Maria Rita Parsi: “Non bisogna aspettare per amare”. Le parole che rimandiamo finché è troppo tardi, non vivremo in eterno
Pensiamo sempre che ci sarà un’altra occasione per telefonare, chiedere scusa o stringere qualcuno. Maria Rita Parsi ci spiega cosa ci trattiene e come vivere l'amore senza rimandarlo...

“Perdonami se non ho sorriso alla mia unica nipote femmina. L’amore s’impara tardi e anche soffrendo”. Sono le parole che una nonna lascia alla nipote Liliana insieme a un piccolo libro di preghiere, una medaglietta e tutto ciò che, in vita, non era riuscita a esprimere.
Maria Rita Parsi affida a queste poche righe una verità che, in fondo, conosciamo bene, ma continuiamo a dimenticare. Possiamo amare qualcuno profondamente e, nello stesso tempo, non riuscire a dimostrarglielo.
Quante volte, durante una giornata, rimandiamo un gesto d’affetto aspettando il momento giusto? Un grazie alle persone che ci sono vicine o un semplice “scusa” a chi abbiamo ferito. Chiamiamo troppo poco i nostri genitori, ascoltiamo i figli mentre pensiamo già a ciò che dovremo fare dopo e tratteniamo un abbraccio perché ci sembra scontato.
Viviamo come se ci fosse sempre un domani disposto ad aspettarci.
E, nelle parole rivolte da Liliana al padre, Parsi ci mette davanti a una seconda verità:
“Non bisogna aspettare dolore e morte, per amare. Bisogna avere il coraggio di guardarsi dentro, prima”. Guardarsi dentro significa domandarsi perché facciamo tanta fatica a mostrare ciò che proviamo. A trattenerci può essere la paura di apparire fragili, l’orgoglio, una vecchia ferita o una discussione mai davvero conclusa.
Così lasciamo che siano i silenzi a parlare per noi. Ma chi ci sta accanto non può sempre immaginare l’amore che non riusciamo a mostrare.
Non servono necessariamente gesti straordinari. Può bastare una telefonata fatta oggi, una visita non rimandata ancora o un “ti voglio bene” pronunciato senza aspettare un’occasione particolare.
In un’altra pagina del libro, poche parole racchiudono ciò che spesso continuiamo a rimandare: “Sono qui per dirti grazie e scusa”. Molte riconciliazioni cominciano proprio così, da un grazie detto senza imbarazzo e da uno scusa pronunciato quando siamo ancora in tempo per guardarci negli occhi.
Parsi scrive che “la felicità è l’attimo di una stretta di mano”. Perché l’amore non vive soltanto dentro ciò che proviamo. Vive nei gesti attraverso i quali scegliamo di raggiungere l’altro.
Non aspettiamo un’assenza per comprendere quanto fosse importante una presenza. L’amore può anche impararsi tardi, ma oggi possiamo ancora scegliere di non rimandarlo.
Per te, lettore che ci segui, c’è una parola d’amore, un grazie o uno scusa che continui a rimandare? A chi vorresti dirlo proprio oggi? Scorri in basso, dopo gli articoli correlati, e lascia un commento. Il tuo punto di vista e la tua esperienza possono aiutare un altro lettore a trovare il coraggio di dire oggi ciò che continua a rimandare.
di Katia Piemontese




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Grazie Dio per avermi fatta così... oggi lo dico pubblicamente: "Sei sempre unico e vero Amore"