secondo assicura serietà e attendibilità alla valutazione”.
di La Redazione
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