Raid in tre scuole, colpita anche una primaria: arrestato un 17enne, ferito un carabiniere. Valditara: "Chi distrugge deve pagare"
A Torino un gruppo di circa quaranta giovani a volto coperto ha danneggiato gli istituti. Il ragazzo fermato non frequenta nessuna delle scuole coinvolte…

Un diciassettenne arrestato per resistenza a pubblico ufficiale e denunciato per danneggiamento aggravato, un carabiniere ferito e tre scuole danneggiate, tra cui una primaria. È il bilancio delle incursioni compiute a Torino nella mattinata di giovedì 15 ottobre da un gruppo di circa quaranta giovani con il volto coperto da maschere e passamontagna.
I raid hanno interessato l’istituto superiore Sella, la primaria Ricardi di Netro e l’istituto Bosso-Monti. Sono stati danneggiati arredi, attrezzature sportive e finestre.
Il fermo al Bosso-Monti
Secondo la ricostruzione dei carabinieri, il diciassettenne è stato sorpreso al Bosso-Monti mentre rompeva un infisso utilizzando un estintore. Avrebbe tentato di fuggire, opponendo poi resistenza ai militari. Non risulta iscritto a nessuno dei tre istituti colpiti ed è stato messo a disposizione della Procura per i minorenni.
Durante l’intervento, alcuni componenti del gruppo hanno lanciato pietre contro i carabinieri. Un militare è rimasto ferito ed è stato dimesso dall’ospedale con una prognosi di dieci giorni.
Altri 27 identificati, oggi nuove proteste
Nel corso degli interventi nelle scuole torinesi, polizia e carabinieri hanno identificato altri 27 giovani. Le identificazioni riguardano anche ulteriori tentativi di ingresso forzato negli istituti. Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha dichiarato: «La devastazione di alcune scuole è un fatto grave. Chi distrugge deve pagare i danni che se no ricadono sui cittadini italiani». Anche il sindaco Stefano Lo Russo ha espresso una ferma condanna delle violenze.
Oggi, venerdì 16 ottobre, a Torino sono previste nuove manifestazioni studentesche, nel quadro delle mobilitazioni nazionali.
Durante l’incontro, al professore viene chiesto di raccontare la sua esperienza, spiegando come ha affrontato le eventuali difficoltà e in che modo ha personalizzato il suo piano di formazione. Durante l’incontro, al professore viene chiesto di raccontare la sua esperienza, spiegando come ha affrontato le eventuali difficoltà e in che modo ha personalizzato il suo piano di formazione.
Come detto, la conoscenza di questi passaggi è fondamentale sia per chi sta chiudendo l'anno, sia per i docenti che entreranno in ruolo nei prossimi mesi.
L'esame riguarda tutti gli insegnanti al primo anno con un contratto a tempo indeterminato, compresi i docenti di religione.
Tocca anche a chi ha ottenuto un passaggio di ruolo, a chi aveva chiesto un rinvio per giustificati motivi o a chi deve ripetere l'anno perché è stato bocciato in precedenza. Durante l’incontro, al professore viene chiesto di raccontare la sua esperienza, spiegando come ha affrontato le eventuali difficoltà e in che modo ha personalizzato il suo piano di formazione.
La prova spetta inoltre ai vincitori dei concorsi (assunti inizialmente a tempo determinato e poi stabilizzati), così come agli insegnanti di sostegno scelti dalla prima fascia e ai docenti chiamati in cattedra scorrendo gli elenchi regionali sulle specifiche classi di concorso.
Per tutti, attuali e futuri neoassunti, c'è un requisito base per poter arrivare all'esame:
bisogna aver lavorato almeno 180 giorni, passandone un minimo di 120 a fare attività didattica.Durante l’incontro, al professore viene chiesto di raccontare la sua esperienza, spiegando come ha affrontato le eventuali difficoltà e in che modo ha personalizzato il suo piano di formazione.
di La Redazione
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