Lucangeli: "È importante ritornare a insegnare con il sorriso se si vuole che i bambini imparino ottenendo il meglio da sé. L’insegnante che trasmette allegria ottiene il migliore apprendimento"
- La Redazione

- 3 mar
- Tempo di lettura: 2 min
“Un grande insegnante non è colui che ha una infinita conoscenza, ma chi riesce a comunicare il suo sapere nel modo migliore diventando una guida illuminata per gli allievi”

Il ruolo svolto da un insegnante, in qualità di educatore, appare di notevole importanza ed è per tale ragione che la relazione che si instaura tra docente e studente favorisce non solo l’apprendimento scolastico ma contribuisce anche ad ingenerare nell’allievo motivazione, autostima e fiducia in se stesso.
In tale prospettiva Daniela Lucangeli, stimata scienziata e docente di Psicologia dello sviluppo all'Università di Padova, supportata dall’autore Luca Vullo, esprime in tal modo il suo pensiero:
“Un grande insegnante non è colui che ha una infinita conoscenza, ma chi riesce a comunicare il suo sapere nel modo migliore diventando una guida illuminata per gli allievi. Comunicare efficacemente non è una cosa semplice e bisogna lavorarci bene per poter trasferire con passione i messaggi, i contenuti, i valori e la nostra conoscenza agli altri. Il rischio è quello di essere preparatissimi per il ruolo che ci è stato assegnato, pronti a dare il meglio di noi e di ritrovarsi invece a fronteggiare difficoltà e lacune che non avevamo previsto”.
Ed allora come agire correttamente e su cosa lavorare? Sarà opportuno, in primis, che l’insegnante garantisca presenza attiva: «presenza» significa “esserci e rimanere nella cabina di pilotaggio anche quando siamo nervosi o stressati perché i nostri passeggeri sono a bordo e si fidano di noi”.
In tal modo, infatti, gli studenti si sentiranno più coinvolti, supportati e ciò favorirà non solo il rendimento scolastico ma anche il loro benessere emotivo.
“A scuola, come nella vita di ogni giorno, non è indifferente la fonte dalla quale attingiamo le informazioni, non è indifferente chi aiuta. E non filosoficamente, ma, per così dire, «neuropsicologicamente». La scienza contemporanea ci insegna che ciò che leggiamo o ascoltiamo, i sapori che gustiamo, le strade che percorriamo, le persone che incontriamo, le emozioni che ci attraversano, tutto interferisce con il nostro epigenoma, inducendo trasformazioni nel funzionamento del nostro cervello. Non è romanticismo, ma scienza. Quando un insegnante supporta un bambino induce una trasformazione nelle sue reti neuronali, nel suo connettoma”, queste le parole utilizzate dalla docente di Psicologia dello sviluppo all'Università di Padova per sottolineare l’importantissima funzione svolta dall’insegnante.
Dunque un bimbo che a scuola si sente non capito e giudicato è un bambino che fa fatica nello studio.
“Dobbiamo andare verso un ‘apprendimento caldo’. Se si vuole che i bambini imparino ottenendo il meglio da sé, è importante ritornare a insegnare con il sorriso”, in tal modo Daniela Lucangeli continua la sua profonda riflessione. Pertanto l’insegnante che ottiene il migliore apprendimento dai suoi allievi è colui in grado di trasmettere maggiore allegria. “Le emozioni, infatti, hanno un ruolo molto importante nella qualità dell’apprendimento degli alunni”, così come spiegatoci molto accuratamente dalla stimata scienziata che evidenzia l’esistenza di una connessione neurale tra sistemi emotivi e sistemi cognitivi.
Ecco allora che “l’intelligenza funziona al meglio quando si è felici. L’insegnante ha un compito non facile in questo senso: non deve far ridere, ma essere mediatore di benessere nell’apprendimento di cose complesse”, in tal modo Daniela Lucangeli culmina la sua significativa disamina.
di VALENTINA TROPEA




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