Crepet: “Volevamo scappare di casa perché c'era un mondo che ci attraeva. Oggi, invece, è la vicinanza che fa vivere i giovani nel caos”
- La Redazione

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"La mia generazione, e dintorni, è cresciuta con l'idea di scappare di casa, ma non perché stavamo male, perché c'era un mondo che ci attraeva. Siamo cresciuti con dei divieti che infrangevamo..."

Una generazione cresciuta con l’istinto di scappare, di infrangere regole, giovani che diventarono grandi con l’arte di arrangiarsi. Fuori casa c’era un mondo da esplorare, da conoscere. Un modo che dava opportunità a chi aveva il coraggio di andarle a prenderle.
Paolo Crepet, psichiatra e sociologo, in un suo recente intervento pone l’attenzione sui giovani facendo un parallelismo tra i giovani di oggi e quelli delle passate generazioni, sottolineando come, non solo sia cambiato il loro modo di approcciarsi alla vita, ma come sia cambiato soprattutto il sistema che gravita attorno a loro, partendo proprio dalla famiglia. Queste le parole dell’esperto: “la mia generazione, e dintorni, è cresciuta con l'idea di scappare di casa, ma non perché stavamo male, perché c'era un mondo che ci attraeva, delle esperienze che ci attraevano. Siamo cresciuti con dei divieti che noi infrangevamo. E questa è stata l'esperienza primaria dell'adolescenza, che in qualche modo era frustrazione per il divieto ma anche gioia per essere riusciti a fare ciò che avevamo in testa di fare”.
Come ci spiega Crepet andare via di casa per i figli delle generazioni passate, non era legato necessariamente ad una sofferenza, ma piuttosto all’adrenalina che avrebbero provato trasgredendo la regola, alla sensazione di eccitazione che provocava in loro la ricerca di un futuro ignoto. Queste prime esperienze di autonomia, che in famiglia inevitabilmente causavano delle conseguenze, erano alla base della crescita del giovane, della sua indipendenza e autodeterminazione.
Ad oggi questo non è più possibile perché il confine sottile che teneva separati genitori e figli non esiste più. Crepet, nel sottolineare che “in nessun modo i genitori possono essere amici dei figli”, afferma: “Adesso questa straordinaria vicinanza che abbiamo deciso, perché non è che c'è l'hanno imposta da Marte di avere, con le generazioni che crescono, per cui siamo da un lato iperprotettivi, qualsiasi cosa dobbiamo analizzarla, addirittura li geolocalizziamo cioè delle cose inaudite e dall'altra parte non riusciamo più a dare delle regole”.
Se un tempo c’erano delle regole per tutto, al punto che i giovani decidevano di infrangerle, ad oggi, invece non esistono quasi più, come se i genitori fossero timorosi del loro potere e della loro autorevolezza. Questo meccanismo ha innescato un fenomeno sempre più diffuso, al quale quotidianamente assistiamo , ovvero, che i giovani “diventano grandi” sempre più tardi. “ La frase “è vietato vietare” è di un'enorme sciocchezza, perché poi se davvero fosse vietato vietare saremmo in una sorta di caos anche abbastanza triste”, conclude il suo intervento Crepet.
di NATALIA SESSA






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