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“Se ci fosse ancora la luce sarebbe bellissimo”. Massimo Recalcati, Glen Hansard e la forza di rialzarsi dopo ogni caduta

Massimo Recalcati si sofferma su una domanda che riguarda ciascuno di noi: cosa rimane della vita quando intorno sembra essere scesa la notte?

Ci sono parole che, lette nel silenzio, riescono a commuoverci. Poi accade che una musica le raggiunga e dia loro una voce, un respiro, forse persino una luce diversa. È quello che può succedere leggendo un passaggio di Amen di Massimo Recalcati mentre si ascolta Bird of Sorrow di Glen Hansard. A volte basta lasciarle entrare nello stesso momento per sentire che, misteriosamente, si appartengono.

Quell’incontro tra parole e musica, in realtà, ha accompagnato la nascita stessa del libro. Recalcati lo ha raccontato ricordando il cantautore irlandese, scomparso il 30 luglio all'età di 56 anni:

Sono estremamente addolorato per la scomparsa di Glen Hansard, cantautore irlandese di grande talento, vincitore nel 2008 del premio Oscar per la miglior canzone originale Falling Slowly. La sua Bird of Sorrow è stata la colonna sonora con cui ho scritto il mio Amen”.

Amen, pubblicato da Einaudi nel 2022, è il primo testo teatrale di Recalcati. È nato durante il lockdown, quando la morte era entrata nelle case, nelle conversazioni e nella vita quotidiana di tutti. Al centro dell’opera non c’è, però, una resa alla paura. C’è la domanda che continua a tormentare l’essere umano da sempre: può la vita rimanere viva anche quando sente vicina la propria fine?

A dare corpo a questa domanda sono tre figure: una madre che continua a credere nel battito del cuore del figlio, un soldato che ha imparato ad avanzare nella neve e il giovane Enne2, sospeso sul confine tra la vita e la morte.

È Enne2 a chiedersi che cosa possa esserci dopo:

Se ci fosse almeno un po’ di luce. Come alla fine di un lungo viaggio nella notte. Quando si è attesi da qualcuno. Le porte che si aprono, la luce della casa che si accende. La grazia, la salvezza, la bellezza della luce... Ma si potrà «dopo» ancora bere? mangiare? respirare? camminare? Avremo ancora «dopo» occhi, gambe, mani, orecchie, capelli, piedi? Potremo ancora «dopo» ridere? respirare? parlare? O saremo solo degli spettri freddi, fradici, separati per sempre dalla vita, inghiottiti dalla notte, morti per sempre, perduti, vinti, senza luce, caduti nel buio più buio della notte... Ma, scriveva ai suoi cari, mentre i carcerieri preparavano la sua morte, se ci fosse ancora la luce sarebbe bellissimo. Per i miei, i suoi, i nostri piccoli occhi mortali. Per tutti insomma…

In questo passaggio risuonano anche le parole scritte da Aldo Moro durante la prigionia: “Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo”. Recalcati le accoglie dentro la voce di Enne2 e le trasforma in una domanda che riguarda ciascuno di noi.

È dentro questa lunga notte che la voce di Glen Hansard ha accompagnato Recalcati. Bird of Sorrow significa “uccello del dolore”: un’immagine nella quale la sofferenza non scompare, ma acquista ali e diventa canto. Non viene cancellata né spiegata; trova una forma attraverso la quale può essere attraversata. In fondo, ognuno di noi conosce il proprio uccello del dolore. Lo ha sentito posarsi nei giorni in cui rialzarsi sembrava impossibile e lo porta ancora dentro, insieme alle ferite che il tempo non ha cancellato.

Ma la nostra storia non coincide soltanto con le cadute: è fatta anche di tutte le volte in cui, senza sapere bene dove avremmo trovato la forza, siamo riusciti a rialzarci ancora una volta.

Dopo la morte di Hansard, quel legame assume inevitabilmente un significato nuovo. La voce che aveva accompagnato la nascita di un libro dedicato alla resistenza della vita continua ora a vivere dentro quelle pagine.

L’arte non sconfigge la morte. L’arte, però, impedisce che quell’assenza diventi silenzio assoluto. Lascia una voce alla quale tornare e una traccia capace di entrare nella storia di altri esseri umani.

Non sappiamo rispondere. Possiamo soltanto custodire quella domanda e riconoscere il desiderio che contiene: essere attesi da qualcuno, anche alla fine del viaggio.

E se quella luce esistesse davvero, per i suoi, i nostri e tutti i piccoli occhi mortali, sarebbe bellissimo.

Scarica l’articolo integrale



di Eugenio Piemontese

1 commento


Emanuela Giustra
2 ore fa

Dopo aver letto, mi sento piccola innanzi alla magnificenza di questo creato. Ringrazio per avermi offerto uno spunto importante per riflettere. Il mio cuore battera forte ma lo farò!

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