Tamaro: “Aiutiamo i bambini a diventare uomini giusti, perché dove c’è un essere umano giusto, la vita prospera nella luce della possibilità”
Aggiornamento: 9 ore fa
"Il gioco era, e dovrebbe ancora essere, la grande palestra della vita, il luogo in cui si impara a comprendere la complessità dei rapporti..."

“Che tempo stiamo vivendo?” si domanda la scrittrice Susanna Tamaro mentre si sofferma su tutte quelle cose che ci hanno portato sempre più lontani da ciò che conta davvero: "Il tempo del frastuono, il tempo della distrazione di massa… ". Continua: “È bello e non fa male a nessuno vivere la dimensione dello svago, ma quando lo svago invade ogni angolo della persona, quando questo svago non vuole il bene dell’uomo bisogna avere il coraggio di aprire gli occhi e dire che ciò che appare bene, in realtà bene non è”.
Secondo la scrittrice è come se stessimo vivendo in una bolla nella quale stiamo molto bene solo perché, in questa, siamo lontani dalla realtà. Non ci piace sentire parlare di sofferenze, di fatica, di rinunce e di compromessi. “La persona, con la sua mirabile complessità, è stata cancellata, sostituita dall’individuo, la cui caratteristica principale è l’enorme solitudine. La dimensione della persona, infatti, è quella della relazione, mentre quella dell’individuo è quella della soddisfazione. Soddisfazione di ogni proprio desiderio e di ogni propria ambizione. E in una società dominata dagli individui, la presenza dell’altro, invece che essere un dono, in molti casi si trasforma in un ostacolo”.
“In realtà la vita, ci parla di un’altra dimensione dell’esistere”. Forse una dimensione più umana, che ha il coraggio di lasciare da parte il materialismo per concentrarsi sull’essere. Per Tamaro, questa prospettiva può cambiare prendendoci cura dell’educazione dei bambini. Infatti si chiede la scrittrice: “Da dove cominciare dunque? Dal mondo dei bambini, cioè dal mondo che verrà”. Ma facendo un passo indietro, ritornando ai valori autentici:
“I bambini passavano pomeriggi interi nei giardinetti e nei cortili dei palazzi con le ginocchia perennemente coperte di croste. Nessuno si occupava di dirimere le loro liti, nessuno li portava al Pronto Soccorso per un graffio che sembrava sanguinare troppo. Il gioco era, e dovrebbe ancora essere, la grande palestra della vita, il luogo in cui si impara a comprendere la complessità dei rapporti, quella complessità che ci permetterà, una volta diventati adulti, di compiere scelte consapevoli”.
A scuola invece: “le maestre facevano germinare i fagioli nell’ovatta bagnata, portavano in classe i girini per osservare giornalmente la loro crescita. Si considerava ancora che il bambino avesse un’anima e che l’anima dovesse essere nutrita di cose belle, di pensieri nobili, di azioni coraggiose”. Dunque, partire dai bambini è l’unico modo per iniziare un vero cambiamento ed il come ce lo spiega la scrittrice facendo riferimento ad un piccolo passo della Genesi: “Prima di scatenare il Diluvio, Dio cerca un uomo giusto e lo trova. È forse dunque proprio questa la direzione in cui muoversi: aiutare i bambini a diventare uomini giusti, perché - conclude Tamaro - dove c’è un essere umano giusto, la vita prospera nella luce della possibilità”.
Lettore che ci segui, che cosa ti hanno insegnato i giochi in cortile e le prime esperienze a scuola? Quale di quelle occasioni vorresti offrire ai bambini di oggi? Scorri in basso, dopo gli articoli correlati, e raccontacelo nei commenti, anche in forma anonima.
di Natalia Sessa




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Quanta allegria nello stare nel cortile a giocare e tante emozioni sui banchi di scuola. Ho imparato a crescere relazionandomi con gli altri.
Ai bambini di oggi, consiglio di non rimanere attaccati a tutti questi giochi virtuali, ma di uscire fuori e fare gruppo con i coetanei, nel condividere il bello dello stare all' aria aperta.
Che bello ripensare ai giochi in cortile, agli amici del vicinato...oggi è sparito tutto o almeno lo sembra. Cosa mi hanno insegnato? A vivere, quei giochi mi hanno insegnato a vivere. A cadere e a rialzarmi, a sorridere e a piangere. Avere la voglia di scendere giù in cortile e sperare che la giornata non finiva mai...quando pioveva era una tristezza unica.