Crepet: “Io voglio stare in una trattoria e mangiare orecchiette, questo mondo non mi piace”
Crepet sottolinea come siamo in grado di badare a noi stessi, di lavorare autonomamente, di portare avanti progetti e ambizioni anche senza il supporto...

“Non voglio finire in un ospedale dove ci sono solo dei robot. Non voglio andare in un bar dove c'è uno che mi dà una birra ed è un robot. Non voglio, cioè io francamente ancora ce la faccio con la mia intelligenza. Lei no?” Sarcastico, duro e schietto questo intervento di Paolo Crepet, psichiatra e sociologo.
L’esperto si è detto più volte contrario a questa direzione di “deriva” che la società ha intrapreso, dove la tecnologia si è insinuata, fino a sostituirsi, ai sentimenti, alle emozioni, agli occhi e alle braccia delle persone. Crepet sottolinea come siamo ancora in grado di badare a noi stessi, di lavorare autonomamente, di portare avanti progetti e ambizioni anche senza il supporto del mondo digitale, eppure per comodità, per noia, per scarso impegno e noncuranza abbiamo permesso che accadesse tutto il contrario. “Credo che sia un ausilio ortopedico quello che ci propongono. Uno non cammina bene e si appoggia a un bastone; uno non si sente tanto bene con la testa e usa l'intelligenza artificiale. Ma io penso che ce la facciamo anche così”.
La maggior parte di noi probabilmente non ha ben chiaro se questi supporti ci aiutino davvero, se si tratta di convenienza o, prima o poi, scopriremo realmente che qualcosa non va più. Di quest’ultimo parere è senza dubbio Paolo Crepet e aggiunge sempre con un pizzico di sarcasmo: “trovo così sconveniente l'intelligenza artificiale, perché è pessimistica! È come dire: "Siccome l'umanità non ce la fa più, arriviamo noi". Ma chi siete? Ma che volete? Non sapete neanche che cosa sono le orecchiette! Questi in Silicon Valley non mangiano le orecchiette, capisce?”
L'esperto simpaticamente vuole farci arrivare un messaggio chiaro: stiamo perdendo sempre più le origini, le tradizioni, le usanze che hanno sorretto e mandato avanti generazioni e generazioni, anche in maniera piuttosto dignitosa. Un esempio lampante sono i giovani, quando non c’era tutta questa tecnologia, oppure quando c’era ma era ancora ridimensionata, contenuta, i ragazzi riuscivano da soli a trovare la strada della socializzazione, della risoluzione dei problemi. Oggi alcuni hanno necessità di possedere un cellulare, un pc per sentirsi parte integrante di una comunità. Senza, invece, si sentono nessuno.
Ma Crepet non si sofferma solo sui piccoli contesti, espande il suo intervento: “Io questo mondo, che dormi 3 ore, mangi le anfetamine e vuoi vivere 130 anni, glielo lascio a loro! Io voglio stare in una trattoria e mangiare, capito?” In definitiva, l’esperto suggerisce il ritorno ad una vita più semplice, il ritorno ai rapporti autentici, ai gesti puri, quelli che non ti fanno sentire sempre in continua competizione. Il ritorno a quei legami ai quali bastava un tavolo, un po’ di cibo e qualche amico per sentirti parte di qualcosa e qualcuno.
E tu, lettore che ci segui, hai mai avvertito la sensazione che la tecnologia, oltre a essere di supporto, prenda spesso il sopravvento sulle nostre vite? Scorri in basso, dopo gli articoli correlati, e lascia un commento.
di Natalia Sessa




.jpg)
.jpg)




















%20(2).jpg)
.jpg)

%20(2).jpg)


















.jpg)
Io penso che quelli come Crepet, che si possono permettere di andare in trattoria o in ristorante di lusso e farsi servire, non sono tutta la popolazione e nanche quelli (come lui) che si possono permettere la cameriera a casa che gli fa le pulizie e da mangiare. Si preoccupa forse che gli verranno a mancare questi supporti umani? La tecnologia ha sempre portato un miglioramento anche delle condizioni del popolo anzi oserei dire che solo la tecnologia fa migliorare le condizioni del popolo ed è veramente democratica.
Condivido quanto afferma Crepet, ciò che genera paura non è l'intelligenza artificiale in se ma come sempre l'utilizzo smodato e senza coscienza che se ne fa. L'IA può aiutare, tanto ma non nelle relazioni, nelle emozioni e nei sentimenti, Evviva le orecchiette e una buona birra da sorseggiare con quanti ci stimano veramente e non artificialmente.
Io la penso come il dottore,le persone di una certa età cercano di isolarci sempre di più con questa intelligenza artificiale e robotica,ci manca sempre più la vicinanza umana,gli abbracci e baci di una volta con sentimenti veri,povera nuova generazione!!!
Come dicono gli studiosi ... l' intelligenza artificiale è bella ma non bisogna farsi prendere la mano.
Certo, spesso mi sento catturata da questa nuova era, mi fermo e metto in atto il mio pensiero da studiosa.