Bruzzone: “Volete fare un regalo ai vostri figli? Bruciate i cellulari. Fateli tornare nel mondo reale”
La psicologa forense spiega che cosa rischiano di perdere i ragazzi dietro uno schermo: “Siamo nati con cinque sensi, non a caso. Ci servono tutti”...

"Volete veramente fare un regalo ai vostri figli? Bruciate i cellulari. Fateli tornare nel mondo reale in cui devono incontrare le persone, ci devono parlare." La provocazione di Roberta Bruzzone, psicologa forense e criminologa investigativa, fa rumore, ma dentro quel "regalo" c'è qualcosa che ogni genitore conosce bene: il desiderio che un figlio cresca, faccia le sue esperienze, impari a cavarsela trovando il proprio posto nel mondo.
A volte, volergli bene significa anche proteggerlo da ciò che rischia di portargli via proprio una parte di quel mondo. Perché uno schermo sempre acceso toglie ai ragazzi esperienze difficili, faticose e bellissime necessarie per crescere. Il mondo reale non è semplicemente quello che sta fuori dalla finestra, ma è il luogo imperfetto in cui s'impara a stare insieme. Incontrare davvero qualcuno significa sentire il tono di voce che sale, accorgersi di un'espressione che si indurisce, sostenere un silenzio pesante, cercare le parole giuste dopo aver sbagliato. Significa anche fare i conti con l'attesa che fa stringere lo stomaco, la vergogna di sentirsi fuori posto, la delusione di un no.
Tutte cose che uno schermo permette di filtrare, silenziare o spegnere con un clic. Ma durante l'adolescenza quelle esperienze bisogna attraversarle.
Dietro un display possiamo sparire, fare finta di nulla, bloccare chi pensiamo sia scomodo, mostrare solo la versione migliore di noi. Nel mondo vero l'altro resta lì, davanti a noi, con il suo fiato, la sua voce, le sue ferite. È lì che ci si fanno le vere esperienze. Si impara che un rifiuto non ti distrugge, che un'idea diversa non è una minaccia, che chiedere scusa richiede coraggio e che un litigio non deve per forza essere la fine di tutto.
"Noi siamo nati con cinque sensi, non a caso. Ci servono tutti. Non li stiamo più usando."
Con questa semplice frase, ma allo stesso tempo meravigliosamente realistica, Bruzzone ci ricorda che crescere significa fare esperienza della realtà con tutto ciò che siamo: un profumo, una risata, lo smarrimento di non sapere cosa dire e, perché no, anche un litigio e la voglia di ritrovarsi e fare pace. Persino la noia può essere un bene prezioso. Perché dal vuoto può nascere qualcosa. Oggi, invece, basta infilare una mano in tasca, tirare fuori il telefono e quel vuoto scompare istantaneamente.
Lo smartphone può diventare così la via di fuga perfetta da tutto ciò che nel reale è lento, faticoso o imprevedibile.
Eppure sono proprio quelle difficoltà a costruire una parte di ciò che siamo.
"Fateli tornare nel mondo reale", insiste Bruzzone. Questo non vuol dire pretendere un'impossibile adolescenza senza tecnologia, ma significa difendere lo spazio in cui un ragazzo impara a conoscere gli altri e, guardandoli negli occhi, comincia a conoscere anche se stesso.
Possiamo spiegare ai nostri figli come usare la rete, mettere filtri, fissare orari. Ma c'è una cosa che nessun algoritmo potrà mai fare al loro posto: vivere.
Vivere un'amicizia vera, un pianto, un batticuore imprevisto. Guardare qualcuno negli occhi. Sentirsi fuori posto e decidere di restare comunque lì. Sbagliare e avere il coraggio di ricominciare. È difficile. A volte fa male ed è sicuramente meno semplice che far scorrere il pollice su un display. Ma anche da lì passa il diventare grandi. Alla fine, non importa stabilire se dobbiamo davvero bruciare i cellulari. La provocazione di Bruzzone ci interroga su qualcosa di più profondo: quanto spazio reale stiamo lasciando ai nostri ragazzi per sbagliare, annoiarsi e fare esperienza del mondo?
Per te, lettore che ci segui, cosa ne pensi? Quanto sta togliendo lo smartphone alla vita reale dei ragazzi e come possiamo aiutarli a ritrovare il gusto del confronto diretto?
Scorri in basso, dopo gli articoli correlati, e lascia un commento. Il confronto tra genitori ed educatori può aiutarci a capire molto di ciò che sta accadendo.
di Katia Piemontese




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Giusto... Torniamo nel 1747...Si immagino la dottoressa senza il suo IPhone pro max 17...valore commerciale 2000€
Per lei è facile parlare così, non ha figli. Ciò che dice è condivisibile teoricamente ma è molto più difficile metterlo in pratica.
Forse queste osservazioni potremmo anche conoscerle,ma dette dalla dr.ssa Bruzzone sono una conferma arricchita dalla sua autorevolezza e sapere.Grazie sempre in nostro aiuto!!!!
Quanto ha ragione la Dottoressa Bruzzone!!! Viene da dire: bruciare... altro che provocazione. Non eravamo pronti per gestire l'uso di questi cellulari nei ragazzi.