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Morelli: "La più brutta parola che diciamo a noi stessi è migliorare. Migliorare per una rosa vuol dire fare la rosa, guai se si mette in testa che vuole essere un tulipano"

40 minuti fa
Tempo di lettura: 2 min

"Cosa vuol dire migliorare per una rosa?  Fare la rosa, guai se si mette in testa che il miglioramento le arriva dal fatto che vuole essere come un tulipano, perché magari in questi mesi..."


“La più brutta parola che possiamo dire a noi stessi è: migliorare” sembra strano sentire una frase del genere eppure quante volte ci è capitato di pensare: ‘forse su questa cosa avrei dovuto agire meglio’, ‘forse avrei dovuto utilizzare queste parole’. Ma lo psicoterapeuta Raffaele Morelli, interviene eliminando tutti i forse che restano bloccati nella nostra mente, per dirci una sola cosa: ‘andiamo bene così’.

Inoltre, il tentativo di adeguarci continuamente agli altri innesca un altro processo che ci rema contro, la convinzione di non essere mai abbastanza per situazioni, persone o opportunità. In definitiva, non ci andiamo mai bene. A tal proposito l’esperto ci domanda: “Cosa vuol dire migliorare per una rosa?  Fare la rosa, guai se si mette in testa che il miglioramento le arriva dal fatto che vuole essere come un tulipano, perché magari in questi mesi, in questi giorni è più gradito il tulipano della rosa”. Quando cerchiamo di omologarci, adeguarci, stiamo deludendo una parte di noi, quella che attende da sempre la pace e la tranquillità.

Infatti: “Questo è quello che accade a noi - ma noi non siamo fatti per migliorare, siamo fatti per - trovare ciò che ci appartiene. È una cosa diversa. Eraclito ci aveva insegnato che noi siamo il nostro carattere già 2500 anni fa. E quindi il tuo carattere può piacere o non piacere”. 

Esporsi con le proprie forze o fragilità, vuol dire essere consapevoli che possiamo anche non andare bene a tutti, accettare critiche e giudizi ‘fa parte del pacchetto’ purché però diventiamo bravi a non farci definire da questi: “Io ho visto la gente stare molto male quando cercava di assimilare il suo carattere al pensiero esterno, a essere come tutti gli altri”. Forse la sensazione di disagio, di sentirci continuamente fuori posto nasce proprio da questo, dal fatto che noi un posto in realtà lo abbiamo già, ma non gli diamo il giusto valore, cerchiamo sempre altro e così permettiamo alla sofferenza di farsi spazio:

“Sono timido, ecco, io non devo cercare di mandare via la timidezza, ma di vivere nella timidezza, allora la timidezza mi porterà la capacità di avere rapporti con gli altri, ma a modo mio, con la mia timidezza - conclude Morelli - Guai se diventiamo come tutti gli altri”. La chiave potrebbe essere: abbracciare quelli che crediamo difetti Se siamo ‘rosa’ non cerchiamo di diventare ‘tulipano’, perché desideriamo che chi ci ha scelti lo abbia fatto sulla base dell’autenticità e non delle maschere pesanti che ci siamo costretti a portare.


Per te, lettore che ci segui, ti è mai capitato di pensare che dovessi migliorarti per andare bene a qualcuno o a qualcosa? Quando hai capito che abbracciare la versione più autentica di te ti avrebbe permesso di vivere in maniera più serena? Scorri in basso, dopo gli articoli correlati, e lascia un commento. 



di Natalia Sessa

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