Recalcati: “Invidiamo chi è felice, chi sa ancora sorridere alla vita. Proviamo invidia verso ciò che desidereremmo essere e non siamo"
- La Redazione

- 29 apr
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 30 apr
Massimo Recalcati ci spiega perché “Invidiamo chi sa ancora sorridere alla vita. È il desiderio di ciò che ci manca…”

In una società come la nostra, nella quale il valore di una persona sembra potersi misurare in base ai risultati raggiunti in tempi rapidi e agli obiettivi realizzati senza alcuna esitazione, la necessità di essere performanti, mostrandosi sempre perfetti ed impeccabili, diviene esigenza prioritaria.
L’idea di dover essere sempre efficienti, senza poter inciampare o rallentare, aumenta il senso di inadeguatezza e la paura del giudizio, alimentando un sentimento sempre più diffuso come l’invidia.
Ecco allora che una domanda sorge spontanea: che cos’è davvero l’invidia e perché tale sentimento connota sempre più persone?
Per rispondere adeguatamente a tale quesito appare opportuno richiamare alla memoria le parole pronunciate dallo psicoanalista e saggista italiano Massimo Recalcati che in tale occasione ha così dichiarato espressamente:
“L’invidia è sempre cieca perché colpisce chi come noi ha più di noi. Non è mai invidia di qualcosa, non è tanto invidia di qualità o di proprietà. Se spingiamo l’analisi del sentimento invidioso a fondo, come oggetto dell’invidia non troveremo altro che la vita stessa. L’invidia è sempre, come sosteneva anche Lacan, invidia della vita, della vita dell’altro che ha più vita della mia. Non si può, ovviamente, avere invidia della vita misera, depressa, spenta. L’invidia è sempre invidia della vita felice, è sempre invidia della vita piena”.
Dunque, non si invidia chi è diverso da noi ma solo chi appare avere più di noi: “l’invidia anima più subdolamente il risentimento contro chi essendo come me ha (immeritatamente) più di me”, così come spiegatoci molto accuratamente dallo psicoanalista.
Spesso l’invidia nasce da fragilità personali, senso di inadeguatezza e difficoltà nel riconoscere il valore altrui.
“La disperazione dell’invidioso non può, infatti, sopportare la ricchezza della vita degli altri, soffre impotente e tristemente, come ricordava Tommaso d’Aquino, per il bene altrui. Nei social come nelle nostre strade chi sa ancora sorridere rischia di essere bersaglio dell’invidia degli altri esclusi dalla ricchezza della vita. Ma l’invidia rovina innanzitutto la vita dell’invidioso, quando non quella di chi è solamente colpevole di saper ancora sorridere alla vita”, in tal modo Massimo Recalcati culmina la sua ragguardevole disamina.
L’invidia finisce così per consumare prima di tutto chi la prova. Non dimentichiamo però che “l'odio invidioso nasce dalla fascinazione. Noi proviamo odio invidioso verso chi, in fondo, adoriamo; proviamo invidia verso ciò che desidereremmo essere e non siamo": le persone che più ci invidiano, infatti, non sono altro che le persone che più vorrebbero emularci, ammirando le nostre qualità ma non riuscendo ad ammetterlo a loro stesse.
E tu, lettore che ci segui, pensi che l’invidia nasca spesso da insicurezza e confronto continuo con gli altri?
Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza, anche in forma anonima. Spesso fermarsi a riflettere insieme è già il primo passo verso il cambiamento.
di VALENTINA TROPEA




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Sì. Sono invidiata. Sono così poco omologata e quindi serena e DIVERTITA dalle corse dei più per adeguarsi agli standard di vita. Quelli offerti dalla tv (che non ho) e dai vicini.
Io per fortuna questa sfiga non l' ho, credo che ogni persona abbia la sua storia di vita, fortuna, capacità ecc preferisco essere circondato da chi ha più di me e persone migliori di me, 👋
Fateci caso, l'invidioso è sempre profondamente incrato: come una sorta di rivincita, poiché non vivo la tua stessa condizione di vita positiva -in tutti i sensi- non ti riconosco e non pagherò mai i miei debiti a te.
A volte provo invidia, ma fortunatamente cerco di esserne cosciente e spostare l'attenzione su come possa migliorare la mia vita.
Mi è capitato però più spesso di subirla questa invidia (sebbene abbia una vita semplice) specialmente nel lavoro, che purtroppo, nonostante la spiegazione dell'articolo, quel tipo di invidia che diventa spesso "mobbing" va a ledere anche la persona invidiata. La soluzione sarebbe concentrarci tutti quanti a migliorare le nostre vite, senza paragonarle a quelle altrui, limitando il più possibile l'uso dei social. Auguro a tutti quanti una vita il più possibile felice, infondo spesso ci si dimentica che abbiamo solo un occasione di viverla, il pulsante replay, non c'è.
L'unica volta che ho provato invidia è stato da piccolo, quando ho visto un'amica di mia madre allattare al seno il proprio figlio. Per il resto non so cosa sia. Per me vale questo detto: a dire che uno è più fortunato di te -aspetta che abbia oltrepassato la fatidica soglia.