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Novara: "I bambini «facciano da soli», questo consente loro di crescere nel coraggio di tutte le loro potenzialità"

2 ore fa
Tempo di lettura: 2 min

A volte, per un genitore, aspettare è più difficile che intervenire. Novara richiama un errore che rischia di spegnere le competenze dei bambini.

"Il gioco dell'educazione è creare le condizioni perché i bambini, come direbbe Maria Montessori, «facciano da soli»". Il pedagogista Daniele Novara interviene su un tema particolarmente attuale e importante. L’approccio educativo richiamato dal pedagogista lascia al bambino lo spazio per pensare, fantasticare, trovare una soluzione ad un problema, in base alla propria fascia d'età, in maniera autonoma.

Questo processo accompagna il piccolo in un percorso che gli permetterà, un giorno, di dire: “Riesco a cavarmela da solo”. A volte, infatti, risulta più difficile osservare e aspettare che la soluzione arrivi dai bambini, piuttosto che intervenire prontamente. La disponibilità a intervenire in ogni momento, da un lato, fa sentire il genitore sempre utile e necessario, ma dall’altro rischia di abituare il bambino a cercare continuamente quell’aiuto. In riferimento a Maria Montessori, Novara afferma: "Anzi, diceva qualcosa in più: se un bambino sa fare qualcosa e l'adulto si sostituisce, non solo viene fatto un errore, ma si crea proprio un danno. Ossia, si spengono le competenze che si stanno acquisendo e che devono essere praticate ed esercitate".

Per evitare questa dipendenza dall’aiuto dell’adulto, secondo l'esperto, il genitore deve conoscere le tappe fondamentali della crescita, per capire quando è utile intervenire oppure lasciare che il bambino utilizzi gli strumenti intellettivi a sua disposizione in maniera autonoma. Novara afferma: "Per consentire che i nostri bambini e bambine crescano nel coraggio di tutte le loro potenzialità, il primo step è quello di una sufficiente conoscenza delle tappe di crescita. Sono conoscenze scientifiche e tecniche che dovrebbero essere messe regolarmente a disposizione dei genitori, proprio perché alcune nozioni di base, nella confusione dell'invadenza digitale, fanno fatica a imporsi".

I genitori, spiega Novara, hanno bisogno di queste conoscenze. Possederle non è scontato, il loro ruolo viene spesso influenzato da fattori esterni. Conoscere le tappe evolutive serve "sia per evitare di pensare che un bambino di cinque anni possa stare ancora sul passeggino, sia che un bambino di due possa vestirsi da solo. Né la riluttanza né la continua anticipazione sono di buon auspicio". A piccoli passi una famiglia deve costruire un'abitudine dopo l'altra. Secondo l'esperto: "Il successo educativo è creare una corrispondenza fra il potenziale e l'abitudine che si va a creare. La prima frase che potremmo ricordarci è questa: organizzare le giuste abitudini corrispondenti alle capacità evolutive dei bambini e delle bambine".


Lettore che ci segui nella tua esperienza da adulto, genitore, nonno o insegnante, quanto pensi sia importante conoscere le tappe della crescita per capire quando aiutare un bambino e quando lasciarlo fare da solo?

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di Natalia Sessa

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