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“Scuola e burnout”: pensioni a 67 anni e 6 mesi? Anief dice no, docenti e ATA in pensione a 60 anni perché è lavoro usurante

"In pensione a 60 anni, così come ha l’opportunità di fare un dipendente che svolge lavoro usurante o rischioso, come accade nelle forze armate... "


Sui requisiti anagrafici e contributivi va sempre peggio: dopo gli ultimi incrementi previsti dall’ultima legge di bilancio, che dal 2028 porteranno ad uscire dal lavoro altri tre mesi dopo, oggi il Sole 24 Ore ha scritto che dal 2029 il pensionamento potrebbe subire “un incremento di ulteriori 3 mesi” con uscita per tutti a 67 anni e sei mesi.


Il peggioramento sta nel fatto che “nel Rapporto precedente, aggiornato al 2025”, gli anni in più “erano stimati 2 mesi aggiuntivi dal 2029”. Secondo il sindacato, l’aumento dei requisiti – che emerge “dall'ultimo aggiornamento del Rapporto della Ragioneria dello Stato su 'Le tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e socio-sanitario 2025' – in alcuni contesti lavorativi è del tutto inapplicabile. Uno di questi è quello della scuola. “I nuovi aumenti di tre mesi dell'età secondo la Ragioneria dello Stato per l'adeguamento alla speranza di vita degli italiani non ci trovano d’accordo – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief - : dal 2029-2030 si potrà andare con 43 anni e quattro mesi di contributi o con 67 anni e sei mesi di età.

Per noi è impensabile applicare questi aumenti anagrafici al personale scolastico, per il quale attiveremo una campagna sindacale per il riconoscimento del burnout mobilitando le RSU, gli RLS e tutti i dirigenti sindacali territoriali. A meno che il Governo non proceda nell’attivare l'Osservatorio permanente chiesto dal Senato recentemente in uno specifico ordine del giorno che è stato approvato”. “Chi lavora a scuola – continua il presidente nazionale Anief - dovrebbe andare in pensione a 60 anni, così come ha l’opportunità di fare un dipendente che svolge lavoro usurante o rischioso, come accade nelle forze armate e di polizia.

Inoltre, considerato che l'80% di chi lavora nella scuola italiana donna, dovrebbe andare in pensione almeno tre anni prima, come già accade per le docenti e le educatrici dell'infanzia (per le quali il lavoro gravoso è oggi già riconosciuto) e senza alcuna penalizzazione rispetto alla disciplina attuale, che prevede – conclude Pacifico - la sottrazione di un anno”.





di LA REDAZIONE




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