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Primo giorno di scuola, non tutti gli studenti partono dallo stesso punto. Il CNDDU: “Evitare che lo svantaggio diventi permanente”

Il nuovo anno riporta tutti nelle stesse aule, ma condizioni economiche, familiari e territoriali possono segnare percorsi molto diversi. Il Coordinamento richiama la scuola alla sua funzione più importante

Il primo giorno di scuola ha qualcosa che accomuna tutti: il ritorno in aula, i compagni, gli insegnanti, i libri da riaprire e un nuovo anno da cominciare. Ma dietro quella partenza apparentemente uguale ci sono studenti che arrivano con possibilità profondamente diverse. È su questa distanza che, alla vigilia del nuovo anno scolastico, interviene il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU). Il richiamo è a guardare oltre il significato simbolico della riapertura e a chiedersi quanto la scuola riesca realmente a garantire a ciascuno le stesse opportunità di apprendere e costruire il proprio futuro.

Il punto centrale del documento è espresso con chiarezza: “Il primo giorno di scuola restituisce ogni anno l’immagine di un nuovo inizio, ma gli studenti non entrano nelle aule nelle medesime condizioni. Differenze economiche, familiari e territoriali incidono sulla disponibilità di strumenti, servizi e opportunità culturali e possono condizionare significativamente i percorsi di apprendimento.” Una differenza iniziale non determina necessariamente il percorso di uno studente. Il rischio nasce quando la scuola non dispone degli strumenti necessari per compensarla e quella distanza, invece di ridursi, cresce con il passare degli anni.

Per questo il CNDDU richiama l'attenzione sulla disponibilità delle risorse, sulla continuità didattica, sull'adeguatezza delle strutture, sui servizi territoriali e sul sostegno agli studenti più fragili.


“La funzione pubblica dell’istruzione assume pertanto particolare rilievo proprio nella capacità di evitare che uno svantaggio iniziale si trasformi progressivamente in uno svantaggio educativo permanente.” C'è poi un aspetto meno immediatamente visibile. Ridurre l'abbandono scolastico è importante, ma rimanere a scuola non significa automaticamente avere davvero le stesse possibilità formative. Uno studente può arrivare alla fine del proprio percorso portandosi dietro fragilità negli apprendimenti che finiranno per pesare sulle scelte successive, dall'università all'ingresso nel mondo del lavoro.


Ed è per questo che, secondo il Coordinamento, il nuovo anno dovrebbe cominciare da una domanda che va oltre calendari, orari e primo suono della campanella: “Fare in modo che le differenze presenti al momento dell’ingresso in aula non determinino la qualità e l’esito dei percorsi successivi.”

Perché il primo giorno può essere uguale per tutti soltanto sul calendario. La sfida della scuola comincia dal giorno dopo: fare in modo che il punto di partenza non diventi anche il punto di arrivo.

di Katia Piemontese


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