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Gesù, la vigna del Signore è responsabilità dell’uomo: “Servitori fedeli” chiamati a portare frutti di amore e libertà

4 ore fa
Tempo di lettura: 3 min

La riflessione invita a capire come poter produrre frutti di giustizia, amore, libertà, perdono, fraternità e condivisione...

Di Don Vincenzo Carnevale

Dalla misericordia della scorsa settimana alla responsabilità presente nell'omelia di oggi. Essere perdonati non significa poter continuare come prima. Il «Va’ e non peccare più» ci ricorda che il perdono chiede un cambiamento. Il Vangelo di questa domenica ci interroga proprio su questo: che cosa facciamo di ciò che Dio ci affida? Il rischio è parlare d’amore senza tradurlo nella vita, sentirci padroni di ciò che siamo chiamati a custodire. "Tutti servitori fedeli, inviati nella vigna del Signore per produrre frutti di santità e di grazia. Oggi, l’attenzione è sul comportamento malvagio dei vignaioli infedeli e omicidi.

Il Padrone “è costretto” a toglier loro l’affidamento e la custodia della Sua vigna per donarla ed affidarla ad altri lavoratori più onesti e fedeli! Le domande ineludibili che la Parola di Dio ci pone: Perché questa nostra vigna, coltivata con tanta cura, tanto amore e tanta sapienza da Dio, oggi, l’abbiamo ridotta a terra desertica e infruttuosa, dove spuntano solo rovi spinosi? Le pietre da scartare non siamo forse Noi, che predichiamo l’amore e pensiamo solo a noi stessi? Noi che diciamo di servire gli altri mentre continuiamo a servire solo noi stessi? Noi che parliamo di libertà e la togliamo e la impediamo agli altri? Noi che diciamo di essere dalla parte dei poveri, ma pensiamo ai nostri affari e accumuliamo, nell’avidità e avarizia, sempre di più?

 Le pietre vere e vive sono quelle cementate a Cristo, Pietra angolare, scelta da Dio e scartata dagli uomini! La prima Lettura ci dice che la Casa di Israele, la Vigna delle attenzioni e la Sposa ricercata dal Vignaiolo, suo Sposo, il Signore, non può produrre più frutti perché ha infranto l’Alleanza con il suo Dio!

Noi siamo figli di quella Sua Vigna e ne siamo stati fatti eredi dal Figlio, che l’ha riscattata con il sangue versato, per amore nostro, sulla croce. Perciò, ciascuno di noi è responsabile di accogliere, far germogliare, crescere e raccogliere i frutti che Egli, con amore fiducioso, ha seminato in noi: frutti di giustizia, di fratellanza universale, di amore e di pace. La seconda Lettura ci ricorda la ragione del perché la vigna del nostro cuore non produce più frutti buoni perché non cerca e non vive “ciò che è vero, ciò che è nobile, quello che è giusto, puro, amabile, onorato, virtuoso, lodevole”. Noi affidatari, custodi fedeli e servitori solerti e della Sua vigna, non padroni e possessori!

Noi Chiesa, che “possediamo” i Dogmi, la Tradizione, le Strutture, i Riti, ma, se non abbiamo lo Spirito, se non siamo innestati e uniti alla vera Vite, come tralci, che si nutrono della Sua linfa e che si lasciano potare e convertire dal Suo Vangelo, e se non diventiamo pietre vive, poste sulla Pietra Viva, che è Cristo Gesù, mai, potremo produrre i frutti che il Padre si attende da tanto tempo: Giustizia, Amore, Libertà, Perdono, Magnanimità, Apertura e Accoglienza degli Altri, Fraternità e Condivisione. La Liturgia, oggi, con la Seconda Colletta, così, ci fa supplicare il “Padre giusto e misericordioso”, con fiducia e abbandono filiale: “non abbandonare mai la tua Chiesa, vigna che la tua destra ha piantato, custodisci e proteggi ogni suo tralcio, perché, innestato in Cristo, vite vera, porti frutti buoni nel tempo e nell’eternità”. Amen!




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