Tamaro, Famiglia nel Bosco: "Ridate i figli ai loro genitori, hanno bisogno di loro"
- La Redazione

- 11 ore fa
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Nel suo intervento sulla “Famiglia nel bosco”, Susanna Tamaro racconta cosa accade ai bambini tolti ai genitori e spiega perché separarli può trasformare serenità e amore in sofferenza.

Anche Susanna Tamaro non può esimersi dall'esprimere con grande partecipazione il suo pensiero in merito alla Famiglia nel bosco: più dettagliatamente la scrittrice sottolinea come i bambini, dopo il trasferimento nella casa famiglia di Vasto, comincino a compiere atti di autolesionismo, e come anche la madre manifesti segni di squilibrio nervoso.
"Ecco, ci sono riusciti, ho pensato: finalmente i bambini Trevillion sono diventati come tutti gli altri: gli atti di autolesionismo, infatti, sono un flagello che colpisce ormai adolescenti e bambini in età sempre più precoce. Finalmente anche loro sono diventati infelici, finalmente sono disperati, finalmente avranno bisogno della stampella di uno psicologo per andare avanti e magari anche di qualche psicofarmaco. Da che cosa nasce l’autolesionismo se non da una sofferenza difficilmente esprimibile che porta a trovare sollievo soltanto nel procurarsi dolore fisico? E qual è il dolore dei dolori? Quello di non essere amati, di non essere visti nella realtà più profonda, quello di non vedere davanti a sé più alcuna ragione per vivere", attraverso tali parole Susanna Tamaro pone l'accento su un sistema giudiziario che ha distrutto bambini sereni trasformandoli in infelici.
Invero quella famiglia arrivata da lontano ed innamorata dell'Italia aveva scelto di stabilirsi con i propri animali e con i propri figli in una quieta zona di campagna. Si tratta di persone colte, serene, che si vogliono bene e che fanno parte di un gruppo di "neorurali": hanno scelto, infatti, di vivere in maniera arcaica, così come ci racconta molto accuratamente la scrittrice. "Quali sono stati i crimini per cui è stata sequestrata e distrutta una famiglia? Non avere un bagno in casa? Negli anni Settanta in Friuli, dove vivevo, quasi nessuno dei miei compagni di scuola che viveva in campagna aveva il bagno in casa.
La bambina di sei anni non sa leggere? Si tratta di bambini bilingui che hanno naturalmente una difficoltà ad apprendere una lingua sconosciuta. Non c’è riscaldamento in casa, ma solo una stufa? Devo confessare che anch’io, mentre sto scrivendo, sono seduta accanto alla stufa mentre il resto della casa non è riscaldato perché in campagna, da sempre, si scalda solo la stanza dove si sta più spesso", in tal modo Susanna Tamaro continua la sua riflessione a gran voce e senza esitazione, evidenziando come la vita campestre imponga delle scomodità che però fanno bene alla menti e ai corpi perché li rendono capaci di adattarsi.
Dunque, tali problematiche potevano essere risolte diversamente, in maniera pacifica e con il dialogo: si è preferito, invece, trasferire questi bambini in una casa-famiglia.
In realtà "nelle casa-famiglia in prevalenza trovano ospitalità bambini e ragazzi che vengono da situazioni più che disastrate; dunque non compagni sereni, aperti, disposti al dialogo, ma individui aggressivi, depressi, tristi, feriti profondamente nel loro bisogno di essere amati.
La «famiglia» di cui si parla è costituita da un educatore o un’educatrice professionali, solitamente provenienti da qualche cooperativa che spesso li sottopaga; in quanto dipendenti, hanno orari e turni, che cambiano di continuo. Come può una situazione del genere, nonostante l’impegno spesso encomiabile degli educatori, restituire una serenità affettiva a chi è già molto traumatizzato? Un bambino ha bisogno soprattutto della presenza continua della madre, del suo amore incondizionato e attento. Come si fa a mettere dei bambini sereni, amati e curati in una condizione del genere, sequestrandoli ai genitori? E come mai una tale celerità ed efficienza non è mai applicata a molti casi di bambini, di cui sono purtroppo a conoscenza, che vivono da anni in situazioni veramente deleterie per il loro equilibrio?", questo l'interrogativo che si pone la scrittrice dinanzi ad una situazione così delicata nella quale sono coinvolti dei bambini così fragili e vulnerabili.
Inoltre si dovrà attendere 120 giorni a partire dal 23 gennaio per la perizia psichiatrica sui genitori così da capire se potranno riavere la responsabilità genitoriale, attualmente sospesa.
Il messaggio che vuole trasmettere Susanna Tamaro appare nitido e cristallino: la scelta di allontanare i bambini dalla propria famiglia appare profondamente ingiusta e sbagliata.
Si tratta di una decisione affrettata ed inadeguata che non tiene conto dello stato d'animo e della sofferenza che i bambini stessi sono costretti a patire senza una reale motivazione.
D'altronde in una società come la nostra, dominata dalla tecnica, che mira alla perfezione, non c'è spazio alcuno per le fragilità: ciò che conta veramente è un comportamento efficiente così da raggiungere ottimi risultati nel minor tempo possibile.
Ecco allora che la scrittrice esprime profonda indignazione: occorre riportare i bambini a casa, dalla propria famiglia, così che possano crescere serenamente, circondati dall'affetto di chi li ama veramente ed è in grado di prendersi cura di loro congruamente.
di VALENTINA TROPEA






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