Luca Ward: “Non arrenderti mai. Mi sono arrivati addosso dei treni, ma non mi appartiene la resa”. La grandezza di una persona non sta nel non cadere, ma nella capacità di rialzarsi
- La Redazione

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Ward, voce de Il Gladiatore, spiega come affrontare con coraggio le avversità e trovare la forza di rialzarsi dopo ogni caduta: “Non mi appartiene la resa”

“Non arrendersi mai, mai, mai.” Luca Ward lo ripete tre volte. Non per cercare una frase a effetto, ma quasi per togliere ogni spazio possibile al dubbio. Poi richiama una canzone di Gianni Morandi e un verso che sembra avere trasformato in una regola personale: “Finché non suona la campana, vai”. Quella di Luca Ward, attore e doppiatore, è la voce che milioni di italiani riconoscerebbero tra mille. È la voce di Russell Crowe ne Il Gladiatore, di Keanu Reeves in Matrix e John Wick, di Samuel L. Jackson in Pulp Fiction e di Pierce Brosnan nei panni di James Bond. Ma questa volta Luca Ward non sta prestando la voce a un personaggio. Sta parlando di sé.
“Non mi sono mai arreso, anche di fronte alle avversità più forti. A noi ci sono arrivati addosso dei treni turbo diesel. Non mi appartiene la resa.” Uno di quei treni arriva quando Luca Ward ha appena tredici anni: muore suo padre Aleardo, attore e doppiatore, la colonna portante della famiglia. Dopo quella perdita, Ward, sua madre e i suoi fratelli sprofondano in una condizione di autentica povertà. Non è solo un dolore da attraversare, è il momento in cui un ragazzo diventa adulto. Ward comincia presto a lavorare e, prima di affermarsi nel mondo dello spettacolo, come racconta in diverse interviste, fa diversi lavori: il facchino per una ditta di traslochi, il bagnino, il benzinaio, il camionista e il venditore di bibite.
Luca Ward ha raccontato di avere cercato di svolgere ogni mestiere nel migliore dei modi, perché nella vita nessuno regala niente. Una convinzione nata dalla necessità, diventata nel tempo un modo di stare al mondo. Nel 2021 Luca Ward ha affidato la sua storia al libro autobiografico Il talento di essere nessuno, scritto con Mariano Sabatini. Un titolo che racconta già molto: prima di diventare una delle voci più amate d’Italia, Ward era un ragazzo che lavorava per portare i soldi a casa.
Nel libro ripercorre l’adolescenza difficile, la famiglia e il lungo cammino affrontato prima di trovare il proprio posto nel mondo dello spettacolo. Una storia che ricorda come il talento, da solo, non basti: bisogna scoprirlo, coltivarlo e continuare a crederci anche quando nessuno sembra riconoscerlo. L’intervento, breve ma estremamente intenso, si conclude con parole che non lasciano spazio alla resa. “Io non mi arrendo”, dice Luca Ward. Poi pronuncia la frase che porta con sé: “Non mi avrete vivo. Mai. Non esiste.” Per questo le sue parole hanno un peso. Non promettono che tutto andrà bene e non dicono che basti desiderare qualcosa per ottenerla. Dicono una cosa più semplice e più vera: finché la campana non è suonata, si può ancora andare avanti. Perché la grandezza di una persona non sta nel non cadere mai, ma nella capacità di rialzarsi. E Luca Ward, nella vita, ha scelto di farlo.
Per te, lettore che ci segui, cosa significa non arrendersi? Ti è mai capitato di trovare la forza di continuare proprio quando tutto sembrava perduto? Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza.
di Katia Piemontese




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Non arrendersi... è la forza di continuare il cammino intrapreso pur modificandolo. Certo che è capitato anche a me di toccare il fondo e riuscire a riprendere la risalita.
Provo grande ammirazione per Luca Ward, grande forza. Un esempio per come affrontare i problemi...