Recalcati: "Il padre non è il detentore della Legge". Che cosa cercano davvero i figli in noi?
Un giorno un figlio si accorge che suo padre può sbagliare. È anche da quel momento che conta come sceglie di comportarsi.

"La domanda di padre che oggi attraversa il disagio della giovinezza non è una domanda di potere e di disciplina, ma di testimonianza". Può capitare di rimproverare un figlio e accorgersi, poco dopo, di aver esagerato. Lui si chiude in camera e noi rimaniamo a pensare alle parole che abbiamo usato. Vorremmo avvicinarci, ma chiedergli scusa ci mette a disagio, come se potesse indebolire il nostro ruolo. Eppure tornare da lui può essere un modo per insegnargli ciò che gli chiediamo ogni giorno, riconoscere quando si sbaglia. Adesso tocca a noi.
È da qui che possiamo comprendere la riflessione di Massimo Recalcati sulla figura del padre. Nelle famiglie di oggi genitori e figli sono più vicini, si parlano di più e discutono regole che un tempo sembravano indiscutibili. Questa vicinanza, però, può metterci in difficoltà quando dobbiamo sostenere una scelta che non piace loro. Temiamo di perderne la fiducia, qualche volta persino l’affetto. Eppure chiedere scusa per un rimprovero ingiusto e mantenere un limite necessario possono appartenere allo stesso padre. Un figlio ha bisogno di poter distinguere le due cose.
Se riconosciamo un errore, gli mostriamo che può farlo anche lui. Se manteniamo una promessa quando costa fatica, gli facciamo vedere quanto vale la nostra parola.
Recalcati racconta il bisogno del padre attraverso Telemaco, che nell’Odissea attende il ritorno di Ulisse mentre i Proci occupano la sua casa. In quell’attesa c’è la speranza di ritrovare la giustizia e qualcuno al quale unire la propria forza. Anche un ragazzo che ci chiede di lasciarlo stare può cercarci quando qualcosa va male.
"Il padre non è il detentore della Legge, non sa quale sia il senso ultimo del mondo, cosa sia, in ultima istanza, giusto e ingiusto, ma sa mostrare, attraverso la testimonianza incarnata della sua esistenza, che è possibile dare un senso a questo mondo, dare un senso al giusto e all’ingiusto".
Un padre può perdere sicurezza, attraversare una sconfitta, non sapere come affrontare un problema. I figli se ne accorgono. Vedono anche ciò che accade dopo, se cerca aiuto, se si assume una responsabilità, se prova a ricominciare.
Da figli ricordiamo spesso episodi piccoli. Una promessa mantenuta. La sera in cui siamo tornati dopo un fallimento e qualcuno ci ha lasciato raccontare tutto. Quelle scuse che non ci aspettavamo di ricevere da un adulto.
Crescendo, possiamo dimenticare il consiglio preciso. Ci rimane il ricordo di come siamo stati trattati quando eravamo in difficoltà. Anni dopo, davanti a una scelta difficile, può tornarci in mente nostro padre. Non un suo discorso, ma quella volta in cui avrebbe potuto tirarsi indietro e non lo fece.
Per te, lettore che ci segui, quale gesto di tuo padre ti accompagna ancora oggi? E che cosa vorresti che un figlio ricordasse di te? Scorri in basso, dopo gli articoli correlati, e raccontacelo nei commenti.
di Katia Piemontese




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Di mio padre ricordo la sua presenza, determinazione e la sua dedizione al lavoro. Una vita dedicata alla famiglia... Persona con grandi valori, di altri tempi...
Il gesto che mi accompagna di mio padre è la sua tenerezza ed attenzione costante.
Le mie figlie, spero che ricorderanno il mio sorriso e l' amore con cui le ho educate.